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Quando la morte diventa arte e… degrado

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Portoferraio

Cimitero dei Neri (Misericordia)

Il cimitero monumentale della Confraternita della Misericordia (dei Neri, ndr) progettato dall’architetto Carlo Arrighi, venne aperto ufficialmente con non pochi problemi, soprattutto di natura economica, il 2 novembre del 1861 con la benedizione del Sacro Recinto impartita dal reverendo arciprete don Benedetto Traditi. Oggi versa in uno stato di parziale degrado. La cappella monumentale della famiglia Del Buono, posta al centro del complesso, fu progettata da Adolfo Coppedè. Cimitero dei Bianchi S.S. Sacramento Nel cimitero comunale gestito dalla Confraternita del Santissimo Sacramento (detto dei Bianchi, ndr) riposano le spoglie di Renato Cioni, il tenore elbano di fama internazionale scomparso nel 2014. Esattamente un anno fa, il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, aveva promesso che avrebbe indetto un concorso di idee per realizzare un monumento sepolcrale degno dell’artista. Evidentemente si è scordato di indirlo, visto che Cioni giace ancora nella nuda terra.

Cimitero comunale o dei Bianchi (S.S. Sacramento)

Nel cimitero comunale gestito dalla Confraternita del Santissimo Sacramento (detto dei Bianchi, ndr) riposano le spoglie di Renato Cioni, il tenore elbano di fama internazionale scomparso nel 2014. Esattamente un anno fa, il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, aveva promesso che avrebbe indetto un concorso di idee per realizzare un monumento sepolcrale degno dell’artista. Evidentemente si è scordato di indirlo, visto che Cioni giace ancora nella nuda terra.

Marciana Marina

Il cimitero di Marciana Marina, costruito nel 1919, a differenza di tanti altri dell’Isola, è ben curato e pulito. Il profilo architettonico è lineare con una cappella centrale ben illuminata da un’apertura circolare. Ai lati, sui muri perimetrali del camposanto insistono numerose cappelle dove sono stati tumulati i resti dei componenti delle famiglie più ricche e agiate del piccolo borgo marinaro. Alcune di particolare pregio artistico, custodiscono statue, quadri e delle volte dipinte con degli affreschi che raffigurano immagini di santi e angeli. Alcune di queste, visti i numerosi quadri di pregio, sono state visitate da ladri sacrileghi. Al centro del viale principale, sulla destra è sepolto Ervino Pocar (1892-1981) noto germanista e traduttore di numerosi libri. Tra gli autori tradotti si ricordano: Hermann Hesse, Thomas Mann e Franz Kafka. L’intellettuale sposò Cesi De Rosa, originaria di Portoferraio, che morì pochi anni dopo le nozze, nel 1934.

Marciana 

All’ingresso del cimitero che predomina la val-lata, al nostro arrivo abbiamo trovato un’ordinanza del sindaco che avvisava della «chiusura per estumulazioni salme». Il cancello, però, era aperto, e insieme a noi è entrata una famiglia. Nonostante la presenza di lapidi in marmo e statue di angeli, è evidente un misto di degrado e di lavori in corso. Sul piano rialzato, tra gli archi, sono stati costruiti blocchi di cemento per recuperare loculi momentanei creando però, un impatto visivo non da poco: per accedervi, bisogna salire su una pedana di legno in mezzo alle sepolture. Oggi i blocchi sono quasi tutti vuoti perché le salme sono state trasferite, ma calcinacci, un boccale di birra e vasi rotti lasciati lì hanno ben poco di sacro. A terra, dove c’erano delle tombe, dei mattoni sono appoggiati alla meglio. L’intonaco scrostato dalle cappelle e l’umidità che sale dal basso completano il quadro di abbandono del luogo.

Campo nell’Elba

Due cannoni, un monumento ai Caduti e un piccolo viale alberato fanno da cornice al cimitero Monumentale di Marina di Campo, dove sono stati seppelliti non solo cittadini ma anche soldati. Le sepolture sono in parte a terra, con croci in ferro anche senza nessuna identificazione, mentre centinaia di lapidi corrono lungo i muri di cinta. Oltre ai loculi nei corridoi ‘sul retro’, grandi tombe di marmo fanno da cornice a un piccolo cimitero che racconta la storia di chi, in un modo o nell’altro, ha vissuto o è stato solo di passaggio sull’Isola. Al centro una stanza dagli alti soffitti dedicata a Teseo Tesei, dove è stato collocato un suo bassorilievo in bronzo realizzato dallo scultore toscano Giovanni Hubbart. Nel Comune di Campo nell’Elba ci sono altri due cimiteri: quello nuovo, ben tenuto, curato e immerso nel verde, e quello di San Piero, dove cultura e storia si fondono in un profondo silenzio, non solo in superficie, ma anche nel corridoio sotterraneo che lo attraversa.

Capoliveri

Superato il viale alberato, i cancelli si aprono su una struttura in cui tutto è ben curato. Il cimitero di Capoliveri è forse l’esempio in cui storia, arte, vecchio e nuovo si fondono al meglio. Entrando si notano grandi tombe di marmo bianco, grigio e rosa tipiche di inizio 900, riservate a persone di un determinato ceto sociale. Sepolcri monumentali che attirano l’attenzione e che si armonizzano con le antiche sepolture a terra, le croci in ferro e lapidi più recenti. Un camposanto che si sviluppa su due piani, ristrutturato, dove alcune cappelle private s’impongono sull’intera struttura. Una vecchia porta a ridosso delle scale che portano al piano sottostante, si apre su una cripta dove sono state lasciate numerose lapidi a cavallo tra fine 800 e inizio 900, non solo sui muri, ma anche a terra. Sotto, invece, tre archi permettono l’ingresso a tre cripte lasciate così com’erano, con l’antico punto luce aperto dal quale ancora oggi passa un po’ di aria. Cripte che mostrano stili e costruzioni di un tempo ormai passato.

Porto Azzurro

Appena fuori dal centro c’è il cimitero di Porto Azzurro. Ampio, verde, con sepolture a terra che si snodano lungo terrazzamenti separati da larghi viali. Una struttura che in un angolo custodisce un’imitazione del ‘Cristo Velato’ di Giuseppe Sanmartino, esposto nella cappella di San Severo a Napoli. Salendo s’incontrano una serie di cappelle chiuse, le più antiche, che potrebbero essere tenute meglio evitando la caduta dell’intonaco dalle facciate. Un luogo dove predominano grandi alberi che fanno da ombra anche alla lapide che ricorda le vittime dell’incidente aereo del 10 gennaio 1954, quando il volo BOAC 781 partito da Singapore e diretto a Londra si inabissò 16 km a sud di Capo Calamita, e nel quale persero la vita 35 persone: 29 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Poco più avanti, su un muro nascosto da alcune cappelle, campeggiano antiche lapidi lasciate in uno stato di degrado, tra calcinacci e piccoli scarti edili.

Rio Marina

La spina dorsale del cimitero di Rio Marina è dedicata al ricordo di sacerdoti e suore della locale parrocchia. Un complesso molto grande, ben tenuto e ricco di storia. Ampi spazi, panchine nel verde e sepolture a terra si fondono perfettamente con la parte più nuova del camposanto, riuscendo a distogliere l’attenzione dall’esterno di una serie di cappelle lasciate all’incuria del tempo. Realizzato su più terrazzamenti, sono perfettamente allineate ad una grande croce la cui parta bassa è ricoperta da lastre di marmo, una rappresentazione della Madonna con bambino e il sepolcro dedicato a don Mario Lazzari, per anni parroco del piccolo borgo. Le lapidi sui loculi storici riportano le date di inizio 900, e particolari sono le dediche di familiari e amici, scritte in un italiano aulico, molto in voga in quel periodo. Le siepi delimitano le vecchie sepolture a terra, dove sono collocate anche croci senza nomi, distinte dalla presenza di fiori o oggetti. L’arte è presente, esaltata dalla cura del luogo, situato a pochi chilometri dal centro abitato.

Rio nell’Elba

Un luogo unico e antico, predominato da una chiesa privata a poche decine di metri. Se una parte del cimitero vecchio custodisce loculi anche recenti, un’altra è lasciata all’incuria del tempo. La natura sta lentamente prendendo il sopravvento su antiche tombe, rendendole però, di una bellezza disarmante. Lungo i muri piccoli cancelli di ferro indicano la presenza di cappelle private, ma in alcune è complesso entrare. Ed è lì che s’intravede quel che resta di cupole o porzioni di muri dipinti: colori e immagini sbiadite che raccontano la forte devozione dei familiari dei defunti. Una croce di ferro in memoria di due coniugi si erige su sepolture antiche e senza nome a terra, in fila o in ordine circolare. Ad avere la peggio sono delle lapidi sui muri laterali, illeggibili o rotte. Il cimitero è un misto di storia e cultura che persistono al lento scorrere degli anni, nonostante le accese polemiche che lo hanno spesso investito, per lo stato di abbandono in cui versa.

 

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