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Tutti i siti archeologici di paleostoria dell’Isola d’Elba

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di Marcello Camici

Col termine paleostoria si intende il complesso delle manifestazioni delle vicende umane anteriori alla comparsa di qualsiasi documento scritto, manifestazioni umane ricostruibili perciò soltanto attraverso ricerca archeologica e paleontologica altrimenti definite con la parola di preistoria. All’isola d’Elba i tempi paleostorici sono rappresentati dal paleolitico con siti archeologici in cui è stata ritrovata attività umana riferibile a cultura e industria preistorica riferibile all’età della pietra. Il termine paleolitico nasce proprio dall’attività dei nostri predecessori. Essi usavano la pietra per il loro vivere quotidiano: attività litica della pietra. Dai diversi modi di questa attività litica, il periodo paleolitico è stato suddiviso in inferiore, medio e superiore. Le prime ricerche sul terreno sono iniziate nell’ottocento con Raffaello Foresi che inviò una collezione di 1526 “oggetti antistorici” alla mostra universale di Parigi, poi col colonnello Giacomo Mellini e suo figlio Vincenzo, ingegnere, la scoperta della necropoli del Profico a Capoliveri. In questo periodo vanno ricordate le ricerche e gli studi anche di Gaetano Chierici, Iginio Cocchi e Luigi Pigorini. Nel novecento vanno ricordati gli studi di Antonietta Gori, Giorgio Monaco e di Michelangelo Zecchini della scuola pisana di paleoetnologia (disciplina che studia la preistoria) guidata da Antonio Mario Radmilli. I tempi paleostorici elbani sono rappresentati da stazioni di superfice, siti archeologici che sono circa una quarantina quelli finora rinvenuti. Spesso sono di tipo misto poiché essendo stati frequentati in periodi diversi hanno restituito strumenti di pietra, litici, riferibili a culture industrie preistoriche distanti fra loro anche migliaia di anni. Nella zona di Lacona si trovano molte stazioni e il Fosso del Pino di Lacona per l’elevato numero di manufatti litici restituiti è uno dei più importanti siti preistorici. I manufatti qui rinvenuti sono riferibili al paleolitico medio (60000-40000 anni a.C.) e al paleolitico superiore (30000-15000 anni a.C.). Il sito si trova a circa duecento metri ad est della Madonna di Lacona e a circa trecento metri a nord della spiaggia di Lacona.50000 anni fa, forse anche l’uomo di Neanderthal era presente in questo luogo. I manufatti litici rinvenuti sono riferibili al periodo dell’industria preistorica detta musteriana perché ritrovati per la prima volta nel giacimento di Le Moustier in Francia. A Lacona sono stati rinvenuti e riconosciuti manufatti appartenenti alle quattro facies culturali dell’industria musteriana. Questi manufatti sono strumenti, appartenenti al paleolitico medio, che uomini e donne (Homo Sapiens e/o forse agli ultimi di Neandertal) dediti alla caccia e ad una vita di continua peregrinazione, usavano per vivere e cioè punte, incavi, raschiatoi. Sempre nello stesso sito sono stati rinvenuti manufatti litici, che diversi e più perfezionati dei precedenti, appartengono al paleolitico superiore e cioè lame, bulini, grattatoi. A Lacona oltre al Fosso del Pino, altri giacimenti paleolitici son stati rinvenuti a Caubbio (estremità occidentale della spiaggia di Lacona dove sbocca la valle di Caubbio), Laconella (su un vasto pianoro di fronte al mare all’estremità occidentale del golfo di Lacona) Capo di Bove, valle dei fichi, valle di Zanobi. Questi siti archeologici sono beni culturali preziosi ed importanti per la ricostruzione della paleostoria elbana che andrebbero ulteriormente studiati con campagne di scavo e poi valorizzati e fatti conoscere. Le ricerche eseguite finora non sono certo esaustive e andrebbero proseguite. A Lacona per l’elevato numero e la vicinanza l’un l’altro di tali siti non sarebbe difficile né impossibile creare un percorso che assocerebbe alla valenza culturale quella ambientale data la bellezza paesaggistica dei luoghi, percorso che sarebbe di grande richiamo anche dal punto di vista turistico. Un cammino lungo la paleostoria elbana quando l’Isola non era ancora Isola perché unita insieme con le altre andava a formare un grande promontorio che da Piombino si proiettava sul mar Tirreno. La striscia di terra che univa l’Elba all’Italia non era altro quello che oggi è diventato fondo marino e che allora con la regressione marina arrivata fino a – 100 metri per le glaciazioni era emerso. ‘Continentalità’ che l’Elba ha perso definitivamente circa 13000 anni fa.

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