CONDIVIDI

di Ruggero Barbetti

Una condotta idrica sottomarina realizzata trent’anni fa con alto e costante rischio di rottura, una progressiva riduzione dei livelli delle falde acquifere sul territorio derivanti da una preoccupante riduzione anno dopo anno delle precipitazioni, la difficoltà di approvvigionamento idrico attraverso i canali ordinari e il rischio costante di crisi idrica, soprattutto nella stagione estiva. Sono queste alcune delle più importanti motivazioni che hanno spinto Ait (Autorità Idrica Toscana) ed Asa spa, la società che gestisce il servizio idrico integrato su tutto il territorio della provincia di Livorno e, quindi, anche all’Isola d’Elba a proporre una soluzione importante e definitiva all’emergenza idrica sulla principale delle isole dell’Arcipelago Toscano: la realizzazione di un dissalatore. Il progetto rappresenta una scelta, una scelta tecnica vagliata in ogni suo aspetto dal pool di esperti di Asa e noi, come amministratori, abbiamo dovuto prendere atto delle enormi criticità di questi ultimi anni legate alla crisi idrica, accogliere la proposta e rendere agile il percorso per la realizzazione di questa importante infrastruttura. Un’infrastruttura necessaria e strategica per garantire un futuro alla nostra isola. D’altra parte, il dissalatore dell’Elba, non sarà il primo nell’Arcipelago Toscano. L’Isola del Giglio, usufruisce già da alcuni anni di un dissalatore che ha da subito dimostrato la sua alta efficienza non solo sopperendo alla carenza idrica dell’Isola, ma altresì incidendo positivamente sulle proprietà organolettiche dell’acqua ed abbattendo altresì drasticamente l’impatto ambientale. Noi, che siamo amministratori e quindi politici, dobbiamo basare le nostre scelte su dati tecnici che solo gli esperti possono fornire e così è stato fatto anche nel caso del dissalatore. Ad oggi sappiamo che la condotta idrica sottomarina realizzata 30 anni fa nel canale fra l’Elba e Piombino fu un intervento importante per l’epoca, ma già dalla sua messa in funzione ne furono evidenziate le grosse criticità. Basti pensare che poco tempo dopo la sua installazione fu accidentalmente agganciata dal-le ancore di una nave e danneggiata. Un rischio che continua ancora oggi. La sua conformazione è già di per sé un’enorme problematica ed ora, dopo trent’anni e un susseguirsi di ammaloramenti dovuti alla vetustà dell’impianto i rischi sono ai massimi livelli. Cosa faremmo se in una delle prossime stagioni turistiche dovessimo trovarci nell’emergenza, con una rottura nella rete sottomarina? Saremmo costretti ad evacuare l’Isola, perché non esistono alternative di approvvigionamento per il nostro territorio. Dobbiamo impedire che questo accada, il danno non sarebbe solo quello immediato della mancanza di acqua, ma anche quello – ben peggiore – di un catastrofico e negativo ritorno di immagine, per anni e anni, per la nostra Elba che vive di turismo. C’è poi un altro dato, se possibile, ancora più preoccupante. Negli ultimi anni – e quest’anno abbiamo toccato il fondo – le precipitazioni si sono ridotte in maniera esponenziale, sfiorando il minimo storico. E’ un dato che non riguarda naturalmente solo l’Elba, ma tutta la penisola. Il clima sta cambiando ed è necessario prendere provvedimenti prima che sia troppo tardi, per la nostra Isola, per la nostra gente. Il futuro idrico dell’Elba è, dunque, sempre più incerto ed attendere che eventi calamitosi, incidenti o altro mettano in crisi il sistema Elba, la sua economia e la vita dei suoi cittadini non è ammissibile. Come amministratori non possiamo fare finta di niente. I sindaci dell’Elba, eccetto qualche recente distinguo, si sono già espressi ampiamente accogliendo la proposta del dissalatore avanzata dai tecnici di Asa e Ait. L’hanno accolta come un’opportunità vagliandone tutti gli aspetti: dalla scelta della sua localizzazione, i benefici in termini di efficienza di approvvigionamento idrico, l’indiscutibile miglioramento della qualità delle acque, l’impatto sull’ambiente e non ultimo i tempi di realizzazione dell’opera. Ad oggi, quella del dissalatore sembra la scelta più opportuna e questo ci fa credere che sia la migliore soluzione per l’Isola e per la sua realtà socio – economica ed ambientale.

L’Elba, il Dissalatore e il Comitato

Il comitato per il No al dissalatore è formato principalmente da proprietari di immobili vicini al dissalatore. Promotore e poi Presidente è Italo Sapere (che tra l’altro è mio cugino), anche lui stesso proprietario di una azienda vicina al dissalatore. Il Comitato, muovendosi tra interesse privato ed interesse pubblico, cerca di far realizzare il dissalatore nel giardino degli altri, temendo, probabilmente, un danno per le loro proprietà e aziende e magari cogliendo l’occasione per un po’ di visibilità che può sempre tornare utile. In Italia una qualche elezione c’è sempre… Per fare questo, prima manda una osservazione del Presidente come privato cittadino ad Ait per la Conferenza di Servizi, poi, un paio di giorni prima della stessa, gli viene conferito un incarico di consulenza a titolo gratuito dal Sindaco di Porto Azzurro come consulente ambientale e così il 26 giugno si presenta in conferenza di servizi in Ait come secondo delegato dal Sindaco del Comune di Porto Azzurro (in palese violazione della norma che prevede che possa essere nominato solo un delegato in conferenza). In quella sede il Presidente del Comitato ripropone le sue tesi, alle quali i presenti controbattono nel merito. Incapace di produrre motivazioni sostenibili, sigla il verbale della Conferenza di Servizi contenente le sue osservazioni e le controdeduzioni che, tra l’altro, decretano il totale respingimento delle sue tesi. Fallito il tentativo dal punto di vista tecnico ed amministrativo si rivolge alla politica, trovando evidentemente una sponda che lo incoraggia ad andare avanti. Quale la conseguenza di tutto ciò: Asa, con l’approvazione del progetto definitivo ha completato la prima parte del percorso di mettere in sicurezza l’Isola. Se l’Elba ora non vorrà il dissalatore, come scrive il Presidente di Asa Guerrini, se ne assumerà la conseguente responsabilità. Dovesse collassare la condotta, speriamo mai, di chi sarebbe la responsabilità? Quanto sopra riportato non implica alcun giudizio personale su Italo Sapere che sta facendo giustamente, ma ingiustificatamente, il suo interesse e non certo quello della collettività elbana. Bisogna allora solo capire “a chi giova questo polverone”, tanto vociato quanto inconsistente nei contenuti.

I contrari all’opera

Ma cosa chiede il Comitato in buona sostanza? Le solite cose che chiedeva anche il futuro Presidente nella sua prima lettera. Usando le sue parole: L’acqua l’Elba se la trova da sola ……………

I punti salienti indicati dal Comitato e le rispettive considerazioni:

1.Mancanza di trasparenza da parte di chi ha l’obbligo di coinvolgere la cittadinanza;

FALSO, le evidenze dimostrano esattamente il contrario

2. Una procedura, che – forse formalmente corretta – è stata caratterizzata da valutazioni sommarie ed indifferenti al valore ambientale di quella zona;

FALSO, accuse pesanti agli organi tecnici della Regione e dell’Arpat (dopo quella rivolta ad Asa di aver pagato tangenti… “oleato il meccanismo”; questa è una mangiatoia aperta a tutti; per dirla con le parole di membri o simpatizzanti del comitato)

3. L’esclusione della Valutazione di Impatto Ambientale per un intervento che non è in effetti obbligatoriamente soggetto a questa procedura, ma semplicemente perché in qualsiasi altra parte d’Italia un impianto di tipo industriale si fa in un’area industriale;

FALSO, ma chi lo dice, lo dimostri. Al Giglio e Capraia ad esempio non è così!!!

4. Presenza di rischio idrogeologico e pericolo di allagamento proprio nel punto dove sorgerà l’impianto (di circa nove metri di altezza e con un sensibile impatto acustico), dando prescrizioni da recepire nel progetto definitivo per scongiurare l’aggravarsi della pericolosità;

FALSO, studio idraulico effettuato e prescrizioni adottate!

5. Si consente comunque che un’area come quella di Mola si trasformi con una bella variante in un’area con destinazione industriale;

FALSO, solo l’area del dissalatore passa da agricola a servizi, oltretutto riqualificandola rispetto alla attuale!

6. Chiediamo quindi ai sindaci dell’Elba di attivarsi nei confronti del’autorità idrica perché la questione del’approvvigionamento idrico sia oggetto di un confronto di tutto il territorio e le soluzioni siano condivise ed individuate nel rispetto del valore ambientale, paesaggistico e della risorsa disponibile;

FALSO, il progetto è stato condiviso con il territorio in conferenza di copianificazione, durante la verifica di assoggettabilità alla Via, raccogliendo i pareri di tutti gli enti, durante l’incontro con le associazioni ambientaliste che hanno affermato (c’è lo streaming) che Asa ha rispettato tutte le loro indicazioni, con tutti gli stakeholder interessati (con lo stesso Presidente del Comitato che ha presentato osservazioni come libero cittadino e poi come delegato del Sindaco di Porto Azzurro in Conferenza di Servizi).

Processo amministrativo condiviso

Nei giorni scorsi – dice il Presidente del Comitato sulla stampa – alcuni rappresentanti del comitato hanno partecipato ad un incontro alla Regione, promosso dalla consigliera regionale Spinelli (del Gruppo Articolo Uno, lo stesso del Presidente Rossi che ha già giustamente finanziato il dissalatore per almeno 2,5 milioni di euro), affrontando i principali nodi del progetto del dissalatore. Chi è la consigliera Spinelli, chi rappresenta? Perché porge il fianco al Comitato nel momento che il progetto è stato già approvato definitivamente dalla Regione. Perché riapre una partita già chiusa, che solo il Presidente della Repubblica può riaprire per soli difetti di legittimità (entro il giorno 11/10/2017)? Che interesse ha? Naturalmente non lo so e non entro nel merito, ma è mio dovere sollevare questa anomalia. Mentre la consigliera Spinelli incontrava il Comitato, la Dirigente della Regione Toscana, Carla Chiodini, prendeva carta e penna e rispondeva al Comitato, rigettando integralmente le accuse perché manifestamente infondate.

L’iter amministrativo e la tutela dell’ambiente

Sul processo amministrativo, poco si può aggiungere, rispetto a quello già detto dalla Regione Toscana attraverso la responsabile della Via, Carla Chiodini. In effetti Asa ha promosso un percorso virtuoso, tenendo conto di tutte le prescrizioni su tutte le matrici ambientali. Non solo attenzione alla Posidonia oceanica e alla Pinna Nobilis, ma si è spinta, su indicazione dell’Arpat a monitorare con un “visual census” ogni singolo animale marino potesse esserci nel golfo (sono stati letteralmente contati i pesci lungo tre transetti così come tutte le specie marine presenti), è stata sviluppata la valutazione acustica sottomarina, per tenere conto della possibilità che i Cetacei potessero essere disturbati dal rumore delle macchine durante le lavorazioni in mare, è stato carotato in vari punti il mare fino a 6 metri sotto il fondale per comprenderne la natura e per cercare ogni specie vivente, per conoscere la natura dei sedimenti che saranno movimentati e comprendere se durante lo scavo potevano diffondere microinquinanti. Nonostante la legge regionale sulla partecipazione 46/2013 vedesse Asa esclusa dalla sua applicazione in quest’opera, sia per l’oggetto dell’opera sia per il suo valore economico (minore di 50 M euro), tutti i soggetti partecipanti al progetto si sono incontrati con la popolazione elbana il 9.06.2017 nonché anche personalmente, prima di allora e questo è avvenuto anche tutte le volte che i cittadini e associazioni lo hanno richiesto. Cosa dire del rospo smeraldino, mentre tutti ridevano dietro ai tecnici, il Dott. Cencetti, ha effettuato a maggio il primo censimento del rospo autoctono e di tutta l’erpetofauna presente nell’area scoprendo che quest’anno il rospo non si è riprodotto. Vogliamo parlare dell’oasi naturalistica disegnata per creare un habitat idoneo ai passeriformi, pipistrelli, alle farfalle ed alle api. Cosa dire del corridoio ecologico che è stato previsto sotto la SP 26 in occasione dello scavo di concerto con il Parco Nazionale (derivando esperienze nord europee)? Rondini, rondoni e balestrucci dotati di apposite casette, come suggerito dagli ambientalisti e lo studio sulle piante autoctone, pino nero e olmo campestre condotto da un botanico dell’Università di Pisa, Dott. Angelino Carta, elbano. Lo studio idraulico della zona che ha portato all’esclusione dell’area Pime ed alla regolazione idraulica è stato condotto da uno dei migliori studi idraulici di Pisa, quello dell’ing. Croce, verificato dai tecnici della Regione Toscana, le cui prescrizioni sono state recepite nel progetto. Cosa vuole raccontare il Comitato? Che chi ha fatto tutti gli studi propedeutici e che chi ha poi fatto i progetti sono una massa di ignoranti e superficiali? Va infine specificato che la variante analizzata già all’interno del piano di Vas promosso dalla Regione, interessa il solo dissalatore, destinando l’area ad uso servizi e non ad uso industriale come invece afferma il Comitato.

La disinformazione

«Il gruppo quindi si sta organizzando e si ribella alla politica che non ha realizzato – dice Sapere – il ben che minimo confronto con il territorio, impedendo una riflessione sulla necessità o meno di un impianto industriale di simile portata e senza valutare le possibili alternative e le scelte migliori sulla localizzazione. Non solo, la politica ha fallito ed ha consentito di far decidere ad un singolo sindaco».

«Ormai pare fatta e la costruzione inizierà nel 2018, ma cerchiamo di dire la nostra sul dove e come realizzare la struttura, che hanno stabilito sorgerà su due aree; la prima nella piana di Mola, a fianco della strada provinciale con un cubo alto 9 metri occupando in totale 1600 metri quadrati. Ma come ha fatto la Sovrintendenza a rilasciare parere positivo alla realizzazione e come è stata fatta la valutazione di impatto ambientale? E le altre aree saranno la spiaggia del Lido di Capoliveri e il Golfo Stella, luoghi dove verrà aspirata l’acqua dal mare e dove sarà smaltita la concentrazione di salamoia che rimarrà dopo il trattamento. Ma il bello è che la zona scelta è stata considerata di scarso valore ambientale, non soggetta al rischio idrogeologico e lontana dai centri abitati, cosicché non si pone il problema delle emissioni acustiche. Ma la realtà sarà assai diversa».

«Ci saranno interventi sulla spiaggia del Lido ad alta presenza antropica, a pochi passi da un campeggio e da un ristorante, in un golfo chiuso e magari potranno capitare lavorazioni in estate che andranno a interdire la balneazione. Ma con la flora e la fauna di terra e di mare come la mettiamo con tali impatti? Noi non disperiamo, quando la politica viene meno tocca ai cittadini organizzarsi».

«Come mai da anni quasi nessun sindaco, nessun ente ha pensato a recuperare le acque sorgive che abbiamo, in particolare al monte Capanne, per accumularle negli anni, come suggeriscono geologi, tra cui Alessandro Damiani, o il tecnico Meneghin che ha presentato uno specifico progetto col quale l’isola potrebbe essere autonoma dal punto di vista idrico. Nessuno ha mai pensato anche a raccogliere con invasi le acque piovane, utili ad avere acqua per l’antincendio e altri servizi nell’estate».

Il bene comune

E’ evidente che non si tratta di un problema tecnico (Arpat ha addirittura fatto i complimenti, non dimentichiamolo mai), ma solo di interessi privati e anche di un problema politico, e su questo non voglio andare oltre. L’acqua non ha colore così come il turista che viene sull’Isola. Asa, Ait e il Comune di Capoliveri hanno lavorato per un’Acqua Bene Comune. Gli Enti interessati hanno rigorosamente supervisionato e assegnato prescrizioni vincolanti. Il Comitato elbano è una bolla tipica di questa italietta destinata al declino culturale, sociale ed economico. E’ nostro dovere come amministratori pubblici ma è anche un dovere di tutti i cittadini illuminati di ribellarci insieme per riaffermare i valori sociali, ambientali e culturali delle persone di buona volontà che lavorano per costruire e non per distruggere. Solo così possiamo costruire il futuro dell’Elba e dell’Italia.