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foto GiglioNews

Cosa succederebbe se la condotta sottomarina che dal Continente porta l’acqua all’Elba dovesse rompersi? Certamente sarebbe un bel problema, a prescindere che questa catastrofe si verifichi o meno durante la stagione turistica. I residenti hanno bisogno di questa indispensabile risorsa primaria tutto l’anno e l’ipotesi di un blackout della rete idrica significherebbe un grosso problema per l’intera comunità. Non che attualmente la qualità dell’oro blu proveniente dalla condotta sia il massimo; lo possiamo osservare dal tono unto e smunto dei nostri capelli all’uscita dalla doccia, ma anche dal sapore poco gradevole che non invoglia certo a berne neanche un bicchiere. L’importante è non comportarsi come le vergini stolte di biblica memoria. Occorre prevenire uno scenario simile, utilizzando il tempo che si ha ancora a disposizione prima del verificarsi dell’evento per mettere in campo soluzioni e progetti che scongiurino questa catastrofe. Insomma pensare ad un cosiddetto piano B. E a tal proposito, il dissalatore rappresenta la soluzione più adatta da mettere in campo nella malaugurata ipotesi di un definitivo collasso della rete idrica? All’Elba la costruzione dell’impianto è vissuta alla stregua di una partita della nazionale di calcio. Tutti si improvvisano allenatori e indicano soluzioni alternative per risolvere il problema, anche chi non ha nessuna competenza tecnica per farlo. Compresi noi. E allora abbiamo cercato, più da utenti che da giornalisti, di capire come funziona un dissalatore, intervistando il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli.

Come funziona un dissalatore?

La tecnologia ad osmosi inversa è la migliore nel rapporto costo/beneficio. Il principio di funzionamento è molto semplice. L’acqua ottenuta dalle prese a mare viene spinta con pressione elevata verso alcune membrane (una sorta di setacci molecolari) le quali fanno passare solo l’acqua dolce e pura separando le parti saline che non superano il filtraggio e quindi vengono automaticamente scartate. Oggi rispetto al passato i costi di produzione si sono ridotti notevolmente per-mettendo la loro introduzione soprattutto nelle isole minori italiane che da anni soffrono di dipendenza da fonti di approvvigionamento esterne.

Quando sono stati costruiti i dissalatori al Giglio?

L’Amministrazione comunale dell’Isola del Giglio ha realizzato nel tempo, con il contributo della Regione Toscana e l’esperienza dell’Acquedotto del Fiora, impianti di dissalazione in entrambe le isole del Comune: il Giglio nei primi anni del 2000 e Giannutri nel 2010.

Quali sono stati i tempi di progettazione e di esecuzione dei lavori?

Gli impianti sono delle vere “lavatrici”, basta installare un container/dissalatore allacciando le entrate e le uscite. Beh, in realtà non è così semplice. Le criticità nascono dalle opere di presa a mare che nel contesto paesaggistico in cui ci troviamo devono essere collocate nel modo migliore. Ma i tempi non sono un problema se c’è la volontà di tutti.

Perché si era deciso di costruirlo?

L’approvvigionamento idrico mediante navi cisterna era assolutamente discontinuo e non adeguato alle necessità di un territorio a forte vocazione turistica. Soprattutto le condi-meteo-marine, spesso incerte, rendevano il sistema del rifornimento troppo aleatorio e costringevano le isole a lunghi periodi estivi di insufficienza idrica. Aggiungo a ciò i costi stratosferici che fino a quel momento, prima lo Stato poi la Regione Toscana, avevano dovuto sopportare per garantire l’acqua potabile alle isole dell’Arcipelago.

I cittadini, prima della costruzione, come avevano accolto il progetto?

I cittadini delle due isole hanno sempre sostenuto il processo di autonomia idrica, senza mai polemizzare od ostacolare le scelte, consci della validità degli obiettivi da rag-giungere e manifestando sempre la massima fiducia nelle istituzioni su quanto si stava realizzando. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Quanto è costata la realizzazione?

L’impianto del Giglio nasce da un accordo Comune-Acquedotto del Fiora e si sviluppa attraverso i finanziamenti del-la Regione Toscana. La legge 13/2001 “Interventi straordinari per la tutela e il potenziamento delle risorse idropotabili dell’Arcipelago Toscano” fu un’opportunità che il Giglio seppe cogliere e sfruttare. Furono assegnati all’Isola oltre due miliardi di vecchie lire che servirono ad implementare un sistema totalmente innovativo e indipendente. Per Giannutri la Regione stanziò nel 2004 circa 600 mila euro. Oggi le due isole sono completamente autonome con costi idrici spalmati sulla tariffa solidale dell’ambito territoriale.

E’ molto diversa l’acqua ‘dissalata’ da quella di fiumi, laghi o vene sotterranee?

Non ho esperienze tali da poter mettere a confronto le varie fonti. Forse l’acqua del mare è meno inquinata ma il vero problema sta “nell’aggressiva” dell’acqua prodotta dagli impianti di dissalazione rispetto alle reti obsolete, soprattutto quelle costruite con materiale tradizionale, per cui in parallelo andrà pianificata un’attività di rifacimento e messa a norma delle reti idriche.

Vuol mandare un messaggio agli elbani riguardo l’utilità e il basso impatto ambientale del dissalatore?

Non conoscendo il contesto in cui verranno installati gli impianti, non sono in grado di stabilire quale impatto potranno avere sul loro territorio. Posso esprimermi solo sulla base della mia esperienza, positiva sotto ogni aspetto. Agli amici dell’Elba garantisco la piena efficienza degli impianti oltre a considerare il basso impatto paesaggistico ed ecologico delle opere forte di una pluriennale esperienza che ho maturato in diversi anni di gestione. Il Giglio è un modello e come tale potrà essere visionato e valutato da tutti in ogni momento. Nelle due isole del Comune gli impianti funzionano da diversi anni a garanzia della continuità sia per i residenti che per l’economia fondata sul turismo. Non ci sono quindi controindicazioni.

Può aiutarci a capire cosa cambierà dopo la realizzazione dell’opera?

La dissalazione è innocua e silenziosa. Migliorerà in modo assoluto la vita dei cittadini che a lungo andare si dimenticheranno il problema se questo lo è adesso per loro. Essere legati al Continente significa essere legati alle possibili emergenze idriche che quest’anno hanno interessato tutto il panorama nazionale e soprattutto le grandi città, Roma compresa. Con una piccola avvertenza: all’insediamento della dissalazione dovrà seguire un attento programma di rivisitazione della vecchia rete idrica per affrontare, come citavo prima, nel miglior modo possibile il graduale adattamento del nuovo sistema di produzione. L’assoluta efficienza e funzionalità del sistema di produzione idrica tramite impianti di dissalazione fa propendere per questa scelta. Bisogna aver coraggio e fare quelle scelte che vanno nella direzione giusta. Oggi le due isole del Comune vivono di continuità idrica anche di fronte alle situazioni di siccità evidenziate dalle cronache di quest’ultima stagione estiva che non saranno una novità per il futuro. L’autonomia idrica è un progetto vincente alla conclusione del quale si potranno godere i frutti e dare stabilità al sistema turistico che per tutti noi rappresenta il fondamento economico.