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Il progetto di riqualificazione c’è, insieme alle polemiche dovute alla disinformazione. Al centro dell’attenzione il Faro di Punta Polveraia di Patresi, ai piedi del Monte Capanne, messo a bando da una società in house del Ministero della Difesa, e vinto dall’Alfa Promoter srl di Livorno. Un progetto (vedi Allegato 1) che ha sbaragliato la concorrenza ma che, dai primi rendering circolati sull’Isola, ha creato non poco scalpore. Ci siamo chiesti il perché, e abbiamo scoperto qualche scheletro nell’armadio da parte di chi, su quel piano di riqualificazione ha fortemente puntato il dito. Un passo indietro… Nei mesi scorsi la notizia della vincita del bando da parte dell’Alfa Promoter ha fatto parlare tutti, chi più o chi meno, con tanto di dichiarazioni sulla stampa locale. Tanto che, il 2 agosto 2017, il sito Elbareport.it con il classico ‘copia e incolla’ ha pubblicato il comunicato a firma di Legambiente e Italia Nostra che attaccano duramente il progetto vincitore del bando: «A giugno Difesa Servizi ha dato lettura dei punteggi totalizzati dalle offerte tecniche presentate, ed è risultato vincitore un progetto di forte impatto ambientale e paesaggistico». Non solo, le due associazioni hanno richiamato tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali, affinché intervenissero su Difesa Servizi per «impedire che il Faro di Punta Polveraia a Patresi – si legge – si trasformi in un piccolo ecomostro a picco su una delle coste e dei mari più belli del mondo». Una posizione di tutto rispetto per chi tiene all’ambiente e alla tutela del territorio, e che ha innescato una serie di reazioni a catena. Peccato, però, che Legambiente, con Maria Frangioni, e Italia Nostra, attraverso la referente Cecilia Pacini, abbiano dimenticato (?) di comunicare che entrambe erano partner del progetto di riqualificazione della società Eporedia srl di Varese (vedi Allegato 2, pagine 2 e 14), che ha perso il bando arrivando seconda e che, da visura camerale, è attualmente in liquidazione volontaria, cioè sta chiudendo. Essere partner di un progetto non è un reato. Quello che ci chiediamo è perché le due associazioni non abbiano mai palesato il loro conflitto di interessi in questa vicenda, influenzando, invece, l’opinione pubblica e le istituzioni in una sola direzione opposta al progetto vincitore.

La storia del faro di Patresi

Il Faro di Patresi fu costruito nel 1909 a 52 metri sul livello del mare. Un edificio a due piani che ospitava i faristi guardiani che si estende su 2769 metri quadrati. Un immobile costituito da una torre a sezione ottagonale, con galleria interna e pareti in muratura bianca e da un fabbricato a pianta rettangolare e che comprende due alloggi che prima dell’automatizzazione della lanterna ospitavano i guardiani. A Punta Polveraia inizia l’estremo versante di Ponente, che culmina più a sud con Punta Nera, il lembo più occidentale dell’Isola. A ridosso dell’edificio si trova una folta vegetazione e numerose piante grasse come agavi, opunzie e altre succulente, impiantate probabilmente con fini ornamentali dai fanalisti che si sono avvicendati a guardia della struttura nel corso del tempo. I dintorni dell’edificio presentano le forme, gli aromi e i colori della flora mediterranea con pini d’Aleppo, ginepri, fenici, rosmarini, cisti e lentischi: si tratta di piante che amano i terreni serpentinosi del promontorio. Dal punto di vista geologico, la struttura poggia sulle rocce che costituiscono l’anello intorno al monte Capanne. Ai piedi del faro si sviluppa la spiaggia di Patresi, formata da grandi ghiaie granitiche arrotondate dal mare. Di rara bellezza, il faro marittimo di fronte alla Corsica regna sovrano sulla costa, regalando ad ogni ora uno spettacolo visivo più unico che raro. Una struttura da anni e anni considerata un vero e proprio punto di riferimento per tutti i residenti di Patresi e dintorni, ma anche dai turisti che amano uno dei lati più suggestivi dell’Elba, caratterizzato da alte scogliere e strade che costeggiano piccole calette. Un immobile le cui mura sono intrise di storia, e per questo oggetto di tanta discussione negli ultimi tempi.

Il bando per l’assegnazione

Il 13 giugno 2016, la società Difesa Servizi S.p.a., società in house del Ministero della Difesa, ha avviato le procedure per l’affidamento in concessione di alcuni fari della Marina Militare. Tra questi anche quello di Punta Polveraia nel territorio del Comune di Marciana. L’obiettivo dello Stato è quello di favorire le riconversioni di alcuni beni in disuso a fine turistico – ricettivo. Un’operazione avviata in collaborazione con il Demanio, nell’ambito del maxi progetto ‘Valore Paese – Fari’ che punta l’attenzione su beni di proprietà dello Stato situati in contesti di assoluta bellezza e carichi di suggestione: immobili che possono essere recuperati e riutilizzati nel rispetto degli ecosistemi nei quali sono inseriti. Un progetto arrivato alla seconda edizione e nel 2017 sono, in tutto, 29 le strutture costiere già messe sul mercato e 24 quelle assegnate a gestori privati che li recupereranno come luoghi di ospitalità e promozione del territorio. L’obiettivo è la valorizzazione dei beni, partendo da un’idea imprenditoriale innovativa e sostenibile, come avviene già in Europa, ma anche negli Usa, in Canada e in Australia. Paesi che da tempo hanno sperimentato il modello del lighthouse accommodation: una formula turistica in chiave ‘green’ a sostegno della conoscenza, dello sviluppo e della salvaguardia del territorio. Il bando aperto per la riqualificazione del faro di Patresi prevedeva alcuni cardini e principi generali: coerenza con il pregio storico-artistico e paesaggistico dell’immobile e con le previsioni degli strumenti di pianificazione urbana e territoriale vigenti, attenzione ai grandi attrattori turistico-culturali esistenti. Le proposte tecniche dovevano essere indirizzate al recupero degli immobili, nel rispetto dei principi di tutela e conservazione. Prevedere un intervento di elevato valore culturale legato alla ricerca scientifica e/o ambientale e/o alla didattica, con attività di networking e valorizzazione della location. Un bando chiaro anche sulle modalità di intervento: «Il principio della ‘conservazione attiva’ ben rappresenta il percorso integrato tra il mantenimento delle peculiarità storico-stilistiche dell’organismo architettonico – si legge – e la sua valorizzazione funzionale. L’idea di recupero sviluppata nella proposta dovrà essere il più possibile legata alle tematiche dell’ecosostenibilità, della compatibilità ambientale e dell’efficienza energetica». E ancora: «La proposta dovrà inoltre contribuire a innescare un processo duraturo di sviluppo locale volto a migliorare la visibilità del contesto in cui il faro è inserito e ad attivare iniziative che favoriscano la destagionalizzazione con il coinvolgimento del territorio». Un testo chiaro, che punta allo sviluppo della struttura preservandone però, caratteristiche, peculiarità e soprattutto l’ambiente circostante.

I duellanti

A vincere il bando per la riqualificazione del faro di Patresi è stata l’Alfa Promoter srl (vedi Allegato 1): società unipersonale con sede legale a Livorno che gestisce partecipazioni, il cui amministratore unico e rappresentante è Manfredi Tognato. Analizzandola in cifre, il capitale sociale della società ammonta a un milione di euro. Parlando di spesa, la società dovrà versare 40mila euro di affitto annuale più il 2% dell’intero incasso al Ministero, e 800mila euro di investimento per la riqualificazione della struttura. La concessione? Fino al 2034, con apertura di 8 mesi su 12, anche se la società si augura di avere clienti «almeno fino a Natale». L’Eporedia srl (Vedi Allegato 2), invece, è la società che ha perso. Con sede legale a Varese, da visura camerale aggiornata risulta in liquidazione volontaria (vedi Allegato 4). L’attività registrata è di affittacamere con un capitale sociale di 26mila euro. Società che ha presentato un ricorso al Tar (vedi Allegato 3) contro la Difesa Servizi spa. Negli atti si legge che l’offerta del canone annuo proposto da Eporedia era di 28.100 euro: 11.900 euro in meno rispetto all’Alfa Promoter. Eporedia ha precisato che «il provvedimento di aggiudicazione – si legge nel ricorso – e a monte la fase di valutazione delle offerte tecniche presentate sono manifestamenti illegittimi, ingiusti e gravemente pregiudizievoli per la ricorrente». Ricorso che poi Eporedia ha ritirato.

Il conflitto di interessi

Il progetto presentato da Eporedia (vedi Allegato 2) elenca una serie di attività che la società intendeva sviluppare con la collaborazione di alcune partnership. Ed è qui che casca l’asino. Scorrendo l’elenco ci sono anche associazioni e società elbane, tra cui Legambiente e Italia Nostra (vedi Allegato 2, pagine 2 e 14). Viene da chiedersi, dunque, perché le due associazioni abbiano sempre evitato di palesare alla collettività e all’opinione pubblica la loro ‘collaborazione’ al progetto presentato da Eporedia. Forse perché erano sicuri che questo conflitto d’interessi non sarebbe mai venuto a galla, per l’abitudine dei media locali di pubblicare integralmente i loro comunicati stampa senza verificarli o sentire le ragioni di tutte le parti in causa? Se lo avessero detto dall’inizio non ci sarebbe stato nessun problema: collaborare per migliorare la qualità di un progetto è solo un valore aggiunto. Un plauso, invece, va agli altri soggetti elbani e non, partner del progetto presentato da Eporedia, che si sono astenuti, a differenza delle due associazioni ambientaliste, dall’attaccare il progetto concorrente vincitore per l’evidente conflitto d’interessi; come Acqua dell’Elba, Elba Taste Cooperativa Beniamino e l’Associazione Linc.

Posizioni a confronto

Tutte le polemiche riguardanti il progetto che ha visto come vincitore l’Alfa Promoter, sono scaturite da una serie di informazioni incomplete e inesatte pubblicate dai media locali. In sostanza hanno dato voce solo a una delle due parti in causa. Tant’è che il portavoce dell’associazione Amici di Patresi e Colle d’Orano, Nicola Marra, sulla scorta delle notizie lette fino ad oggi, dichiara:: «Noi non siamo contrari al fatto che il faro venga ristrutturato, ma vorremmo che tutto fosse fatto con attività compatibili e nel pieno rispetto dell’ambiente. Nelle scorse settimane circolava un rendering del progetto vincitore, e il rincorrersi di voci è continuo». Entrando nel det-taglio, Marra incalza: «Se realmente dovesse essere realizzata un’attività di lounge bar, se l’attività di ristorazione dovesse essere aperta a terzi ci sarebbero molte persone che con-fluirebbero in quel punto. Ci sarebbero quindi, problemi di parcheggio, musica ad alto volume e soprattutto un problema per gli scarichi. Uno dei cardini del bando è che i progetti dovevano essere reversibili, avere poco impatto sull’ambiente. Abbiamo dei seri dubbi che tutto ciò possa essere compatibile con l’ambiente e l’attuale struttura». Cercando di dare risposta a questi dubbi abbiamo intervistato l’amministratore unico della società Alfa Promoter, Manfredi Tognato, che spiega: «E’ bene precisare che quello presentato è solo un primo progetto che deve passare al vaglio di cinque enti, che non sono pochi. Stiamo pensando di non aprire a terzi la struttura, ma di renderla fruibile solo ai clienti. Ho sentito perplessità sull’Isola, dalla musica al sistema fognario. Partendo dal presupposto che l’impianto fognario sarebbe da realizzarsi con la tecnica ecocompatibile della fitodepurazione verticale e pensando di creare una locanda di charme dedicata al relax, mi chiedo dove possa essere nata l’idea che potesse essere realizzato qualcosa che disturbi la quiete pubblica. Preciso anche, che per la piscina parliamo di una vasca prefabbricata che si mette e si toglie, senza alcun danno all’ambiente. Ma, ripeto, si tratta di una primo progetto che deve essere ancora vagliato dagli enti preposti».

Il ruolo della disinformazione

Come ricorderete, il 14 agosto scorso abbiamo pubblicato un articolo sul faro di Patresi, raccontandone la storia, sottolineando di non prendere nessuna posizione sul dibattito in atto in merito al progetto di riqualificazione, perché non eravamo in possesso di documenti e necessarie informazioni sull’argomento. Ad oggi, dopo aver raccolto atti e intervistato i diretti interessati, emerge chiaro un aspetto: la disinformazione ha avuto un ruolo non indifferente in tutta questa vicenda. Il presupposto non è appoggiare o meno questo o quel progetto, ma fornire tutti i dettagli utili affinché la collettività abbia un’informazione chiara e generale. I copia e incolla dei comunicati stampa pubblicati da alcuni siti locali, senza alcun incipit o un minimo di argomentazione, non hanno fatto altro che indirizzare in un’unica direzione l’opinione pubblica. Una scelta poco professionale, che se da un lato può essere giustificata con la volontà di non perdere tempo in ricerche e nella verifica delle fonti, dall’altro può voler dare spazio solo alla voce di chi invia testi, spesso senza né capo né coda e con qualche interesse. La decisione del Corriere Elbano di non mettere a confronto i progetti dell’Alfa Promoter e dell’Eporedia è semplice: ha vinto quello della società livornese, e saranno gli enti preposti ad accettare o meno quel progetto di riqualificazione, parziale o in toto, decidendo poi, come andare a riqualificare la struttura. Ma bisogna scavare, capire anche il perché di certe posizioni. E noi lo abbiamo fatto. Leggendo ciò che prolifera nel variegato mondo di internet sull’argomento, è facile imbattersi in siti come Greenreport (vicino a Legambiente) che, il 24 agosto, pubblicava l’articolo “Faro di Patresi il Comune dice no e Si Toscana a Sinistra presenta una mozione in Regione”. Già dal titolo il gioco di parole è poco chiaro, ma ci potrebbe anche stare. Peccato che il sito faccia un taglia e cuci delle dichiarazioni di rappresentanti delle istituzioni rilasciate ad altre testate, montandole a proprio piacimento. Andando indietro nel tempo, i media locali hanno pubblicato la difesa a spada tratta di Legambiente e Italia Nostra, che rispondevano ad Alfa Promoter: la società vincitrice del bando, infatti, ha accusato la presenza di un privato dietro ai loro continui attacchi. Le associazioni hanno contestato quelle affermazioni, alla fine rigirando la frittata sull’impatto ambientale della riqualificazione del faro. Omettendo, ovviamente, di essere partner del progetto che ha perso. Strumentalizzare l’informazione è un comportamento che non ci si aspetterebbe da due associazioni così autorevoli. A Legambiente e Italia Nostra va solo un invito: essere chiari. E soprattutto, palesare il conflitto di interessi quando si è parte in causa di un progetto di riqualificazione come nel caso del faro di Patresi.

Allegato 1 – Progetto Alfa Promoter

Allegato 2 – Progetto Eporedia

Allegato 3 – Ricorso Eporedia

Allegato 4 – Visura camerale Eporedia