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Tutta l’Elba è entusiasta dell’imminente inizio dei lavori per l’allungamento della pista del piccolo aeroporto situato a La Pila, frazione del Comune di Campo nell’Elba. In sostanza, ottanta metri di asfalto che si aggiungono agli altri 1197, realizzati a più riprese dal 1963 a oggi. L’aviostazione, dunque, raggiungerà i livelli delle infrastrutture situate in altri ‘scogli’ con caratteristiche, dimensioni e vocazione turistica simili al nostro? Non vi sveliamo subito la risposta al quesito, perché vogliamo che emerga dai documenti e dalle testimonianze dei protagonisti che abbiamo intervistato nel corso di questa inchiesta; come l’amministratore unico di Alatoscana S.p.a che gestisce il piccolo scalo, ing. Claudio Boccardo, il sindaco di Campo nell’Elba, arch. Davide Montauti, e il consigliere di maggioranza dello stesso Comune, Gianni Danesi.

Correva l’anno 1963

Il ‘tedesco volante’

L’aeroporto nasce nel 1963 su iniziativa di un cittadino tedesco, che costruì una pista in erba di 750 metri per poter raggiungere facilmente dalla Germania una piccola industria sull’Isola. Lo scalo elbano, dunque, vede la sua genesi non per volontà di un nativo dello Scoglio, ma grazie ad un imprenditore ‘foresto’, che lo utilizzava per spostarsi più velocemente. Ignoriamo, purtroppo, il nome di questo fondatore e i suoi interessi sull’Isola, in quanto né Claudio Boccardo (Alatoscana), né il primo cittadino del Comune che ospita l’aviostazione, hanno saputo dirci l’identità di questo grande ‘tedesco volante’. E a tal proposito, semmai ci leggesse o qualcuno lo conoscesse, invitiamo a contattare la nostra redazione. I lettori saranno certamente curiosi di conoscere la storia di quest’uomo che ha, di fatto, messo le ‘ali’ all’Elba. Certo delle ‘ali’ un po’ corte, in quanto la pista permetteva il decollo e l’atterraggio di piccoli velivoli privati, ma non era compito dell’imprenditore tedesco sviluppare il sedime e la capacità della nascente aerostazione. Nel 1966 passò in mano alla compagnia aerea Transair, che l’anno successivo inaugurò il primo volo sperimentale Elba – Massa Cinquale – Milano e viceversa.

Correva l’Anno Santo 1975: l’allungamento della pista

Dodici anni dopo l’inaugurazione dell’aeroporto da parte di un privato, la Transair decise di allungare la pista di 425 metri, raggiungendo un totale di 1175 m. Dal 1979 iniziarono i voli regolari per Pisa, nel 1982 quelli per Firenze, e nel 1987 si inaugurò la tratta Elba-Milano Linate. Nel 1988 la Transair vendette le quote all’Aerelba S.p.a, una società mista pubblico privata che nel 1991 asfaltò la pista del piccolo aeroporto. La scarsa redditività delle tratte portò all’acquisizione da parte di una compagnia aerea elbana, l’Airblu. L’esperimento durò pochi mesi, tanto che si paventò l’ipotesi di una chiusura definitiva dell’aerostazione. Per evitare la morte dell’infrastruttura elbana, nel 1997, la Società Aeroporto Toscano di Pisa, ne rilevò la gestione per rivitalizzarlo con alcuni lavori di ampliamento come l’allungamento e il riorientamento della pista. Il fallimento fu scongiurato e dal 2003 iniziarono ad operare le compagnie aeree Intersky e Skywork. Nel 2014, venne inaugurata dall’attuale gestore Alatoscana, la nuova aerostazione di La Pila e, alcuni mesi dopo, cominciarono ad operare per tutto l’anno i voli in regime di continuità territoriale effettuati dalla compagnia ceca Silver Air. I voli effettuati dall’austriaca InterSky, sono cessati dopo il fallimento della compagnia, avvenuto due anni fa. Presente e futuro dell’aeroporto A breve inizieranno i lavori per allungare di 80 metri l’attuale pista di decollo e atterraggio del piccolo aeroporto che serve lo Scoglio. Cosa cambierà e quali benefici avranno residenti e turisti? A sentire i protagonisti, nonché fautori di questo ampliamento, come l’amministratore unico di Alatoscana, ing. Boccardo, rappresenta un piccolo step per passare da 1C a 2C della classificazione Icao, cioè il codice alfanumerico che viene assegnato a ciascun aeroporto in ragione della capacità della pista di permettere le operazioni alle varie categorie di aeromobili. E fa riferimento sia a caratteristiche fisiche della pista, sia alla conformazione degli aeromobili ospitabili. L’allungamento della pista a 1277 m, permetterà di far atterrare aerei con capienza più elevata degli attuali, i quali sono in grado di trasportare solo 16 persone. Boccardo cita come esempio l’Atr 72, piccolo aereo di linea regionale, capace di trasportare fino a 72 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio. «Questo aeromobile – ci svela – può atterrare anche ora con l’attuale pista, ma è penalizzato del 40 percento sul carico e sui passeggeri trasportati, mentre con l’allungamento di 80 metri, questa percentuale scenderà al 20 percento». In poche parole, l’Atr 72 può atterrare anche oggi, ma per ragioni di sicurezza può portare solo 44 passeggeri anziché 72, mentre quando verranno terminati i lavori ne potrà trasportare fino a un massimo di 58.

…e Ryanair?

Sia Boccardo che il sindaco Montauti, nella lunga intervista che ci hanno concesso, non hanno nascosto le limitazioni che ancora insistono sull’infrastruttura elbana. Riconoscendo entrambi il persistere di un gap strutturale rispetto agli altri aeroporti costruiti in isole simili allo Scoglio; come Santorini, Mikonos, Lampedusa e Ibiza. E, dunque, nonostante l’allungamento di 80 metri della pista, il persistere dell’impossibilità di poter far atterrare un Boeing 737 Ryanair o di altre compagnie che utilizzano questo tipo di aeromobili. Ryanair e Easyjet, infatti, hanno da sempre scelto aeroporti secondari come destinazioni dei loro voli. Questa nuova concezione low-cost, è stata senza dubbio una rivoluzione culturale e del modo di viaggiare, in quanto ha reso accessibile a tutti i cittadini, anche quelli a basso reddito, di conoscere le bellezze dell’Europa. Alcune località baciate da queste compagnie, come la città sarda di Alghero, hanno scongiurato la chiusura dell’aeroporto e rilanciato l’economia di tutto il territorio. E senza queste compagnie low-cost, l’Elba non potrà mai raggiungere l’obiettivo della destagionalizzazione. Dunque l’allungamento della pista non porterà nessun grande beneficio all’industria turistica e tantomeno all’occupazione.

L’aeroporto galleggiante del Kansai

E se costruissimo un aeroporto sull’acqua? Non è affatto un progetto irrealizzabile, in quanto in Giappone ne esistono di diversi. L’aeroporto internazionale del Kansai, è stato progettato dal nostro Renzo Piano e costruito in un’isola artificiale collegata alla terraferma da un ponte lungo 3 chilometri. La realizzazione non è stata semplice perché insiste sull’Oceano e in una zona altamente sismica, ma nonostante queste criticità è stata completata in soli tre anni. Questa soluzione è stata vista più come una provocazione dall’ing. Boccardo e dal sindaco Montauti. Entrambi, però, forse per farci contenti, hanno detto che ci penseranno. Chissà se un giorno, speriamo non molto lontano, questo progetto ‘visionario’, ma fattibile, verrà realizzato. Solo un aeroporto moderno ed efficiente può permettere all’Isola di rimanere aperta e fruibile tutto l’anno. Nell’attesa, dunque, non ci rimane che sognare!