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L’oratorio della Madonna del Soccorso

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di Marcello Camici

Sulla piana di S. Giovanni, lungo la strada provinciale che da Bivio Boni conduce a Porto Azzurro, a distanza circa 2 km da Carpani, troviamo sulla destra una chiesetta con la facciata di aspetto tardo-rinascimentale. E’ l’oratorio detto “Madonna del Soccorso”.

Sulla porta è posto uno stemma della Confraternita della Misericordia. Ai lati della porta d’ingresso, in basso, sono poste due finestre. A sinistra di questa porta d’ingresso si trova una lapide in marmo con la scritta:

«A.D. 1642. Elemosine per la Madonna del Soccorso».

Nell’anno del Signore 1642 si pensò di costruire l’oratorio con l’elemosine alla Madonna che venne in soccorso dei cittadini di Portoferraio.

Quale fu questo soccorso?

Avvenne negli anni di fondazione di Portoferraio e per il quale la città fu salvata. Ce ne parla Sebastiano Lambardi autore delle “Memorie antiche e moderne dell’isola dell’Elba” (1791. Pg 139-141, ristampa Forni Editore, Bologna)

«Nel piano di S. Giovanni distante un quarto di miglio dal Mare vi sono due Chiese. Una detta la Madonna del Soccorso fatta di elemosine, con la loggia davanti, e a canto a tramontana un bel pozzo di acqua sorgente. La detta cappella fu eretta per mezzo di quando Porto Ferrajo fu assediata da Barbarossa nell’anno 1551, essendo in quel tempo Governatore della Piazza Otto da Montauto detto La Vecchia».

Nel 1551 Kheir-ed-Din, soprannominato Barbarossa, turco ottomano e musulmano, grande ammiraglio della flotta di Solimano il Magnifico, imperatore ottomano alleato del re di Francia Francesco I in quella che fu definita la «empia alleanza» contro Carlo V e il Papa, ha posto sotto assedio la piazzaforte di Portoferraio sperando in berve nella sua resa per mancanza di viveri ma «… una notte oscura con un vento molto favorevole, una galera del Gran-Duca detta la Livornina passando a largo e radendo la spiaggia detta delle Ghiaie, tanto si avanzò tacitamente a remi, che senza strepitìo gli riuscì approdare e sperlungarsi con la galera attraverso di quella spiaggetta che resta precisamente sotto il primo molino a vento e apiè della fortezza del Falcone a tramano tana per di fuora…».

Il Gran-Duca è Cosimo I dei Medici e la spiaggetta è quella delle Viste. Il Colonnello Rosselmini qui «quietamente approdato con la galera nella maggiore profondità della notte datone avviso alla piazza sbarcò tutte le provvigioni su quella spiaggetta che subito di mano in mano o come si dice per bombardata (1) furono introdotte nella Piazza…».

Il mattino successivo il Barbarossa che attendeva di veder inalberata la bandiera bianca per la resa «… vedde sopra tutte le fortezze le bandiere con la croce rossa di S. Stefano (2) e udì una salva reale di tutta l’artiglieria e della moschetteria della piazza schierata sulle mura a vista …».

Capì così che Portoferraio era stata vettovagliata. Tolse l’assedio e se ne andò. La piazzaforte fu salva.

Se fosse caduta sarebbe stata cancellata perché messa a ferro e fuoco e suoi abitanti presi e posti tutti in schiavitù. La fede religiosa dei cittadini di Portoferraio qualche anno più tardi, intravedendo nell’episodio il miracolo, volle ringraziare la Madonna facendo elemosine per la Madonna detta del soccorso, il soccorso che la fede religiosa dei ferraiesi individuò nella Madonna.

Con queste elemosine del popolo fu costruita la chiesetta sulla piana di S. Giovanni.

1) Lombardata significa passare di mano in mano

2) La croce rossa di S.Stefano è il simbolo dell’ordine dei cavalieri di S.Stefano fondato da Cosimo I dei Medici e che il granduca in un primo momento volle che avesse sede in Portoferraio, nella Cosmopoli da lui fondata, poi fu preferita Pisa.

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