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«La mia situazione oggi è drammatica. Mi hanno rubato il lavoro e soprattutto la dignità di essere umano. Questa è la Cosimo De’ Medici». Sono parole forti e cariche di amarezza quelle di Riccardo Orsi, pescatore cinquantenne di Portoferraio, che quest’anno si è visto negare il tanto atteso lavoro stagionale, con i cui proventi avrebbe potuto riparare il motore della sua piccola imbarcazione da pesca in avaria ormai da mesi. Tanta amarezza, ma anche una grande delusione nei confronti di chi solo tre anni fa, a suo dire, voleva cambiare radicalmente la gestione della Partecipata comunale.

«Mi riferisco – ha dichiarato il pescatore cinquantenne – all’attuale presidente della Cosimo De’ Medici, Vittorio Campidoglio. All’epoca era vicepresidente e mi piaceva molto la sua idea di cambiare radicalmente la gestione della Partecipata di calata Mazzini, eliminando molte situazioni ‘strane’, che erano sotto gli occhi di tutti. Ero sempre con lui a vedere cosa c’era da fare di buono per il nostro paese, ci credevo veramente. Ora mi chiedo caro Vittorio (Campidoglio, ndr) cosa ti è successo?».

Ad aggravare ulteriormente la situazione, già tragica per un uomo privato di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione come il lavoro, sono le minacce telefoniche che ignoti hanno rivolto alla madre novantenne per provare a limitare le proteste del pescatore, esasperato dai continui «non ti preoccupare, torna domani che stanno preparando il contratto».

«Mi chiedo solo – ha aggiunto il pescatore – che razza di uomo è uno che anonimamente telefona a una donna novantenne per dirle fai smettere tuo figlio con queste inutili proteste o saranno guai. Lasciate stare mia mamma che ha novanta anni, è inutile non mi fermerò perché non ho più nulla da perdere».

La vicenda

Tre anni fa il pescatore portoferraiese in difficoltà economica, chiese lavoro alla Partecipata e riuscì ad ottenerlo. Inizialmente gli vennero affidati, secondo lui in nero e senza aver richiesto nessun parere alla Soprintendenza, alcuni lavori di ristrutturazione della Torre della Linguella e del Teatro dei Vigilanti – Renato Cioni.

«Come abbia fatto a pagarmi l’allora vicepresidente – ha sottolineato Orsi – non lo so, ma in dieci giorni gli ho fatto la Torre di Passannante nuova e se ora andate a vedere al Teatro (Vigilanti – Renato Cioni, ndr) c’è ancora l’intonaco che ho fatto io. E non è tutto, ora arriviamo al punto della situazione. Un giorno andammo alle Ghiaie, alle spalle della piscina gestita dalla Cosimo De’ Medici c’era un deposito a cielo aperto di ferraglia con l’erba alta un metro. Guardando quello spazio dissi: perché non ci facciamo un parcheggio così offriamo un servizio ai turisti e agli elbani che vogliono venire alle Ghiaie? L’idea piacque subito e così lavorai, sempre in nero, per allestire il piazzale. L’anno successivo fui regolarmente assunto e mi occupai del parcheggio, che io stesso avevo contribuito a mettere in piedi e che incassò quasi ventimila euro, tutti regolarmente versati nelle casse della Cosimo De’ Medici. Mi avevano detto, perché certamente lo meritavo e ne avevo bisogno, che anche quest’anno sarei stato assunto per occuparmi della stessa area e invece eccoci qua: senza lavoro, senza barca e senza dignità».

Purtroppo ad oggi Riccardo Orsi non risulta assunto dalla Cosimo De’ Medici e a stagione praticamente finita, per lui è quasi impossibile trovare un lavoro che gli permetta di riparare la barca. Ad amareggiare, però, ancora di più il pescatore portoferraiese è quello che, secondo lui, è il motivo per il quale non è stato riassunto come gli avevano garantito e rimpiazzato con altri due lavoratori stagionali.

«Forse il problema – dice ironicamente Orsi, mentre guarda nostalgico il suo mare – è che non ho mai rubato gasolio, bidoni di pittura, o utilizzato gli attrezzi della Cosimo per fare lavoretti per conto mio e soprattutto non ho parenti al posto giusto, come te caro Vittorio Campidoglio che con la terza media sei diventato presidente della Cosimo De’ Medici, mentre nello stesso bando sono state scartate persone laureate».

Ma quello che appare evidente nelle parole e negli occhi lucidi del pescatore cinquantenne, mentre ci racconta le sue vicende, è la delusione per esser stato «tradito» da quello che riteneva essere un amico.

«Siamo nati assieme – conclude Orsi – in un buco di venti metri quadri e avevamo degli ideali, ai quali almeno io sono ancora fedele. Un giorno quando ti faranno fuori per le stesse logiche clientelari perché a qualcuno servirà il tuo posto, io sarò qui ad aspettarti e ti chiederò: ne è valsa la pena per una poltrona perdere un amico vero e soprattutto rinnegare ciò in cui credevi?».

La crociata di Riccardo, che in qualche momento sembra quasi assumere note personali nei confronti dell’attuale presidente della Cosimo De’ Medici Vittorio Campidoglio, assomiglia a tante altre battaglie di lavoratori che continuamente subiscono ingiustizie a causa di gestioni clientelari o di normative ‘poco chiare’. Un diritto, quello al lavoro, che in Italia sembra essere, giorno dopo giorno, sempre più calpestato in funzione di logiche nepotistiche e deviate dal dio denaro.