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Arco dei Vantini

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di Marcello Camici

Lungo la strada che sale verso il Bucine, partendo dalla oratorio di S. Giovanni posto sulla strada provinciale, si va incontro ad un arco che è porta d’ingresso verso quella che una volta era la proprietà della famiglia Vantini. Non c’è alcun nome scritto e, per quanto detto, possiamo chiamarlo “Arco dei Vantini”. E’ di probabile origine seicentesca per la sua struttura ‘baroccheggiante’.

I Vantini erano una famiglia benestante. Vincenzo Vantini è ricordato nelle cronache storiche come il primo gonfaloniere di Portoferraio nel periodo detto della restaurazione, succedendo al Maire Pietro Traditi dopo la fuga di Napoleone Bonaparte dall’Elba.

”Adunanza 2 gennaio 1816.

…Adunati vennero (tratti) gli Ill.mi Sig Gonfaloniere,  Priori e Consiglieri componenti il Pubblico General Consiglio in sufficiente numero di sedici. E sono: Sig. Vincenzo Vantini Gonfaloniere…”

(Partiti dal 21 dicembre 1815 al 27 dicembre 1817.24 E 6.Carta 5.Archivio storico comune Portoferraio).

Questo è quanto scrive Guidoni, cancelliere comunitativo di Portoferraio, in merito all’estrazione dalla borsa dei gonfaloniere del nome Vantini. Fu gonfaloniere di Portoferraio dal 1816 al 1819 e con la sua amministrazione iniziarono i lavori di costruzione del camposanto che è oggi presente sotto la chiesa dell’Annunziata.

Vincenzo appartiene ad una famiglia che già nel secolo precedente, nel 1700, era nota all’Elba ma anche in Toscana. Infatti, Sebastiano Lambardi in “Memorie antiche e moderne dell’isola dell’Elba” che pubblica nel 1791(Forni Editore Bologna ), così scrive (pg 154-155): ”…quella famiglia più siasi mantenuta fino ai giorni d’oggi sì per l’opulenza di stato come per lo splendore di nobiltà é la casa Vantini: basterà di dire che oltre gli stabili che possiede in vari luoghi della città similmente possiede in campagna una grande estensione di effetti come sono L’Acquabona, Le Trane, lo Scotto, la Villa di San Giovanni, il podere del Pino sotto S. Lucia, un lungo tratto di territorio verso la Valdana, fino sotto Capoliveri, l’effetto di S Silvestro con una bellissima oliveta. Altro podere contiguo a quello dello Scotto, ambedue capaci di produrre mille barili di vino l’anno cosicchè ai giorni d’oggi mediante le vigne piantate, e accresciute, raccoglie fino a seimila barili di vino l’anno quando le annate sono abbondanti. Circa lo splendore dei suoi antenati, il capitano Francesco Vantini ha servito per molti anni in Francia e militato colà per molto tempo, essendo allora primo ministro della guerra il marchese di Barbesieux. Il di lui fratello Gio Batista era cavaliere di S. Stefano e trasmesse la Croce con la Commenda al nipote Gio Domenico Vantini morto pochi anni sono in Empoli. Quanto poi alle dignità ecclesiastiche due fratelli del suddetto capitano Vantini erano Canonici con buone entrate, che gli venivano da Arezzo. Don Giulio e Don prospero, il minore di essi Angiolo Maria Vantini dopo essere stato per molto tempo canonico della Collegiata di Arezzo, e celebre avvocato in Roma, fu nel 1730 promosso al vescovato di Arezzo, nel quale fondò a tutte di lui spese un fioritissimo seminario in fondo alla piazza del Duomo di quella città, verso Tramontana…”

L’Arco dei Vantini” è in completo stato di abbandono e sembra che stia in piedi a fatica. Una volta superato si continua per una strada in lieve ascesa al cui termine sulla destra si trova una costruzione con qualche traccia ben conservata di architettura barocca. Accanto, a destra, è un manufatto in stato ormai di rudere (rimangono solo i muri perimetrali). E’ la cappella di San Michele. DSCN0022

Nel 1976 Giorgio Monaco così la descriveva: “La facciata presenta un portale con gli stipiti in pietra grigia, che alla sommità recano un arco continuo con caratteri settecenteschi. L’interno ha le pareti nude; al fondo un altare con una statuetta di S. Michele; al lato sinistro sul pavimento lapidi dei componenti la famiglia Vantini, con stemma recante la data del 1782”.

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