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Relitto subacqueo di Procchio

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di Marcello Camici

Nel fondale del mare del golfo di Procchio sono presenti due relitti di nave di epoca romana. Si trovano vicini l’uno all’altro nel fondo del mare prospiciente la località chiamata ‘Il Porto’. Uno a sette metri dalla linea della spiaggia l’altro a venticinque. Non meraviglia che in questa zona possano esistere relitti subacquei. Il luogo si presta bene come approdo e porto naturale per traffici marittimi che sin dall’antichità solcavano le rotte dell’Elba. E’ inoltre presente acqua che si trova nei fossi vicini cosa di vitale importanza nel traffico marittimo antico romano per le barche all’ancora in approdo.

Lo stesso nome ‘Procchio’ secondo Remigio Sabbadini è di origine romana derivando dal cognome romano Proculus.

Mi soffermo brevemente sul relitto posto a venticinque metri di distanza dalla spiaggia, alla profondità di poco meno di due metri e a metà strada circa fra il fosso del Porto e il fosso di Campo all’Aia. Nel 1969 è stato oggetto di studio da parte della soprintendenza alle antichità di Firenze che ha consentito di acquisire conoscenza sull’architettura, sulla tecnica cantieristica e di recuperare manufatti del carico e vasellame di bordo.

Sono state eseguite analisi qualitative di campioni di legno provenienti dalla struttura della nave e datati con la tecnica del radiocarbonio. Sono state eseguite analisi chimico-fisico-cristallografiche di alcuni chiodi di rame.

Anfore di vario tipo, vasetti piriformi, lucerne, vetri, una statuetta in avorio e molto altro ancora sono stati gli oggetti recuperati.  Da Sergio Spina sono stati eseguiti dettagliati rilievi in disegno con pianta della nave e sezioni particolari.

Si tratta nave usata per trasporto di merci ma anche di uomini chiamata oneraria, lunga circa 20 metri, larga circa 6 metri e alta circa 3.5 metri con albero a vela quadra.

Le datazioni ottenute col radiocarbonio fanno porre il naufragio fra il 110 e il 210 dopo Cristo. I risultati degli esami comparati dei reperti e delle analisi al radiocarbonio inducono a ritenere che il naufragio sia avvenuto fra il 180 e il 200 dopo Cristo.

E’ un relitto su cui c’è ancora molto da studiare. Se ne fosse possibile il recupero potrebbe diventare non solo oggetto di studio per gli addetti ai lavori ma anche importante richiamo e attrazione per il turismo.  Un turismo ‘ culturale’ utile a destagionalizzare l’attività economica turistica.

Attualmente giace in fondo al mare abbandonato alle mareggiate, a possibili frotte di truffatori e ai solchi prodotti dalle ancore di imbarcazioni che tranquillamente ormeggiano nell’area archeologica priva di segnalazioni e cartelli di divieto.

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