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Il giorno in cui un elbano marcò Maradona

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di Antonio Pezzullo

Il 10 maggio 1987 il Napoli vinceva il suo primo “storico” scudetto, a detta di molti lo “scudetto più famoso” della storia del calcio italiano, anche per la conseguente “grandiosa festa popolare”, che durò addirittura diversi mesi! Non tutti gli sportivi dell’Elba però ricordano che quell’evento coinvolse anche un giovane calciatore elbano, Michele Gelsi da Capoliveri, che sarebbe poi diventato il calciatore più famoso nella storia sportiva isolana. Come in molte carriere sportive, ci vuole anche un po’ fortuna per arrivare a certi livelli o a prendere parte a manifestazioni memorabili. Ebbene il 10 maggio 1987, l’elbano Michele Gelsi fu baciato dalla fortuna e passò alla storia anche come il giorno in cui marcò il più grande calciatore che sia mai esistito: Diego Armando Maradona! La squadra in cui militava allora, ossia la Fiorentina, affrontava nella penultima di Campionato il Napoli di Maradona, a cui bastava solo un pareggio per diventare Campione d’Italia. Nonostante la giovane età, Gelsi venne schierato a sorpresa da mister Bersellini proprio per cercare di fermare il calciatore più devastante che abbia mai calcato un campo di calcio. In un’intervista successiva di quello stesso anno, Gelsi ricordò che fu molto difficile marcarlo perché era imprevedibile e velocissimo nello stretto, tanto che spesso nel breve lasciava sul posto qualsiasi avversario. Tuttavia, con le buone e con le cattive riuscì a cavarsela, addirittura a non farlo segnare e fu colpito molto anche dalla signorilità con la quale, ad ogni fallo commesso, lo stesso Diego lo esortava a non preoccuparsi ed a fare la sua partita. Un’altra testimonianza di Gelsi su quello storico evento fu la “meraviglia” provata nell’entrare in campo e vedere uno “spettacolo di folla” così grandioso, che non avrebbe mai più rivisto nella sua carriera di calciatore. E a proposito di folla, se in campo ho raccontato chi erano alcuni protagonisti, quel giorno insieme ad altri centomila fortunati, su quegli spalti c’era anche il sottoscritto, giovanissimo, accompagnato da papà Benito e da zio Attilio. Anch’io fui baciato dalla fortuna di essere presente nel giorno più memorabile che i tifosi azzurri ricordino! Per occupare i tre posti della gradinata della Curva A (allora non c’erano posti a sedere), eravamo arrivati ben 4 ore prima della partita! Al Napoli bastava un pareggio e pareggio fu, firmato dall’azzurro Carnevale e da un altro campione in campo, l’allora giovanissimo Roberto Baggio. Alle ore 17.47 l’arbitro Pairetto sancì per il Napoli la conquista del titolo. Iniziò così la più grande festa popolare che si ricordi in Italia per la conquista di uno scudetto. La città fu completamente colorata d’azzurro e da scudetti tricolore, in ogni strada, in ogni quartiere furono sistemate permanentemente bandiere e striscioni celebrativi per rendere omaggio alla squadra, indissolubilmente legata alla città ed alla sua gente: “E me diciste si ‘na sera ‘e maggio”, “Chisto è ‘o scudetto nuosto napulitano”, “Scusate il ritardo”, “Totò, finalmente Napoli è degna di te”, sono solo alcuni esempi di quell’inimitabile fantasia partenopea. Sono passati 30 anni, ma il ricordo emozionante di quella giornata memorabile ancora non è sbiadito, anche dopo tanti anni che vivo qui all’Elba, la mia seconda “patria”. Sempre Forza Napoli e Forza Elba!

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