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Fronte del porto

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L’erba del vicino è sempre più verde. Criticare aspramente le compagnie marittime che servono lo stretto braccio di mare che ci separa dal Continente è diventato lo sport più praticato all’Elba. Appena un traghetto registra un ritardo o un guasto meccanico, la notizia si diffonde in ogni angolo dello Scoglio. Ovviamente gli attacchi più feroci sono rivolti alle navi Moby-Toremar, perché Blu Navy, compagnia che serve l’isola solo alcuni mesi e non 365 giorni l’anno come la prima, può tranquillamente permettersi ritardi e anche di fermarsi per lavori in bacino senza suscitare l’ondata di sdegno di alcuni redattori ‘anonimi’ dei siti di ‘disinformazione’ online. Queste argute penne di ‘gabbiano reale’, senza firmarsi e usando degli alias, attaccano duramente quello che secondo loro è il ‘monopolista’ dei mari elbani, ma tacciono sulle innumerevoli mancanze della Blu Navy. Piccolo particolare: la Moby-Toremar ha la possibilità di sostituire immediatamente il mezzo in avaria, Blu Navy lascia gli ‘elbani’ a cuocere sotto il sole della banchina. Lamentano, poi, piangendosi addosso, che solo all’Elba esistono dei collegamenti operati con vecchie navi e che il Caronte dello Scoglio applichi una tariffa superiore a quelle praticate dalle altre compagnie italiane che servono le numerose isole della Penisola.

Questi, inoltre, basano le loro tesi su sensazioni soggettive perché, probabilmente, non sono mai andati oltre la periferia di Piombino. E creano, artatamente, una cortina fumogena senza neppure prendersi la briga di confrontare con numeri e documenti la realtà elbana con quelle simili: come i trasporti marittimi delle isole minori sarde, campane, laziali e siciliane. Stupisce, poi, che gli attacchi provengano principalmente da una testata apparentemente ‘radical chic’, che al contrario dovrebbe tutelare i lavoratori. Moby e Toremar, infatti, a differenza della compagnia di navigazione che loro definiscono ‘elbana’, dà lavoro a diverse centinaia di elbani e piombinesi: uomini e donne impiegati tra personale di terra, marittimo, biglietterie e indotto. Un modo di fare informazione che vede come fonti privilegiate le ‘veline copia e incolla’, in cambio di una misera mancia pubblicitaria sul loro sito. Gli unici articoli originali e artigianali, o meglio, al ‘veleno’, sono quelli che offendono e denigrano le diverse centinaia di lavoratori elbani e piombinesi che tutto l’anno con sacrificio e impegno traghettano residenti e turisti da e verso lo Scoglio. Questo non è giornalismo.

A tal proposito, visto che molti lettori sono confusi sull’argomento trasporti marittimi, alla stregua dell’inchiesta sul costo dei biglietti pubblicata lo scorso anno (Love Boat, ndr), la quale aveva dimostrato con dati oggettivamente inconfutabili che il costo del biglietto Elba-Continente era il più basso, sia per residenti che turisti, rispetto a quello praticato dalle altre compagnie italiane, abbiamo deciso di concentrare il nostro focus sulla qualità del naviglio e sull’aspetto occupazionale di chi lavora nelle ex compagnie regionali di navigazione.

Il fallimento della Saremar

Saremar è l’acronimo di Sardegna regionale marittima. La società di navigazione pubblica chiude definitivamente i ‘portelloni’ nel 2015, anno in cui furono avviate le procedure fallimentari che portarono al licenziamento di 167 lavoratori. La compagnia successivamente fu privatizzata e acquisita dall’armatore maddalenino patron della Delcomar, Franco Del Giudice. Saremar disponeva di una flotta di sette traghetti con la quale collegava, in regime di continuità territoriale, le isole minori de La Maddalena, l’isola di San Pietro e la Corsica (Santa Teresa Gallura-Bonifacio, ndr). A proposito di quest’ultimo collegamento, nel 2016 una società collegata a Blu Navy (Sarnav, ndr), acquisisce la motonave Ichnusa. I nuovi proprietari ‘elbani-sardo-genovesi-siciliani’, a parte pitturare la nuova livrea sulle murate con il logo Blu Navy, non hanno effettuato nessun refitting. Siamo andati a bordo dell’Ichnusa: i video e le immagini parlano chiaro riguardo alla qualità e alla pulizia della motonave. Insomma scordatevi comodità, pulizia e il Wi-fi gratuito a cui siamo abituati e, compresi i refitting (ammodernamenti per i meno avezzi agli inglesismi), effettuati sulle navi Toremar dopo l’acquisizione da parte di Moby nel 2012. E si sappia che quest’ultima, tanto per rimanere sull’attualità delle maldicenze comparse nel web, ha speso ben 22 milioni di euro per ‘restaurare’ la Moby Kiss. E non lo ha fatto per il gusto di buttare i soldi dall’oblò, ma per valorizzare il proprio naviglio e permettere a elbani e turisti di godere di una comoda e piacevole traversata. A conferma di questa affermazione, ci sono i riconoscimenti nazionali (Italia Travel Awards) e internazionali (Il Sigillo di Qualità dell’Istituto tedesco Qualità e Finanza), ricevuti in questi ultimi anni dalla Balena Blu.

Ma torniamo alla Blu Navy Sardegna. I dirigenti della compagnia, anche in quel breve tratto di mare hanno da lamentarsi. Stavolta non chiedono degli slot in più nel periodo estivo per effettuare il servizio di linea anche in inverno, bensì sostanziosi contributi pubblici dalla Regione per garantire la continuità territoriale tra la Sardegna e la Corsica. Insomma, da una sponda all’altra del Tirreno, ogni scusa è buona per fare ciccia solo in estate e scappare in bassa stagione. Tanto ad effettuare questo sporco e costoso servizio ci pensa il Gruppo Onorato, rimettendoci tanti soldi per garantire il servizio ai residenti e la continuità lavorativa ai marittimi e alle loro famiglie. Moby, dopo l’acquisizione della Toremar, ha risolto ben 50 vertenze sindacali e ha, assunto il personale precario. Nel 2017, inoltre, il Gruppo Onorato Armatori (Moby, Tirrenia, Toremar e St. Peter Line) ha stabilizzato 255 marittimi italiani.

Caremar, Laziomar e Siremar

Caremar (Campania), Laziomar (Lazio) e Siremar (Sicilia), sono le ex compagnie regionali di navigazione che in questi ultimi anni sono state privatizzate. Una autorevole fonte sindacale del settore ci ha confermato che in generale sono stati pochi gli interventi di ammodernamento del naviglio. Mentre il numero degli occupati in queste compagnie è pressoché rimasto invariato.

Questi sono fatti. Tutto il resto sono chiacchiere, invidia e maldicenza.

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