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Castiglione di San Martino

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di Marcello Camici

Castiglione di San Martino è una collina tronco conica alta circa 115 metri che si trova davanti alla villa napoleonica di San Martino, sulla destra del Fosso della Madonnina. Sulla sommità, che è pianeggiante, esiste una struttura muraria in completo stato di abbandono. La struttura muraria è stata costruita a cinta irregolarmente rettangolare con grossi blocchi squadrati e sovrapposti a secco. Si tratta di una cinta muraria di un “oppidum” simile a quella esistente a Monte Castello, collina che domina i golfi opposti di Procchio e di Marina di Campo ma più piccola di questa’ultima (mt 20 per 50 circa).

Oppidum: con questo termine si deve intendere piccolo insediamento cittadino fortificato, una fortezza in genere costruita su una collina. Nel 1926 la dr.sa Antonietta Gori nel sua pubblicazione “L’età della pietra nell’isola d’Elba” parla di oggetti preistorici appartenenti alla collezione che Raffaello Foresi raccolse in varie località dell’Elba e che nel 1877 passò al museo di geologia di Firenze e poi a quello di antropologia.

San Martino è citata come giacimento dove sono stati ritrovati molti reperti di età neolitica. Più recentemente è stato fatto oggetto di scavo da parte dell’istituto di archeologia dell’università di Pisa.

Gli scavi hanno recuperato piattelli, brocche e coppe d’impasto, coppe a vernice nera, ceramiche dipinte ed anfore di manifattura etrusca, una moneta bronzeo di Populonia con testa di Atena sul davanti e civetta ad ali chiuse sul retro.

I reperti archeologici rinvenuti hanno consentito di collocare l’oppidum nel il V secolo a.C. e di delinearne una storia con una sopravvivenza fino al III secolo a.C. in epoca etrusca, preromana.

Se volessimo ricostruire una storia si può affermare che esso fu voluto da Populonia, città etrusca all’epoca dominante nella zona, che doveva avere una precisa funzione militare di difesa e di avvistamento per controllare i traffici nella rada di Portoferraio, traffici legati fondamentalmente alla esportazione e lavorazione del ferro elbano.

Con un po’ di fantasia possiamo immaginare che l’oppidum di Castigliome di S. Martino fosse stato costruito dagli etruschi su un presistente agglomerato costruito dagli Ilvates, di età neolitica, i primi mitici abitanti dell’Elba come afferma il Ninci il quale scrive “Dicono che il fondatore di Nasica sia stato una della famiglia degli Scipioni .Narrano inoltre che presso a quella terra vi fosse un famoso tempio dedicato al dio Volturno; alla venerazione della qual divinità concorressero gl’Elbani nelle solenni feste di questa: e che in tale occasione si vendessero come in fiera dai mercanti diverse merci e attrezzi per la navigazione. Di presente nella valle del Botro Negro volgarmente S. Martino, luogo di campagna spettante a S.M. l’Imperatore, non si scorge alcuna traccia della posizione di Nasica: solo vi si vedono alcuni ammassi di pietre di mura rovinate. E’ osservabile però sulla testa di una vicina collina chiamata dagl’Isolani Castiglione, un’area lunga braccia sessantatre, larga ventisette, e circondata di fondamenta; il che pare che segnar possa il luogo del tempio di Volturno”

A parte il mito che si confonde sempre con la storia, il sito archeologico di Castiglione di San Martino meriterebbe uno studio sistematico che potrebbe essere utile ad aprire squarci di conoscenza sulle origini. Ma già sin da ora potrebbe essere meglio valorizzato e immesso nel circuito delle cose da vedere da parte di coloro che visitano la villa napoleonica.

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