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Ci avviciniamo alla Pasqua e per l’occasione siamo andati a visitare un piccolo laboratorio al Lido di Capoliveri, dove è possibile riscoprire i sapori dimenticati dell’Elba. In questo periodo, infatti, tra le coppie di fidanzati, c’era l’usanza legata al ceremito e alla sportella. Il ragazzo donava alla ragazza il ceremito, un pane di forma fallica, in un cesto di fiori la Domenica delle Palme e se contraccambiato, il giorno di Pasqua, riceveva dalla stessa la sportella, rappresentante l’organo femminile. Il lunedì di Pasquetta avveniva il fidanzamento ufficiale. Questi due prodotti, insieme ad altri dolci tipici elbani sono preparati dallo chef Gabriele Messina, all’interno della piccola azienda familiare, Lidomarket.

Il dolce più famoso è senza dubbio la schiaccia briaca, originaria di Rio nell’Elba. Messina figlio di madre riese e padre capoliverese sa bene che esiste anche un’altra versione della schiaccia, tipica di Capoliveri dove, al posto dell’alchermes che dà quel tipico colore rosso, si utilizza il moscato. Proprio per questo suo trovarsi ‘in mezzo’, ha deciso di creare una versione speciale chiamandola la Schiaccia dell’armistizio: «Ho creato questa schiaccia per far fare un sorriso al cliente, ma anche per dimostrare che l’impasto è lo stesso».

L’attività familiare, venne creata al Lido di Capoliveri nel 1968 dal nonno paterno di Messina. Inizialmente era un parcheggio che successivamente fu trasformato in un piccolo alimentari. Il nipote, dopo aver rilevato l’azienda, creò un laboratorio utilizzando i prodotti dell’orto. I dolci arrivarono in seguito, quando al neo-titolare venne l’idea di far assaggiare ai clienti quello che produceva. Per questo motivo è stato creato il marchio ‘Elba Magna’ ed è iniziata una ricerca alla riscoperta delle ricette e dei sapori perduti dell’Isola. Un prezioso aiuto in questa non facile indagine, è stato fornito dal maestro Alvaro Claudi: «Personalmente vi ho dedicato circa 40 anni di studi, in cui ho intervistato persone che già alla fine dell’800 preparavano questi dolci. Si parla ormai di un secolo e mezzo. Alcuni sono stati anche trascritti sui libri e sui manoscritti che sono custoditi nella biblioteca comunale di Portoferraio. Però non si parla degli ingredienti. Per questi dobbiamo ringraziare la memoria orale di chi ce li ha raccontati».

Oltre ai prodotti già citati ci vengono mostrate la caccilebora, un pane mediterraneo antico preparato in onore della dea della fertilità Cerere, il panficato (un pane a lievitazione), l’imbollita (una compatta di fichi e miele con pochissima farina), gli anicioni (biscottoni usati ai matrimoni e alle comunioni e serviti con moscato o cioccolata in tazza), la schiacciunta (dolce a base di strutto, tipico delle zone montane) e il corollo (dolce tipico del primo maggio).

Tra i prodotti del marchio ‘Elba Magna’ sono molto famosi anche i cantucci, soprattutto quelli creati dalle due schiacce, che al posto del burro e delle uova sono fatti soltanto con vino e olio. A questi, insieme alla schiaccia briaca è stato dato il nome di Nonna Lilia che, spiega Messina «è la mia bisnonna di Rio Marina. L’impasto è suo, un impasto storico che quindi continua anche nel nome non soltanto della schiaccia ma di chi mi ha dato la ricetta. Noi la facciamo in maniera diversa. Cerchiamo di riprodurre in maniera artigianale uno stampo dell’Isola fatto con l’alchermes nel piattello, in modo tale che quando si toglie la confezione bisogna tagliare l’Elba prima di mangiarla».

Il rito dello scambio tra innamorati del ceremito e della sportella

Il ceremito
Il ceremito

Questi due prodotti tipici del periodo pasquale erano utilizzati per sugellare i fidanzamenti riesi. La Domenica delle Palme l’innamorato inviava un cesto di fiori con all’interno un ceremito (un pane dalla forma fallica). Se la ragazza ricambiava le attenzioni, il giorno di Pasqua, inviava al pretendente una sportella (rappresentante l’organo femminile) infiocchettata. Il giorno seguente, a Pasquetta, avveniva il fidanzamento ufficiale e la presentazione alla comunità, in occasione della scampagnata all’eremo di Santa Caterina.

La Sportella
La Sportella

Tuttavia, pare, che qualora la ragazza non accogliesse la dichiarazione d’amore, il giovane invece della sportella ricevesse le ‘affettuose botte’ di fratelli e amici. Oggi è sopravvissuta solo la tradizione della scampagnata all’eremo di Santa Caterina. Ceremito e sportella sono stati sostituiti dal classico anello di fidanzamento, ma rimangono due prodotti della tradizione gastronomica elbana.

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