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Destagionalizzare? Chissenefrega!

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Dal 2 al 4 aprile si terrà alla Fiera di Milano l’annuale appuntamento organizzato dalla Borsa internazionale del turismo (Bit). Dal 1980 la Bit rappresenta la più grande e prestigiosa vetrina del Belpaese che «raccoglie intorno a sé gli operatori turistici di tutto il mondo, un numeroso pubblico di visitatori, appassionati di viaggi, televisioni e stampa. Da oltre trent’anni la Bit – si legge nel sito internet – favorisce l’incontro tra decision maker, esperti del settore e buyer (compratori, ndr) accuratamente selezionati e profilati, provenienti da varie aree geografiche e settori merceologici. Con oltre 1.500 Hosted Buyer internazionali ed italiani, più di 2.000 aziende partecipanti e oltre 100mila visitatori professionali attesi per l’edizione 2017». La Borsa internazionale del turismo, dunque, è un’occasione unica e imperdibile per attivare nuovi rapporti commerciali, rafforzare la propria brand awareness, sviluppare nuovi canali di distribuzione e partecipare a convegni e momenti di formazione dedicata.

Questa premessa per annunciarvi che gli unici operatori assenti alla Bit sono quelli dell’Isola d’Elba. La terza isola italiana, infatti, anche quest’anno ha deciso di non parteciparvi. A quanto pare i sei mesi scarsi della stagione turistica sono più che sufficienti per arricchire l’associazione albergatori, che in coro alla parola destagionalizzazione, rispondono con un bel chissenefrega! Il presidente Massimo De Ferrari e il suo vice Alessandro Gentini, preferiscono spendere i denari per la promozione turistica, in parte finanziati dalla Gat e dunque da noi contribuenti, in inutili e dispendiose fiere in Paesi dove i turisti conoscono già bene la nostra isola (Germania, Svizzera e Austria) o in Stati nei quali il reddito pro capite delle famiglie non è sufficiente per pagarsi una vacanza in un ‘caro’ e ‘vecchio’ hotel dello Scoglio (Polonia, Rep. Ceca e Kazakistan). Una promozione antiquata che assomiglia più ad un carrozzone mal attrezzato, dove l’isola viene rappresentata e venduta male. L’assenza dell’Elba alla Bit significa perdersi ogni anno una fetta di turisti provenienti dal resto dell’Europa (38 milioni), dalle Americhe (7,5 milioni), dalla Russia (2 milioni), dall’Asia (6,6 milioni), Africa-Medio Oriente (1,5 milioni) e Australia (1 milione)*. C’è una forte crescita del segmento meeting e congressi, ovvero di quella nicchia di mercato per la quale De Ferrari si inventò nel 2015 una norma per giustificare la chiusura degli alberghi elbani in autunno-inverno: «Purtroppo una legge – dichiarò il presidente degli albergatori a IlTirreno – non consente di organizzare congressi in località di mare o di montagna. La trovo un’imposizione assurda». Dichiarazione mai smentita dal vertice dell’Asso albergatori al giornale che aveva riportato i suoi deliri.

Alla Bit si fanno affari anche con i buyer internazionali del settore lusso e del turismo attivo, quello per intenderci che offre agli espositori aree outdoor, water sports e diving.

Da questa scellerata assenza si evince una chiara volontà da parte dell’associazione albergatori di chiudere a doppia mandata l’Elba durante i mesi di bassa stagione, nonostante l’isola per il suo clima temperato sia potenzialmente fruibile tutto l’anno. Questo manipolo di imprenditori danneggia tutta l’economia, costringendo molti lavoratori che dipendono dall’industria turistica e dall’indotto generato da quest’ultima, ad emigrare fuori dall’isola o a sopravvivere con la mancia dell’indennità di disoccupazione.

*Fonte: Il Sole24Ore

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