Home Rubriche I beni culturali dell'Elba Il Forte del Giove

Il Forte del Giove

977
0
SHARE

di Marcello Camici

Il forte del Giove giace in completo abbandono, ridotto in stato di rudere. E’ memoria vivente di storia dell’Elba come documentano le cronache storiche riportate in manoscritti e documenti d’archivio.

“…sul Monte Giove una torre demolita nel 1708 detta torre del Giove per quanto dicesi da un tempio dedicato a Giove Ammone sopra il quale Giacomo III Appiani fece costruire per servire col Volterraio a guardare il territorio dalle invasioni barbariche,pur nonostante fu assalita e presa e poi abbandonata nel 1534…” (manoscritto E. Branchi,1839).

E ancora “…Giove antichissimo castello distante miglia due da Rio,situato sopra una eminente montagna macchinosa,fu altre volte guarnito da un piccolo distaccamento della guarnigione di Longone.Nella guerra di successione fu investito e preso dagli imperiali che ne demolirono parte..”  (manoscritto I. Fazzi.1726).

“…nel comune trovasi l’antico castello del Giove,costruito da Giacomo III Appiani nel 1459,demolito nel 1708 da Pinel,comandante di Longone e di cui favoleggia il volgo avere servito un tempio di delubrio a Giove Olimpico…” (manoscritto GS Godi)

Nel 1708 durante la lotta tra Spagnoli e Tedeschi per il possesso dell’Elba, Pinel de Moroy, generale comandante in capo delle truppe spagnole lo fece demolire ritenendo che gli elbani avessero dato aiuto alle truppe tedesche.

E poi “…il Signore di Piombino,trovandosi essere state abbruciate e rovinate dall’armata turchesca e francese le ville di Rio e Grassula desidera assicurare quei popoli che vi sono restati,il meglio che può,et a preghi loro s’è risoluto di fortificare la chiesa di Rio,,la Torre della Piaggia e la fortezza del Giogo acciò che abbiano dove potersi ricoverare e rifuggire quando fossero assaltati da qualche vassello delli nimici; con intenzione però,quando venisse grossa armata,che rieduchino in portoferraio.Et a questo effetto desidera,Sua S.ia, ci contentiamo che possa fare detta fortificatione e mettere nel Giogo un castellano a soddisfazione di detti popoli,il quale nel bisogno abbia da raccettare in quella fortezza le robbe e le donne loro,insieme con le munizioni del vitto dè cavatori delle vene…” ( Lettera del duca Cosimo I dè Medici al commissario di Portoferraio.14 aprile 1555).

In queste parole ritroviamo il dominio della famiglia Appiani in Piombino, di Cosimo I della famiglia dè Medici in Firenze, degli spagnoli, dei francesi, le invasioni dei pirati turco-ottomani Dragut e Barbarossa, il sistema difensivo costituito da fortezze in cima ai monti e da torri sulle spiagge,la memoria di un tempio pagano dedicato al dio Giove.

Nell’ottocento,con un disegno a matita,Vincenzo Mellini ha fatto uno studio planimetrico.

Il monte in cima al quale si trova il forte è alto 352 metri ed “…è formato dall’alto in basso come segue,quarziti superiormente,scisti nodulosi e anagmatici in seguito,che coprono gli scisti ardesiaci in fondo.La sua postura fa sì che divide il vasto campo ferriferodi Rio da quello ancora maggiore di Rioalbano e Calendaggio…” (I.Cocchi).

Il forte che vede tutta la costa orientale dell’isola si affaccia sul canale di Piombino. Con la sua posizione elevata poteva avvistare l’arrivi di nemici avvisando con segnalazioni il castello del Volterraio e da qui tutta l’isola.

La zona in cui è eretto è stata sede sin dai tempi preistorici di attività umana. Lo documentano i ritrovamenti musteriani della dr.ssa Gori intorno al 1920 nel secolo passato e i fabbrichili della valle del Giove rinvenuti da Vincenzo Mellini.

Non sappiamo se veramente sulla vetta fosse stato edificato un tempio in epoca romana. Stando al manoscritto del Branchi parrebbe verosimile.

Quello che resta oggi arrivando in cima a piedi attraverso un sentiero nel bosco è desolante. Tutta la zona è disseminata di grosse pietre e sassi caduti. Di fronte, la parete nord del corpo principale è ridotta a un grosso rudere. Un po’ più a destra altra rovina a forma di colonna appuntita. Al lato sud verso la porta principale d’ingresso esistono resti di un ponte levatoio. Il retrostante muro è a scarpata e presenta a circa 4 metri di altezza una grossa cordonatura ben conservata.

Senza interventi di manutenzione il rischio è quello che tutto scompaia in un cumulo di macerie con sopra il bosco e suoi alberi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here