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ESCLUSIVA – Ferrari: “Mia madre morta il giorno prima e hanno perso i suoi effetti personali”

Cronaca di una morte "non" annunciata

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«La morte, dinnanzi ad essa, non si può fare niente se non subire le modalità con le quali viene comunicata, e la comunicazione è importante…si è già fortunati rispetto a chi non ha neanche la notizia della scomparsa di un proprio caro facendo così saltare quell’anello di contatto spirituale che unisce la vita alla morte. Ed è la morte di una persona cara che mi porta a raccontare la mia esperienza personale».

Con questo ‘funebre’ incipit comincia la lettera del sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, indirizzata ai responsabili della Sanità toscana: dal presidente Enrico Rossi, fino alla presidente della Conferenza dei Sindaci, Anna Bulgaresi. Il primo cittadino lamenta, e a ragione, che gli è stata comunicata la notizia della morte dell’amata madre solo il giorno successivo dall’effettivo decesso. Increscioso ritardo documentato anche dal certificato di morte che riporta data e ora diversa da quella comunicata a Ferrari. E, oltre al danno, ecco l’immancabile beffa; l’ospedale di Portoferraio non ha ancora restituito ai familiari gli effetti personali della signora Mara. E’ increscioso che il nosocomio, a tutt’oggi, non sappia dove siano finiti abiti e altri indumenti appartenuti alla paziente prima del trapasso. Insomma un episodio di ‘malasanità’ che ha colpito personalmente la sfera privata del sindaco, ma figuriamoci allora quale trattamento venga riservato al comune cittadino.

Di seguito la lettera integrale inviata da Mario Ferrari ai vertici istituzionali della Regione Toscana.

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21 settembre

«Mia madre Artemara Ghelardini in Ferrari, viene ricoverata d’urgenza nella prima mattinata perché stava soffocando, fino a quel momento aveva fatto la sua vita normale in totale autonomia e senza alcun manifesto problema. A livello diagnostico, dopo il ricovero, viene ‘scoperto’ un carcinoma tiroideo ascesualizzato che stava ostruendo la trachea impedendo la respirazione. Concitazione per stabilire dove trasferire la paziente dopo che era stata ‘intubata’ se a Piombino, se a Livorno o a Pisa, dove non si riesce a trasmettere la Tac al fine di consentire una valutazione da parte dei sanitari di Cisanello.

La staffetta Elba-Pisa

Intorno alle 14,30, dopo mezza giornata di Pronto Soccorso occupato, con l’elicottero allertato emerge concretamente come far arrivare a Pisa la Tac con un sistema alternativo alla rete informatica di questa grande azienda… avvalersi di una staffetta, di un autoambulanza o chissà quale altro ‘empirico’ sistema. Alla fine lo staff medico mi guarda e dice: «Per una mamma si fa tutto». Per cui alle 14,55 divengo la staffetta volontaria che porterà la Tac a Pisa.  Mi precipito al porto per prendere la prima nave utile che mi vede consegnare, intorno alle 18,30, nelle mani del Dott. Ribechini la busta sigillata contenente la Tac di mia madre. Nel frattempo mia madre era stata trasferita, in elicottero, all’ospedale di Piombino dove, il giorno 27, il Dott. A. Pallini esegui un intervento, non affrontato da Pisa, con perizia risolvendo la fase acuta della malattia.

4 ottobre

La paziente è rientrata il giorno precedente all’ospedale di Portoferraio, si è alimentata, ha interagito con i familiari salutandoli, intorno alle ore 20,00, al termine dell’orario di visita.

5 ottobre

Alle ore 5,26 vengo raggiunto da una telefonata con la quale mi si invitava a raggiungere la sede dell’ospedale senza indicare il motivo o rappresentare particolare urgenza, il tempo necessario al trasferimento e alle 5,50 raggiungo il reparto dove due infermieri mi dicono di attendere in quanto avrebbero contattato il medico di turno che, raggiuntomi intorno alle 06,30, mi comunicava che mia madre, intorno alle 1,302,00, era ‘venuta meno’. Momento non facile, ma bisogna farsi forza e avviare tutte le procedure del caso: contattare l’impresa funebre, andare a casa a prendere l’abito per ricomporre il cadavere.

Al rientro nella stanza mortuaria viene spontaneo far notare al responsabile dell’impresa funebre che il necrologio che avevano appeso all’ingresso del locale era sbagliato in quanto avevano indicato il giorno 4 e non il 5 come da informazioni date dal medico di turno, a fronte di ciò l’impresario funebre a dimostrazione della correttezza della data mi mostra il certificato che dimostra che la morte era avvenuta il giorno prima contrariamente a quanto comunicatomi dal medico in servizio.

A questo punto vorrei una vostra risposta, ognuno per le proprie competenze, ai seguenti quesiti:

1) È ‘normale’ che un parente si debba recare all’ospedale di Cisanello-Pisa per consegnare una Tac di un paziente a rischio della vita che si trova al PS dell’ospedale di Portoferraio in quanto il servizio informatico di questa nuova grande azienda sanitaria non funzionerebbe sull’asse Elba – costa livornese – Pisa come esternatomi anche dagli operatori pisani?

2) È ‘normale’ e fa parte della procedura avvisare i parenti della morte di un ricoverato al mattino del giorno dopo?

3) È  ‘normale’ che ad oggi non siano stati restituiti gli effetti personali nonostante mi sia recato in reparto per il ritiro?

Nella certezza di avere delle risposte chiarificatrici alle mie domande resto in attesa di leggerVi».

di Mario Ferrari

 

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