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Quando una squadra unica per l’Elba?

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Momenti duri per il calcio elbano, rimasto orfano di Audace e Campese. E dire che non sono passati molti mesi da quando, sul finire della scorsa annata sportiva, i campionati di Seconda e Terza categoria vedevano i biancorossi e i gialloneri occupare i piani alti della classifica, nella speranza di raggiungere una meritata promozione. Il sogno di entrambe si era poi infranto al primo turno dei playoff, ma con la soddisfazione di essersi dimostrate, per gran parte della stagione, tra le formazioni più temibili nei rispettivi gironi.

Purtroppo, però, non sempre i risultati sul campo rispecchiano lo stato di salute delle società. Da un lato, le ristrettezze economiche dell’Audace, dovute in particolare alla mancanza di sponsor. Dall’altro, la rosa troppo ristretta della Campese, non sufficiente per poter formalizzare l’iscrizione della prima squadra. E così le due realtà, dopo aver tentato invano di unire le forze sotto il nome dell’Audace, hanno dovuto tirare i remi in barca. Proprio a pochi giorni dalla partenza del campionato, i biancorossi hanno ritirato la loro iscrizione alla Seconda categoria. Alcuni giocatori hanno trovato posto tra i cugini dell’Accademy, la ‘costola’ dell’Audace nata nel 2014 col solo settore giovanile, ma che quest’anno ha allestito una propria prima squadra in Terza categoria. Altri, invece, si sono accasati al Marciana Marina, unica società rimasta a rappresentare l’isola in Seconda. La serie più bassa del calcio dilettanti stico vedrà dunque quattro elbane al via: oltre all’Accademy, troviamo anche il retrocesso Porto Azzurro, il Rio Marina e il San Piero.

Un’annata che parte, dunque, in maniera tutt’altro che esaltante e che riporta in auge un’annosa questione: perché non creare un’unica società rappresentativa di tutta l’Isola d’Elba per cercare, assieme, di raggiungere risultati di maggior prestigio? L’ostacolo a un simile progetto è ormai noto: ogni comune vuole tenersi stretta la sua squadra. I tentativi, negli anni, non sono certo mancati, ma si sono conclusi sempre con un nulla di fatto. «Quello più ambizioso – ricorda Italo Medici, storico segretario dell’Audace – avvenne negli anni Novanta, quando ci fu la fusione tra Capoliveri e Porto Azzurro con l’idea di aggregare, ogni anno, un’ulteriore società. Nel ’99, tuttavia, il Capoliveri si oppose all’annessione dell’Audace e, tra polemiche e incomprensioni, ognuno tornò ben presto a coltivare il proprio orticello».

Tra i sostenitori di una maxi fusione c’è Beppe Fornino. «Se pensiamo che la ben più piccola Isola di Ischia ha una sua squadra addirittura in Lega Pro – afferma l’ex tecnico della Campese, ora istruttore dei Pulcini dell’Accademy – noi avremmo tutte le potenzialità di costruire una formazione competitiva di soli elbani. E magari anche una seconda squadra, con i giocatori che non riescono a trovare spazio in quella principale. Ogni comune potrebbe comunque mantenere il proprio settore giovanile». Dello stesso avviso è Valerio Magrone, ex allenatore del Marciana Marina. «Una fusione ci vorrebbe, ma c’è troppo campanilismo per realizzarla. L’unica soluzione sarebbe l’arrivo di un investitore da fuori, che prenda questa decisione in completa autonomia».

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