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di Edoardo Paussa

Attivi dal 1999, i ‘Mecogang’ sono una delle band storiche dell’isola. La formazione attuale vede Stefano Tanghetti al basso e alla voce, Domenico Parrella alla chitarra, Marco Padini alle tastiere e Andrea Ferro alla batteria. Il loro primo nome era ‘Bimbi Padani’, in contrapposizione alla band ‘Ragazzi Italiani’ e in polemica con l’ascesa della Lega Nord; dal secondo disco il nome viene cambiato in Mecogang, dal soprannome del vocalist (‘Meco’), per cui il nome significa ‘La gang di Meco’.

Meco è cresciuto musicalmente con Vasco Rossi, da cui trae la tendenza stilistica a scrivere pezzi dai testi aperti, che dipingono situazioni da cui ciascuno può trarre spunto facendoli propri: ‘Ogni Giorno’, ‘La donna migliore’, ‘Fragile’, ‘Mostri in libertà’ sono brani che, infatti, si prestano a molte interpretazioni, per quanto il riferimento a tematiche forti e controverse sia chiaro e talvolta sottolineato. A tal proposito, basti pensare al polverone che la canzone ‘La donna migliore’, brano riguardante la rabbia di un uomo dopo un litigio con la moglie, ha scatenato all’ultima edizione del Neverending Music Festival: i musicisti, durante l’esecuzione del pezzo, hanno esibito sul palco due bambole gonfiabili, scatenando l’ira di una giornalista e una turista che, in un furioso moto femminista del tutto fuori luogo, si sono premurate di dar loro fuoco. «’La donna migliore’ – riferisce Meco – parla di un sentimento personale dell’artista e che qualsiasi uomo, nell’arco di un matrimonio, può provare. Non voleva certo essere un pezzo offensivo, ma dai toni leggeri e scherzosi. Siamo stati accusati perfino di istigazione al razzismo e al femminicidio: mi paiono critiche esagerate». Il fatto ha riscontrato una eco mediatica fortissima tanto sui giornali quanto sui social.

Il loro ultimo disco, ‘Basta che funzioni’, è uscito il 21 marzo scorso e ha ricevuto ottimi riscontri, se non in termini di vendite, almeno a livello di soddisfazione per la band: Meco racconta di veri e propri slanci di generosità sia al momento della produzione che della distribuzione. Per la realizzazione dell’album hanno collaborato grandi personalità della musica italiana come Massimo Moriconi, bassista storico di Mina.

A livello di produzione, il disco si presenta come un ottimo lavoro di studio, a dimostrazione del fatto, come dice Meco, che «anche senza soldi si può fare un album». Con questa frase, il cantante vuole esortare i giovani a non demoralizzarsi e a darsi da fare, dal momento che, con i mezzi attuali, mettendo in gioco impegno e idee tutto si può fare. Musicalmente ci si trova davanti a qualcosa di più di un insieme di canzoni: l’amalgama musicale, di un bell’hard rock leggero e distorto, unita a testi del tutto non banali e di sottile ironia, fanno del disco un’opera tutta da leggere, sorriso alla bocca, nei momenti più lievi e in quelli più riflessivi. Un grazie di cuore alla Mecogang, a cui auguro ancora una volta buona musica.

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