Home Società Eventi e Cultura Veltroni: “Abbiamo perso la memoria storica”

Veltroni: “Abbiamo perso la memoria storica”

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di Lorenzo Ascione

È stato insignito del premio ‘La Tore’, nella sua dodicesima edizione, Walter Veltroni, per la sua poliedricità culturale e per il suo impegno politico per il Paese. L’opera premiata è stata l’ultimo romanzo dell’autore, ‘Ciao’, pubblicato nel 2015.

Perché questo premio è stato assegnato a lei?

Credo per il libro. Il romanzo si chiama ‘Ciao’. Qui immagino di incontrare mio padre, che non ho mai conosciuto, e di dialogare con lui scambiando opinioni sul tempo presente.

Il suo rapporto con il padre?

Mio padre è morto quando avevo un anno. Nel libro mi immagino di poter parlare con lui e di raccontarci le nostre vite. Con lui ho un rapporto di memoria.

Il suo legame con l’Isola d’Elba?

Sono venuto tante volte qui all’Elba. E’ un luogo di vacanza. La Toscana è uno dei posti più belli. Qui si può avere tutto: borghi, montagna, mare, centri storici e un grande patrimonio culturale artistico.

Il suo rapporto con i figli, visto che non lo ha avuto con il padre… Come si è rapportato con loro?

Forse dovrebbero rispondere loro a questa domanda. Credo di essere stato un padre molto presente. Adesso loro sono grandi e lavorano all’estero. Da parte mia cerco di essere presente proprio per queste origini un po’ complicate che ho avuto. Non hanno scelto la mia strada, nessuno di loro ha un impegno politico o simile.

Il suo rapporto con la politica?

Oggi sembra che stare in politica significhi avere dei ruoli. A un certo punto ho deciso di smettere di avere dei ruoli, ma non ho cessato di fare politica o di esserne appassionato. Fare politica è anche scrivere articoli, girare film, partecipare ad attività pubbliche o esprimere la propria opinione. E’ operare per la comunità.

Lei ha affrontato il tema della memoria storica nel film ‘Quando c’era Berlinguer’. Come mai oggi manca una memoria storica nei giovani?

C’è poca memoria, si vive un presente eccessivo. La quotidianità si mostra in maniera ecces sivamente impegnativa e riempie troppo la mente. Il troppo presente porta all’eliminazione della me moria. Si dice sempre di vivere solo l’oggi senza tenere conto del passato e del futuro. Io ho chiesto ai ragazzi di Berlinguer, ma se gli avessi chiesto anche di Aldo Moro o delle Brigate Rosse sarebbe stato ancora peggio. Nelle scuole italiane si parla tantissimo di civiltà antiche come gli Etruschi, ma non si riesce mai ad affrontare gli argomenti più recenti.

Lei è stato ministro alla Cultura. Come si può recuperare questo gap della memoria storica?

Bisogna fare un lavoro di memoria attraverso la scuola, l’informazione e la televisione all’interno delle famiglie e in politica. Questo lavoro deve essere una specie di ossessione. Solo chi ha la memoria del passato evita che si possano ripetere gli stessi sbagli, perché può mostrare gli errori compiuti. Se tu non sai che c’è stato Auschwitz o che ci sono stati i Gulag di Stalin, puoi pensare che sia normale che rinascano sotto altre forme.

Se lei ora fosse ministro dell’Istruzione, quali politiche attuerebbe per ravvivare la memoria?

Renderei assolutamente ineludibile lo studio del Novecento a tutti e tre livelli di scuola: elementari, medie e superiori.

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