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LA RECONQUISTA DI MONTECRISTO

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di Alexandre Dumas

Devo ammettere che ritornare dall’oltretomba e vedere la mia isola sigillata e non fruibile da bimbi, alti prelati e comuni cittadini, mi ha alquanto rattristato. Quando scrissi Il Conte di Montecristo, il mio vero intento era quello di far capire ai lettori che il vero tesoro nascosto dall’abate Faria, non erano gli immensi forzieri colmi di monete d’oro e pietre preziose, ma bensì l’isola stessa. Evidentemente il messaggio, a distanza di due secoli, pare sia stato preso alla lettera dall’Unione Europea. Ho appreso, dalle carte di un azzeccagarbugli, che l’isola dal 1971 è stata trasformata, da burocrati che stranamente non portano più la parrucca e la calzamaglia, in una cassaforte inespugnabile per impedire al popolo di ammirare il diamante Montecristo. Questa scellerata scelta integralista è contenuta nel Decreto Ministeriale che istituii la Riserva Naturale, e nel quale si consentiva l’accesso sull’isola solo per “ragioni di studio, per escursioni naturalistiche, per compiti amministrativi e di vigilanza nonché ricostitutivi di equilibri naturali, restando vietata qualsiasi altra attività antropica”. Lo scopo del legislatore era di “proteggere la foca monaca e favorire la riproduzione e l’accrescimento di altre specie marine di importanza economica”. Ma la Monachus monachus, però, è stata avvistata anche nel golfo di Orosei in Sardegna, esattamente nella Grotta del Bue marino, da cui prende il nome, e a Cala Mariolu. Dunque se si fosse applicato lo stesso principio ‘conservativo’ che ha istituito la riserva di Montecristo, anche i sardi avrebbero dovuto lasciare l’isola per essere deportati ‘ope legis’ in Continente, oltre al divieto di pesca e balneazione in tutta l’area costiera.

L’ultimo avvistamento

Ho ascoltato, nell’ombra e approfittando della mia condizione di spirito errante, molti discorsi di illustri elbani che raccontavano di quando Montecristo era meta di felici gite in barca. Tra questi c’era anche uno dei più grandi campioni di pesca subacquea, assiduo frequentatore e conoscitore dell’isola di Montecristo, il quale riferiva che l’ultimo avvistamento della foca monaca, risale al lontano 1970. Più di 45 anni fa. Ovvero prima dell’istituzione della Riserva Naturale e del successivo ottenimento nel 1988 del prestigioso Diploma europeo accordato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che tutela i paesaggi, le riserve e siti naturali protetti. Allora perché continuare a vietare l’accesso e la balneazione, se il simpatico mammifero da tutelare è estinto?

Poca trasparenza sugli accessi

lettera VagnilucaChi decide, riguardo agli accessi sull’isola, non è il sindaco di Portoferraio, signore protempore e massima autorità di Montecristo, ma un dirigente della Guardia forestale di Follonica. Il suo nome è Stefano Vagniluca. Costui è il vero padrone di Montecristo, autorità che dispensa, senza possibilità di appello, le autorizzazioni dei mille accessi annui, ma anche di quegli altrettanti ingressi, di cui per la poca trasparenza, non è dato sapere il numero preciso e l’identità. E’ alquanto difficile capire i criteri, le regole o le linee guida seguite dal capo dell’ufficio territoriale per la biodiversità. Questo ufficiale, nel 2014, ha vietato ad una classe della quinta elementare della scuola primaria San Rocco di Portoferraio, di partecipare al primo Consiglio comunale dell’attuale Giunta targata Mario Ferrari, che fu convocato in via straordinaria a Montecristo. Le motivazioni? I bimbi non riuscirebbero ad “apprezzare compiutamente il valore naturalistico del luogo oggetto della visita”, e inoltre visti “gli spazi ristretti che è possibile mettere a disposizione per la seduta del consiglio non consentono di accogliere anche i bambini della classe in modo comodo e agevole”.  Ho visitato la sala grande della Villa Reale, la quale al contrario di quanto afferma Vagniluca, può e poteva contenere tranquillamente i consiglieri comunali e i 20 alunni della scolaresca. Sappia, poi, che l’educazione ambientale nelle scuole primarie del resto d’Europa, viene impartita in tenera età proprio perché è maggiore la probabilità che essi sin da piccoli imparino ad apprezzare e rispettare l’ambiente. Questo zelante dipendente pubblico, infine, proprio in questi giorni ha toccato l’apice dell’estremismo, vietando l’ingresso ad un’autorità ecclesiastica.

lettera vagniluca Si tratta del vescovo di Massa Marittima, Piombino ed Elba, mons. Carlo Ciattini, il quale si è visto vietare l’accesso a Montecristo, nonostante sull’isola vi sia un monastero che non è mai stato sconsacrato dall’autorità ecclesiastica, e dunque negando di fatto al prelato il diritto di passaggio ad un edificio di culto che appartiene allo Stato Pontificio. Il motivo del diniego? Innanzitutto ribadisce che “l’accesso alla riserva è contingentato a mille visitatori l’anno e che per il 2016 le procedure per il rilascio delle autorizzazioni sono state già espletate”. Notate il fine burocratese che utilizza Vagniluca, il quale per non scrivere ‘esaurite’, usa il termine ‘espletate’. E non pago, suggerisce addirittura al sindaco di Portoferraio, che aveva avanzato la richiesta di accesso per il vescovo e i fedeli elbani, di presentare formale richiesta seguendo la procedura ordinaria, con la possibilità (forse) di celebrare la messa nel 2017. E termina con delle raccomandazioni rivolte ai vecchietti che dovranno affrontare il sentiero per raggiungere San Mamiliano: “Si invita a tener presente che il sentiero che conduce al Monastero è molto impegnativo e che ciò potrebbe risultare un problema sia per la ‘selezione’ dei fedeli, sia per l’officiante (il vescovo, ndr).

L’eradicazione del ratto nero e delle altre specie biodiverse

Dopo aver letto quest’ultimo diniego potrei ritornare negli inferi, certo che il diavolo che mi attende alle porte dell’inferno sarà certamente più flessibile di questo dipendente pubblico. Prima, però, vorrei chiedere a chi dovrebbe tutelare la mia isola, come spiega il metodo in cui sono stati eradicati i ratti neri. Siamo certi che le 26 tonnellate di esche velenose, intrise del principio attivo Brodifacoum, lanciate da un elicottero nel 2012, non abbiano provocato una strage di altri animali, non solo a terra, ma anche in mare? Questo sistema di derattizzazione non selettivo, consentito solo a terra, è stato effettuato con modalità tali da non nuocere in alcun modo le persone e le specie animali (bio) diverse dal ratto nero? Perché non è stato utilizzato un rodenticida a bassa persistenza ambientale, scongiurando il rischio di contaminazione della catena alimentare e dell’ambiente? Il Brodifacoum, infatti, è un prodotto classificato come ‘persistente’. Tanto che il ministero della Salute, in risposta da un’interrogazione parlamentare scrive: “E’ emerso, dal parere tecnico-scientifico richiesto al centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria, che il principio attivo utilizzato (Brodifacoum, ndr) dall’ente esecutore (PNAT,ndr) è a rilevante persistenza ambientale e di scarsa degradabilità. E anche secondo la normativa comunitaria, sarebbe stato opportuno l’utilizzo di un principio attivo alternativo, altrettanto efficace e meno dannoso per l’ambiente e gli animali”. Di utilizzare un altro tipo di veleno, meno impattante per la biodiversità di Montecristo, era stato segnalato anche dall’ex consigliere comunale Carlo Gasparri. Perché non è stato seguito il suggerimento di questo esperto? Una eradicazione tanto dannosa per l’uomo e gli animali che il ministero della Salute – si legge nella stessa interrogazione  – ha dovuto intraprendere le necessarie iniziative, richiedendo all’ente esecutore del progetto di motivare la scelta del Brodifacoum, contravvenendo a quanto espressamente disposto dall’ordinanza ministeriale. Da ultimo, questo ministero ha ritenuto di dover formalmente informa re la competente procura della Repubblica dell’intera vicenda”.

Il ‘pozzo nero’ che sfocia in mare

Nell’isola è vietata la balneazione, ma come è possibile che nelle strutture abitative dove risiedono i due custodi e gli agenti della Guardia forestale, non esista un serbatoio di raccolta delle deiezioni umane? Le fogne, inoltre, sono assenti anche nella Villa Reale e nel museo. Dove finiscono gli escrementi delle migliaia di turisti che visitano Montecristo? Ovviamente sfociano in mare! E allora viene da chiedersi quali provvedimenti siano stati assunti negli anni da chi gestisce la Riserva, per scongiurare il rischio di causare un danno alla salute pubblica? Visto quanto sopra, viene da chiedersi se il divieto di balneazione, più che tutelare le specie rare di cetacei in via di estinzione, sia stato imposto per la protezione della salute dei bagnanti.

Rifiuti

Per molti anni i rifiuti prodotti da chi dovrebbe custodirla, sono stati nascosti alla vista dei turisti e accumulati all’interno della struttura abusiva costruita alla fine degli anni 60 dalla società Oglasa Montecristo Sporting Club, situata proprio a ridosso della spiaggia di Cala Maestra. Solo alcune settimane fa, il sindaco Mario Ferrari, ha ritirato grazie all’intervento gratuito di un armatore privato, le decine di tonnellate di rifiuti stoccati sull’Isola. E solo una piccola parte di questi erano rifiuti arrivati dal mare e spiaggiati sull’isola. Dal report della Elbana Servizi Ambientali (Esa), che ha smaltito i rifiuti portati via da Montecristo, risultano un numero svariato di batterie di camion, auto e trattori. Barili di olio e molti altri materiali che non possono essere arrivati nell’isola trascinati dalle correnti marine. E’ stato lasciato nella discarica abusiva, anche un enorme serbatoio di amianto per la raccolta dell’acqua.

Domande

Il porticato dove erano stoccati i rifiuti, facente parte del tanto chiacchierato abuso edilizio della società Oglasa, è stato condonato o acquisito a norma della legge 47/1985 dal Comune di Portoferraio?

Per la costruzione dell’impianto fotovoltaico che è stato inaugurato alcune settimane fa, sono state richieste le relative autorizzazioni alla Biscotteria?

Non sarebbe opportuno che gli enti preposti alla tutela e alla sorveglianza dell’isola, visto che non sono capaci di smaltire i propri rifiuti, inizino a pagare al Comune di Portoferraio la Tari?

Perché il sindaco Ferrari non impone una tassa di sbarco da far pagare alle migliaia di turisti che visitano Montecristo, i quali a loro volta producono altri rifiuti?

E in ultimo, non sarebbe ora che il Comune di Portoferraio si riappropriasse di Montecristo, trasferendo al sindaco la facoltà di permettere, con modalità certe e trasparenti, l’accesso alla stessa, senza discriminare autorità, anziani e bambini di età inferiore ai 10 anni?

Il tutto, ovviamente, con buona pace della Berta minore.

Adieu

M.D.

 

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