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Napoleone dormiva in un lettino da campo

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Antonia D’Aniello, direttrice delle Case Museo Napoleoniche all’Elba, si è insediata da pochi mesi ma ha già le idee chiare su come valorizzare ancora di più questo patrimonio di portata nazionale. Certo, i tempi sono quelli che sono. E’ in corso una fase di riorganizzazione dopo le due riforme Franceschini, la prima del marzo 2015, che hanno dato vita all’istituzione dei Poli museali regionali. La novità più importante riguarda il distaccamento dei Musei dalle Soprintendenze che quindi si occuperanno solo di tutela e valorizzazione. «Non ci sono molte risorse – ci dice la direttrice – né finanziarie né umane. E queste sono due grandi difficoltà».

Le due regge napoleoniche, in totale, contano ventisei custodi, un referente tecnico e una figura che si occupa del verde. In futuro si potrebbe pensare anche a curare un collegamento fra le due case. Senza dimenticare, poi, l’aspetto informativo. «Di sicuro il nome di Napoleone ci favorisce – ammette Antonia D’Aniello – ma la comunicazione va migliorata. Non abbiamo un sito internet dedicato e questo lavoro va fatto. Altra priorità, per me, sarebbe quella di rendere la Palazzina dei Mulini completamente accessibile. E’ già stato individuato, per esempio, il luogo per realizzare un ascensore. In ultimo, bisogna lavorare per superare la stagionalità e portare qui i turisti in tutti i periodi dell’anno». Attualmente nei laboratori della Palazzina dei Mulini è in corso la digitalizzazione dei volumi napoleonici. Un progetto finanziato dagli Emirati Arabi.

Lo speciale dedicato alle regge napoleoniche parte proprio da qui. La sala che colpisce di più è sicuramente il salone delle feste. Si trova al primo piano. E’ proprio la zona che Napoleone fece innalzare per collegare i due edifici del Genio e dell’Artiglieria militare che lui stesso scelse come residenza. C’è un letto da parata. A giorni dovrebbero tornare le cortine di seta che sono state oggetto di un intervento di manutenzione.

Sul soffitto un finto velario steso, la decorazione più sfarzosa di tutta la sala. Due sculture sono ancora conservate lì. Una ritrae l’imperatore, l’altra è la sorella Paolina a cui era stata destinata una parte di questo fabbricato. Di Paolina, infatti, c’è il letto esposto nella sala accanto. Lo dicono studi successivi che hanno smentito le voci che lo attribuivano a Napoleone. Sì, perché l’imperatore, nei brevi mesi di permanenza, si pensa dormisse in un lettino da campo, conservato sempre nella sua residenza istituzionale, insieme ai contenitori usati per trasportarlo. Ma di Paolina c’è anche uno dei suoi manti. Un tessuto, originale, usato soprattutto in occasione delle grande feste, che riporta una bordatura di ulivo.

«Con l’ultimo restauro – ci dice la direttrice lungo il percorso – si è cercato di restituire agli ambienti della casa le funzioni originarie del tempo di Napoleone. Tutto questo è stato possibile anche grazie al ritrovamento di documenti importantissimi». E così si può visitare la sala da pranzo dell’imperatore, le sale di rappresentanza, dove molto probabilmente Napoleone incontrava i viaggiatori che giungevano sull’isola per conoscerlo e frequentarlo o dove, ancora, pensava di incidere sull’economia dell’isola con un progetto che però mai riuscì a realizzare. Colpa, soprattutto, del breve tempo che lo tenne legato all’Elba.

L’atmosfera napoleonica viene restituita a questi ambienti attraverso i mobili, stile impero, presenti all’interno, e le stampe. Alcuni in comodato d’uso, altri sono copie di quadri famosi. Uno fra tanti, Napoleone sul suo destriero. C’è anche lo studio, ricostruito con la scrivania, e la biblioteca. «Questa – spiega Antonia D’Aniello – è la zona che più di tutte ci restituisce la figura di Napoleone. Arrivando all’Elba, lui sceglie di portare con sé una serie di volumi della biblioteca di Fontainebleau». Hanno tutti la ‘N’ dorata che li contraddistingue. All’interno della Palazzina dei Mulini ce ne sono circa 970. Volumi di storia francese, classici della letteratura greca e latina, e altri acquistati sull’isola.

Questa residenza, così come anche Villa San Martino, si affaccia sia sull’ingresso che sul giardino. Napoleone era molto attento al verde. Il contesto paesaggistico che circonda le sue regge lo dimostra. All’interno della Palazzina dei Mulini ce ne sono due. Il primo, quello più curato, conduce fin sotto la scogliera attraverso un sentiero che, dice la D’Aniello, «spero di riaprire in futuro». L’altro, si trova alle spalle della casa. Ai tempi di Napoleone erano ricchi di alberi da frutto, o almeno così dicono i documenti. Per il momento è poco curato ma, promette la direttrice, «farò di tutto per mantenerlo bene. Il problema è che serve un lavoro di manutenzione ordinaria, o altrimenti rischiamo di vanificare l’effetto dei fondi straordinari per i restauri».

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