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500 giorni di Napoleone, dall’Elba a Sant’Elena

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L’Elba non è una parentesi insignificante per Napoleone. La sua storia si legge anche at traverso quei pochi mesi sull’isola. Ne è certo Luigi Mascilli Migliorini, docente di Storia moderna all’Università L’Orientale di Napoli nonché uno dei maggiori studiosi dell’età napoleonica e della Resistenza in Europa. «Molti colleghi – ci dice Mascilli Migliorini – pensano che l’Elba sia stata solo una piccola parentesi per l’imperatore. Ma io credo che non sia così». Insieme al professore abbiamo approfondito i mesi di permanenza all’Elba di Napoleone partendo da una delle sue pubblicazioni. Si tratta di ‘500 giorni. Napoleone dall’Elba a Sant’Elena’. Proprio quei 500 giorni che trascorrono nella sua vita tra il crollo dell’Impero, l’esilio all’Elba, i Cento giorni e la partenza in esilio a Sant’Elena.

Professore, quando Napoleone arriva in quello che lei ha definito nel suo libro ‘ozio elbano’, prende le caratteristiche del posto. Crede che questo influisca nella sua indecisione di rientrare in Francia per riconquistare il trono?

Di sicuro all’Elba c’è una riscoperta di un mondo che non gli era per niente sconosciuto. Trova quelle che sono le peculiarità tipiche delle isole mediterranee. Per esempio il fatto di prendere le cose un po’ con calma. Ritrova quel modo rallentato di vivere la vita. Questa condizione, che era nelle sue corde, si incrocia con quella di un uomo molto affaticato, provato. Napoleone aveva bisogno di tranquillità. Che cosa meglio dell’Elba per ritrovarla. Ma tutto questo dura poco. Questa riscoperta che lui trova sull’isola rappresenta un’opzione possibile di vita per Napoleone. E in pochi mesi pensa che, forse, la cosa migliore da fare sia stare tranquillo, continuare così la propria esistenza, mettere a posto quell’isolotto. Questa è un’ipotesi autentica. Risponde perfettamente ad una fase storica della vita di Napoleone.

Prima di partire dall’Elba, Napoleone lascia aperto sulla sua scrivania un libro sulla vita di Carlo V. Questo gesto che significato ha?

Ci dice che, in fondo, l’Elba gli ha dimostrato ancora una volta la possibilità di essere un uomo tranquillo e felice ma lui sceglie l’ambizione e il ritorno al potere. Ha seguito la parte più irrequieta della sua personalità. L’Elba è la tentazione di una vita diversa, una vita in cui la conquista del potere non sia l’obiettivo principale. Lui, da ragazzo, era stato un lettore convinto di Rousseau. In particolare lo aveva attratto il tema dell’uomo che deve pensare soprattutto alla ricerca della felicità più che alle ambizioni del potere. In realtà poi Napoleone prende un’altra decisione. E questo bivio gli si ripropone tornando all’Elba. Ma ancora una volta fa un’altra scelta o, se vogliamo dire, lo stesso errore.

Personalmente, cosa l’ha colpita di più di questi mesi elbani?

Di sicuro, il ritorno ad un legame familiare autentico, quegli affetti che aveva lasciato sfilacciare quando era stato imperatore. La madre si era trovata disorientata quando il figlio le impone: “Madre, non chiamatemi più Napoleone, ma imperatore”. Ma il sole dell’Elba cambia tutto. L’isola gli restituisce una dimensione più autentica. Io nel mio libro ho raccontato dei baschi all’italiana che vanno e vengono tra la Palazzina dei Mulini e la casa dove viveva Letizia Bonaparte. Lui mette su, anche velocemente, una vita all’italiana fatta di consuetudini a cui noi siamo abituati. Ogni domenica andava a mangiare dalla madre che probabilmente faceva cucinare autentici spaghetti italiani. E secondo me sembra che la gente si sorprenda di questo.

Nei pochi mesi che Napoleone risiede all’Elba, apre un grande cantiere nella sua casa. Lei crede che questo gli sia servito per occupare la mente e tenerlo lontano dalla tentazione del potere?

Da una parte forse sì. Ma penso che dall’altra c’è anche un impulso continuo a organizzare al meglio le cose che ha intorno. Le tantissime lettere di Napoleone dimostrano proprio questo. E’ impressionante sapere come nella stessa giornata lui riesca a occuparsi di tante cose in maniera così minuziosa. Ha certamente il gusto dell’organizzazione e della rea lizzazione concreta delle cose.

In ultimo, leggendo il suo libro, da lettore, mi pare di capire che il periodo elbano lo abbia indebolito e che questo abbia influito sulla disfatta di Waterloo…

E’ una considerazione interessante. Non saprei direi se l’Elba intenerendolo lo abbia infragilito, di sicuro non lo ha rafforzato. Io penso che lui quando tornò in Francia aveva una forte consapevolezza che le cose potessero andare male. A quel punto gli sembrò più alla sua altezza accettare una sconfitta gloriosa, come poi accadde, che un destino tranquillo, ma in fondo un po’ anonimo, come quello che gli avrebbe riservato l’Elba.

Il volume del professor Luigi Mascilli Migliorini “500 giorni. Napoleone dall’Elba a Sant’Elena” è possibile trovarlo presso le librerie di Portoferraio Il libraio, Calata Mazzini, e La libreria stregata, via Giosuè Carducci 164.

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