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La Darsena versa in un indecente stato di degrado

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Dopo le nomine del nuovo Cda della partecipata comunale Cosimo de’ Medici, abbiamo fatto un sopralluogo per documentarvi in quali condizioni versa la Darsena del porto mediceo di Portoferraio. Speravamo che i nuovi amministratori Campidoglio, Lottini e Burchielli, insediati ormai da più di un mese, e con l’avvicinarsi della stagione estiva, avessero messo a lucido il gioiellino cittadino. Invece, purtroppo, la Darsena versa in uno stato di degrado assurdo. Le protezioni trasparenti delle manichette antincendio sono rotte, e chissà se le stesse sono in grado di funzionare, vista la manomissione operata da qualche vandalo.

Dopo la nostra visita, il giorno successivo, in meno di 24 ore, magicamente gli addetti della partecipata hanno provveduto a sostituire tutte le manichette vecchie con delle nuove. Ma questo non è sufficiente a risolvere tutte le criticità di sicurezza e decoro della bomboniera portoferraiese. Il gommone di servizio, immatricolato ad uso conto proprio, e utilizzato per assistere i natanti durante le manovre di ormeggio, non ha esposta la sigla di identificazione ed è carente delle dotazioni di sicurezza previste dal D.p.r. n° 435 del 8 novembre 1991; ovvero della ciambella salvagente e dell’estintore. Le pedane in legno usate dai diportisti per salire sulle barche sono deteriorate e sono sprovviste delle strisce antiscivolo, mentre alcune sono marcie e rischiano di sfondarsi. Le colonnine dell’energia elettrica e dell’acqua sono legate con uno spago per evitare che si aprano in due, e alcune non funzionano perché mancano le schede interne. Ogni colonnina, poi, ha due prese di corrente che quando si collegano 4 barche di media grandezza a due colonnine, salta l’erogazione dell’energia elettrica, causando un black out dovuto al malfunzionamento delle centraline obsolete.

Le scalette in pietra di accesso alla banchina non sono protette, oltre ad essere carenti della manutenzione necessaria ad evitare che la gente scivoli a causa dell’erbino. Le catene per l’ormeggio che camminano lungo tutta la banchina non hanno nessuna protezione, con il rischio che i passanti vi inciampino.  Le cime che collegano la banchina ai corpi morti, e che vengono tirate a bordo per mettere in forza le stesse, sono piene di denti di cane e incrostazioni, con il rischio che i marinai si taglino le mani e che il fango sporchi la coperta dell’imbarcazione. L’erogazione dell’acqua viene staccata durante la notte. Le cime, che vanno dalla barca alle boe con sotto i corpi morti, non sono segnalate con degli stracci/bandierine rosse di giorno e la notte con delle luci ben visibili. Non esistono servizi igienici e docce, tanto che i residenti di Piazza Cavour e del centro storico, in estate assistono attoniti alle sfilate in costume o in accappatoio dei diportisti, che per potersi lavare devono raggiungere i bagni diurni sotto il Comune.

Pare, in ultimo, che le catenarie e i corpi morti non siano dimensionati per imbarcazioni superiori ai 22 metri. Il Comandante della Capitaneria di porto, Emilio Casale, a cui abbiamo fatto visionare le immagini e segnalato le eventuali situazioni di criticità della Darsena, ci ha assicurato «che non ci sono problematiche di sicurezza rilevanti».

Quanto costa un posto barca?

Caro, molto caro, almeno rispetto alle tariffe praticate dai porti concorrenti, i quali a differenza della Darsena medicea, offrono servizi e curano la manutenzione e il decoro della struttura. Per affermarlo con certezza oggettiva e scientifica, abbiamo confrontato i prezzi della Cosimo de’ Medici con quelli dei porti di Rosignano Marittima, Marina di San Vincenzo e Marina di Capitana in Sardegna (Tabella 1 e 2). Utilizzando lo stesso sistema che abbiamo usato per le inchieste sul caro hotel e sulle tariffe praticate dalle compagnie di navigazione. Nel primo abbiamo dimostrato che gli alberghi elbani sono più cari rispetto ad altre località simili, e nel secondo che le tariffe dei traghetti sono tra le più convenienti rispetto alle isole italiane e straniere con una distanza simile a quella che separa Piombino da Portoferraio, Rio Marina e Cavo. Insomma senza una comparazione con altre località, è impossibile asserire con certezza che un servizio all’Elba sia caro.

Tab 1 darsena Tab 2 darsenaGli armatori e i diportisti italiani e stranieri, negli ultimi anni hanno abbandonato lo scalo elbano, preferendo altri porti meno costosi e che offrono più servizi. Ormeggiare una barca da 15 metri nel porticciolo di Marina di Capitana in Sardegna, costa il 33,55 percento in meno rispetto alla Darsena medicea. Mentre sostare con un natante di 18 metri a Marina di San Vincenzo, si risparmia fino al 18,39 percento. E ora sono più chiari anche i dati sulle presenze turistiche nel 2015, forniti pochi giorni fa dalla provincia, che vede Portoferraio perdere il 3,38 percento di presenze rispetto alla stagione 2014, quella del Bicentenario napoleonico per intenderci. Evento dato in gestione dal Comune alla Cosimo De Medici, e per cui la partecipata ha speso ben 130.064 mila euro. Deve essere stato organizzato nel migliore dei modi, visto che il flusso turistico l’anno dopo anziché crescere è diminuito. Secondo gli operatori portuali che promuovono la Darsena, nel 2015 c’è stata una diminuzione del 35% percento degli ormeggi di grandi imbarcazioni (panfilimega yacht), rispetto al 2014, e del 25 percento per le piccole e medie imbarcazioni (18 metri). Il motivo? Gli armatori hanno preferito altri lidi, dopo aver pagato negli anni precedenti e a caro prezzo i disservizi subiti nella Darsena medicea.

Ecco perché ribadiamo che la gestione di una partecipata come la Cosimo de’ Medici, sia che il Cda venga nominato da una Giunta di centro destra o di centro sinistra, dovrebbe essere affidata a dei manager con titoli ed esperienza tale da valorizzarla e farla crescere.

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