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Il dottor David La Rosa, di Porto Azzurro, è l’unico podologo con uno studio professionale attrezzato sull’Isola d’Elba. E’ stato il solo italiano, in mezzo a tanti spagnoli, a frequentare il corso di specializzazione in patomeccanica e i suoi trattamenti ortopodologici all’Università di Barcellona, nell’anno accademico 2006/07. Nella commissione scientifica, chiaramente, i podologi più autorevoli d’Europa. Ha portato, per primo, all’Elba, e in Italia, un macchinario all’avanguardia, il Podia Laser. La sua passione per questa professione nasce in famiglia. Mamma estetista, con più di trent’anni di lavoro alle spalle. Una laurea triennale all’Università di Firenze nel 2006. Due corsi di specializzazione all’estero. Il primo, nel 2007, a Barcellona. Il secondo due anni dopo in Podologia sportiva. «Sono stato costretto ad andare via – spiega il dottor La Rosa – perché ancora in Italia non c’erano specializzazioni per il mio settore. Oggi la formazione del podologo è un po’ diversa. Dieci anni fa il corso è finalmente diventato una vera e propria laurea. E soprattutto ci sono quelle specializzazioni e quei master che io ho dovuto fare all’estero».

Dottore, ci racconti la sua esperienza a Barcellona…

Era il 2006. Lì hanno messo su una bellissima Università che collaborava con il Barcellona Calcio. Noi lavoravamo a fianco del podologo della squadra. Mi ricordo, in particolare, che nel corso dell’anno accademico ci siamo ritrovati a fare un plantare a Iniesta. In quegli anni giocava nella Primavera. Ora è diventato uno dei migliori centrocampisti al mondo.

Ecco, a proposito dei plantari. Cos’è cambiato rispetto a qualche anno fa?

Tanto, se consideriamo che oggi è possibile realizzarli su misura e per qualunque tipo di calzatura. Il plantare è una soletta personalizzata, creata su misura, in base alle tipologie. Fortunatamente, c’è stata un’evoluzione dei materiali che servono per realizzarlo. Dunque è possibile abbandonare le scarpe ortopediche per poter inserire il plantare, molto fine, in qualunque calzatura.

Oltre a Barcellona, lei vanta anche un’esperienza formativa a Manchester…

Sì, una bella esperienza. Ci hanno portato a visitare la sede della Dr. Scholl e abbiamo visto cosa c’è dietro la commercializzazione dei loro prodotti. Il confronto con l’Università inglese è stato costruttivo. Loro sono un po’ più avanti di noi, in quanto a strumentazioni, ricerca e scienza ma anche sul piano formativo. Chi si laurea, lì, è già un chirurgo del piede. Questo avverrà, sicuramente, anche in Italia. Lo stiamo attendendo da anni ormai.

Quali sono le patologie più diffuse in podologia?

Parliamo di patologie quali ipercheratosi, onicocriptosi, onicomicosi. Per spiegarci meglio, l’alluce valgo, le dita a martello, i funghi, l’occhio di pernice e tutto quello che riguarda il piede diabetico.

Cosa si intende per piede diabetico?

Il paziente diabetico ha, di per sé, delle problematiche sistemiche che, quindi, riguardano in generale la circolazione. E il piede, essendo la zona più distante dal cuore, può risentirne. La criticità più diffusa è la neuropatia, ovvero la mancanza di sensibilità. In quel caso va stabilita una cura insieme al diabetologo, chiaramente.

Perché affidarsi al podologo e non, magari, a un’estetista per la cura del piede?

Certamente per diverse situazioni che l’estetista non può trattare. Ad esempio, il dolore al piede. Tutto questo va approfondito, bisogna trovarne la causa, e poi la giusta soluzione. Può essere un plantare, una rieducazione ungueale, ortesi digitali in caso di callosità. Qui c’è la cura vera e propria.

Lei è l’unico podologo sull’isola?

Sono l’unico presente all’Elba con uno studio professionale attrezzato. Ce ne sono altri che lavorano in diverse strutture sanitarie pubbliche. E, sinceramente, spero ne arrivino altri ancora per incrementare la conoscenza di una figura, quella del podologo appunto, che ancora oggi è piuttosto mistica. Dieci anni fa, fortunatamente, è stata istituita la prima laurea. Poi sono nati master e specializzazioni, tutto quello che io ho dovuto fare all’estero.

Dottore, lei per primo ha portato all’Elba, e in Italia, un macchinario all’avanguardia, il Podia Laser. A cosa serve?

Sì, è uno strumento nato a inizio anno. Ho partecipato alla sua creazione perché ho avuto modo di dare le linee guida all’azienda che l’ha prodotto. Con il Podia Laser è possibile fare trattamenti onicomicosi, senza dolore e con risultati più efficaci rispetto alle lacche e agli smalti che vengono pubblicizzati.

Come funziona?

Il laser è una luce che penetra e che tende a scaldare i tessuti. E’ stato certificato che va a danneggiare le funzioni, vitali e riproduttive, del fungo. Diciamo che con circa sette sedute da quattro minuti, ripetute ogni settimana, si riesce a dare un buon sostegno all’unghia per difendersi dal fungo e quindi ucciderlo. Inoltre, l’unghia viene anche stimolata e inizia a ricrescere. I pazienti, dopo il trattamento, possono serenamente andare in giro con un sandalo senza dover nascondere il piede.