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C’è chi dice no

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«Per difendere questi nostri modesti ideali, è necessario qualche volta prendere posizione, assumere responsabilità, lottare contro le forze del male, respingere le sopraffazioni. E poiché riteniamo che l’Elba sia in questo momento vittima di una sopraffazione, siamo scesi in campo per motivi puramente ideali a difendere la nostra terra e i diritti dei suoi lavoratori». Con queste parole, nel quinto numero del 3 febbraio 1949, in un duro articolo in prima pagina del Corriere Elbano, il direttore Mario Bitossi, si scagliava contro «qualche imbecille urlatore» che, anche allora, come oggi, non vedeva di buon occhio la coraggiosa linea editoriale del periodico. La redazione, infatti, arditamente per quei tempi, proponeva dalle colonne del giornale, un rinnovamento culturale ed economico dell’isola, iniziando ad instillare tra la gente l’idea di un nuovo modello di sviluppo basato sulla nascente industria del turismo. Il Corriere Elbano, dunque, entrava nel dibattito politico prendendo posizione e proponendo una exit strategy post Ilva. Ovviamente queste idee rivoluzionarie non piacevano ai reazionari ‘signori’ dell’epoca, i quali contrastavano qualsiasi iniziativa alternativa agli altiforni dell’Ilva, nonostante, proprio in quell’anno, infuriassero le proteste e le occupazioni delle fabbriche da parte degli operai. Nel giro di pochi anni, la principale industria siderurgica, nata nei primi del Novecento e che aveva attirato migliaia di lavoratori dalla Toscana e dal Mezzogiorno, fu smantellata e trasferita in Continente.

Con lo stesso coraggio di chi ci ha preceduto, intendiamo proseguire, forse indegnamente, nel solco di questa linea tracciata da Mario Bitossi e Leonida Foresi. Ci sforzeremo, con onestà intellettuale, di mettere in evidenza le storture economiche, politiche e culturali che impediscono all’isola di progredire. Daremo voce a chi si impegnerà, rimboccandosi le maniche e non scappando per svernare in Thailandia o nei Paesi dell’Est, nel promuovere ed allungare la stagione turistica. Attaccheremo gli operatori economici che sfruttano i pochi mesi della stagione estiva per fare ‘ciccia’ a danno del turista, non offrendo loro quella qualità che hanno pagato a caro prezzo, facendo si che questi non scelgano più l’Elba come meta per trascorrere le loro vacanze, arrecando danno all’immagine e all’economia dell’isola.

Daremo voce agli studenti universitari e ai talentuosi laureati elbani fuori sede, giustamente indignati per la mala gestione della cosa pubblica, e offesi per essere stati esclusi dalla selezione per la scelta dei nuovi amministratori della partecipata Cosimo de’ Medici. A questi giovani va tutto il nostro appoggio, perché costretti ad emigrare fuori dall’isola per mancanza di opportunità di lavoro. E sia ben chiaro ai lettori che non abbiamo nulla contro chi non ha voluto o potuto proseguire gli studi superiori o accademici. Perché crediamo fermamente che i titoli, il merito e l’esperienza debbano essere gli unici criteri nella scelta, come sancito dalla Costituzione italiana, di chi ha l’onere di amministrare la cosa pubblica, e non al contrario, incentivata qualsiasi forma di nepotismo, clientelismo o raccomandazione. E, con buona pace, di chi dice sì!

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