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“Occorre un modello turistico coerente”

Vittorio Rigoli nel suo agricampeggio ha aperto un market di prodotti tipici a km zero

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A Lacona c’è un agricampeggio. Si chiama Orti di Mare e da oltre vent’anni contribuisce a valorizzare l’immagine dell’Elba, tutto l’anno, con un’attività che coniuga la produzione enogastronomica con l’ospitalità tipica di un campeggio. Sugli oltre 21 ettari dell’azienda agricola, infatti, tende e camper sostano nel mezzo degli spazi produttivi. Un modo, come dice il proprietario Vittorio Rigoli, «per far sì che l’ospite possa trovarsi dentro la fattoria e sentirsi a contatto con la realtà produttiva». Da poco, poi, ha riaperto il market dove è possibile trovare tutti i prodotti tipici dell’azienda Orti di Mare. C’è la schiaccia ‘briaca, prodotta con una ricetta originaria diversa da quella che attualmente si trova in commercio, perché il dolce dell’azienda non è lievitato e non presenta ingredienti che non siano locali. Ci sono le confetture, i cantucci tradizionali senza aggiunta di grassi, il pane, che poi è uno dei prodotti più richiesti, l’olio d’oliva. Dallo scorso anno l’azienda produce anche il gelato. Insomma, tutti prodotti che sposano perfettamente la vocazione di una vera e propria azienda biologica.

L’agricampeggio è strutturato su diversi livelli. Una parte vista mare, un’altra immersa nella pineta, ideale per le tende. Una situazione idilliaca per i turisti, prevalentemente nordeuropei, che decidono di percorrere migliaia di chilometri per raggiungere una natura incontaminata alla ricerca di tranquillità e pace. E Lacona, da questo punto di vista, si presta molto. Peccato, però, che Vittorio Rigoli si trovi costretto a dover rinunciare al suo lavoro perché all’Elba, dice, manca un modello turistico coerente. «Proprio qui, nell’Hotel Lacona, si è insediato, da un anno, un villaggio turistico – spiega Rigoli – Da maggio a ottobre, tutti i giorni e a qualunque ora, ci troviamo costretti a subire musica ad alto volume, chiasso e rumori vari. Molti dei nostri ospiti vanno via prima perché si trovano a vivere un incubo. E’ un grosso danno non solo per noi ma anche per tutta l’Elba. Queste persone diranno che l’isola è bellissima, ma è incivile». Ma questo è solo un esempio. C’è poi il problema della spiaggia. Difficile accedervi perché «all’ingresso c’è uno stabilimento riservato ai parenti dei militari di una colonia estiva dell’esercito. Questo privilegio sottrae spazio ai nostri clienti. E noi viviamo in una continua contraddizione».

Problemi su problemi. Disservizi su disservizi che secondo Rigoli vanificano gli sforzi compiuti per costruire qualità all’Elba. «Facciamo convivere – spiega – situazioni che non sono compatibili e così rischiamo di annullare il grande potenziale di questo territorio. Bisogna decidere cosa vogliamo fare da grandi. Serve un modello di sviluppo turistico e la certezza del diritto. Le norme sono troppe, sono fatte male e, peraltro, non vengono rispettate. Se noi perdiamo la nostra naturale vocazione per ospitare un rally in più o per un locale sbagliato nel posto sbagliato, non andiamo avanti».

Le soluzioni ci sarebbero. Non solo per risolvere queste criticità nel periodo estivo, ma soprattutto per provare a destagionalizzare e aprire anche in bassa stagione. Vittorio Rigoli lo fa già, è possibile. «Qui c’è la tendenza culturale – continua – a chiudere per sei mesi, perché il guadagno è abbastanza, e andare via. Capisco anche che per un albergo non è semplice mobilitare il personale per piccoli numeri, ma bisogna sbloccare una serie di meccanismi, anche in questo contesto di farraginosità amministrativa e mancanza di punti di riferimento decisionali».

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