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Poca trasparenza sul curriculum del nuovo presidente della Cosimo De' Medici nominato dalla Giunta Ferrari

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Lo scorso 8 aprile, la Giunta comunale di Portoferraio guidata dal sindaco Mario Ferrari, con una delibera, ha nominato i componenti del consiglio di amministrazione della Cosimo De’ Medici. I membri del nuovo Cda sono Vittorio Campidoglio, Monica Lottini e Carlo Burchielli.

Come potete leggere nel box sotto, la Cosimo De’ Medici gestisce dei complessi pubblici di notevole pregio, autentici tesori del patrimonio storico e culturale della comunità portoferraiese. Questi gioielli, come prevedono le leggi che regolano le nomine negli enti e nelle partecipate statali, dovrebbero essere affidati a dei manager capaci, con titoli e con una lunga esperienza alle spalle nella gestione di aziende pubbliche.

tesori cosimo de mediciA nostro avviso, ma anche a detta del gruppo di minoranza in Comune guidato da Cosetta Pellegrino, in quest’ultimo giro di nomine la trasparenza e la meritocrazia, hanno saltato un giro. A dispetto anche dello Statuto della Biscotteria, che all’articolo 50 sulle aziende speciali recita: «Il presidente ed il Consiglio di amministrazione sono nominati dal sindaco sulla base degli indirizzi stabiliti dal Consiglio comunale fra le persone in possesso dei requisiti di eleggibilità a consigliere comunale dotate di speciale competenza tecnica o amministrativa per studi compiuti, per titoli, per esperienza acquisita». Il 30 aprile, infine, sono state presentate dai gruppi di opposizione e inserite nell’ordine del giorno del Consiglio comunale, un’interrogazione e un’interpellanza, dove si chiede di fare chiarezza sulle nomine dei tre componenti del Cda della Cosimo De’ Medici.

Ma ora vediamo, uno a uno, i profili dei membri del Cda della partecipata.

Tabella CosimoSignor Campidoglio

Dobbiamo ammettere che trovare informazioni sul nuovo presidente della Cosimo De’ Medici non è stato semplice. Il suo curriculum vitae non è pubblicato né sul portale web del Comune né sul sito della partecipata, mentre per Google non esiste. E questo nonostante vi sia una legge sulla trasparenza che impone agli enti pubblici di rendere noti i dati degli amministratori. E queste informazioni dovevano essere rese note già un anno fa, quando Campidoglio fu nominato per la prima volta dall’attuale Giunta nel Cda della partecipata. Alcune fonti ci hanno rivelato che il presidente non possiede né titoli di studio, ha solo la terza media, né tantomeno esperienze pregresse nella gestione di società pubbliche. E questa agibilità ‘gestionale’, di certo non può essere stata acquisita da Campidoglio nei sette mesi della precedente gestione guidata da Provenzali (9 aprile – 10 novembre 2015). E lo stesso sindaco Mario Ferrari, inoltre, in un’intervista concessa al nostro giornale ci dice di «non ricordare», in quanto non aveva con sé il fascicolo, il titolo di studio conseguito del signor Vittorio Campidoglio. Il primo cittadino, però, è certo di una cosa: «Conosco Vittorio da trent’anni, e posso garantire che è una persona perbene». Peccato che l’essere perbene non basti ad avere le doti e le qualità necessarie per amministrare una società che gestisce il patrimonio storico e culturale della città.

Uno schiaffo, dunque, assestato ai tanti talentuosi giovani laureati elbani in possesso di titoli e capacità manageriali, costretti a causa di queste scelte clientelari e opache, ad emigrare fuori dall’isola per mancanza di opportunità di lavoro. Non abbiamo nulla contro chi possiede la terza media, ma come ci conferma Cosetta Pellegrino: «E’ vero che il sindaco decide le nomine in base ai curricula presentati, ma non sarebbe stato male aprire un bando pubblico con una selezione più trasparente e di qualità dei profili adatti a ricoprire questo incarico».

L’incarico professionale

Lo scorso 6 febbraio, dopo le dimissioni del precedente Cda della Cosimo De’ Medici, nel quale sedeva anche Campidoglio, il sindaco Ferrari nominò il dirigente comunale Mauro Parigi, nuovo amministratore unico della partecipata. L’architetto Parigi dieci giorni dopo (17 febbraio), senza nessun bando ad evidenza pubblica, assegnò all’ex amministratore Vittorio Campidoglio, un incarico professionale per «la redazione del quadro conoscitivo di stato degli immobili e delle strutture affidate in gestione, e indicando contestualmente, gli interventi da realizzare per ciascuna». E stabilendo «un tempo di 45 giorni per la consegna del report e un compenso di 2000 euro lordi come corrispettivo per l’incarico assegnato».

Questa consulenza, affidata da Parigi a chi non ha titoli professionali, ci pone di fronte a due domande: quali competenze tecniche possiede il signor Campidoglio per indicare gli interventi da realizzare per ciascuna struttura se non è architetto, né ingegnere o geometra? Questo report, per il quale il ‘professionista’ ha ricevuto un compenso, è stato consegnato all’architetto Parigi, visto anche che i termini sono scaduti da tempo? E se non lo ha fatto, chi valuterà questo lavoro? Ovviamente lui stesso, visto che ora è diventato presidente.

La vicenda di Jachen Gaudenz (2002)

Questa triste storia all’italiana di mala gestione dei beni pubblici, per certi aspetti ne richiama un’altra simile, ovvero quando nel 2012 la Corte dei Conti di Firenze, condannò quindici persone, fra ex consiglieri e dirigenti comunali di Portoferraio, a risarcire 47mila euro per una consulenza affidata a Jachen Gaudenz, il quale nel 2002 falsificò il curriculum vitae per ottenere un incarico dalla Giunta Ageno. Nel caso di Campidoglio non c’è nessun millantato titolo, semplicemente il suo curriculum non esiste.

Di quella vicenda, però, c’è da segnalare che Adalberto Bertucci, uno dei condannati dalla Magistratura contabile, siede nuovamente negli scranni della Biscotteria quale assessore allo sport, traffico, viabilità e politiche sociali. Mentre non ci è dato sapere se l’ex consigliere comunale Tiziana Giudicelli, che votò a favore della consulenza a Gaudenz, abbia o no saldato il debito per il danno erariale alle casse municipali.  Per quest’ultimo abbiamo chiesto un accesso agli atti, ma il segretario comunale ci ha risposto picche: «La motivazione addotta ‘diritto di cronaca’ – scrive Pier Luigi Acerbi – non appare congrua con le finalità sancite dalla L.241/90 in quanto priva dell’interesse personale e concreto che deve essere strumentale allo stesso accesso per il quale viene chiesto».

Dottoressa Lottini Monica

Nel leggere dagli organi di stampa locali la recente nomina dei membri del nuovo Cda della Cosimo De’ Medici, questi assegnano impropriamente alla dr.ssa Lottini il titolo di avvocatessa.

Da una nostra ricerca effettuata presso l’Ordine degli avvocati di Livorno, invece ci risulta che la giovane 28enne è ancora praticante, dunque non ha ancora superato l’esame di Stato e non le si può attribuire il titolo di avvocato. «Non credo che la Dr.ssa Lottini abbia grandi esperienze per quanto riguarda la gestione di società pubbliche – ci dice l’esponente di minoranza Cosetta Pellegrino – Questo, però, per poterlo affermare con certezza, mi riservo prima di visionare il curriculum vitae, suo e degli altri componenti del Cda».

Carlo Burchielli

L’unico dei tre nominati, che detiene titoli e una comprovata esperienza pregressa nell’amministrazione pubblica, avendo ricoperto in passato la carica elettiva di consigliere comunale, è il medico condotto Carlo Burchielli.

Darsena fuorilegge?

Pare, inoltre, che l’atto concessorio della Darsena medicea, gestita dalla partecipata, non sia regolare ai fini della sicurezza per l’ormeggio delle unità da diporto.

Questa vicenda, infine, insegna a genitori e figli che per raggiungere certe posizioni, in fondo, non è necessario sacrificarsi e studiare per ottenere un titolo di studio, in quanto in Italia il nepotismo e le raccomandazioni si sostituiscono alla meritocrazia.

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