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La giostra ecologica amica dei bambini

Fulvio Fino: "Una missione per il rispetto dell'ambiente"

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Nella piazza di Campo nell’Elba, davanti al Municipio, c’è una piccola giostra artigianale per i bimbi del paese. Non è come tutte le altre. Non c’è musica, non ci sono luci. Non ci sono fumogeni ad inquinare l’aria di un tranquillo comune dell’Elba in una domenica come tante. I bambini, seduti su delle altalene a forma di cavallini, girano attorno trasportati dalla forza di un uomo che con la sua solarità attira l’attenzione di tutti. Lui è Fulvio Fino e la sua è una giostra ecologica. Una delle uniche tre presenti in tutta Italia. Un lavoro diventato poi passione, ma soprattutto una missione per sensibilizzare al rispetto dall’ambiente. La sua è una vera e propria filosofia di vita.

«Preferisco questo – ammette – piuttosto che tornare a vivere in quel mondo commerciale, di cui facevo parte, dove l’opportunismo fa da padrone. Adesso ho trovato una nuova dimensione. Non ho tanti anni per portare avanti la mia esperienza di vita, ma certamente è una situazione della quale sono pienamente soddisfatto e non tornerei indietro per nulla al mondo». Ex agente assicuratore, Fulvio adesso è il giostraio ecologico dell’Isola d’Elba. L’idea di un’attività del genere parte dalla Sardegna, ma in realtà arriva da più lontano. La prima è nata in Spagna, circa dieci anni fa. Poi un suo amico ne aveva preso spunto costruendone una per sé. Quattro anni fa realizza la giostra di Fulvio.

Materiali riciclati rivivono nella giostra

Per realizzarla ci sono volute poche decine di migliaia di euro. Costruita con materiali di riciclo. O quasi. La giostra è un carrello modificato. Le altalene sono dei cavallini, copertoni omologati, tenute legate da corde statiche per arrampicata. La criniera è fatta con corda di canapa. Per le selle, sono state utilizzate delle stuoie da bar. Anche la bici che mette in funzione la giostra è riciclata. I ferri provengono tutti da altri manufatti, segati e riutilizzati per la struttura di Fulvio. I cartelli, che riportano gli orari di apertura e altri indicazioni per i turisti, sono dei coperchi di casse di vino. Per altri, invece, sono stati usati dei cassetti riciclati. La lamiera su cui poggia la struttura, insieme ai cavallini, è l’unica parte non autoprodotta, perché così impone la burocrazia.

Un’attività per bimbi legata alle tematiche ambientali: raccolta differenziata, fonti di energia alternativa e rispetto per l’ambiente. Fulvio è particolarmente sensibile a tutto questo. E lo dimostra il fatto che accanto alla sua giostra, ci sono piccoli bidoncini dove è possibile fare la differenziata. Tutto pensato per i bambini. Educarli sin da piccoli è possibile. Prima di incontrarlo per ascoltare la sua storia, ci soffermiamo a guardalo. Pochi metri più in là di quella giostra meccanica artigianale, azionata con i pedali di una bicicletta modificata, che occupa, più o meno, lo spazio di tre auto parcheggiate l’una a fianco all’altra. Lo osserviamo mentre pedala quella sua bici statica che, agendo su un piccolo pneumatico, preme su un disco mettendo in funzione la giostra. Con i bambini è molto complice. Si danno il cinque durante quei pochi minuti di felicità. Regala pupazzetti e lecca lecca.

Il suo è un approccio che mira a recuperare valori umani che, ormai, non esistono più. «Le giostre normali – spiega Fulvio – sono improntate al guadagno. Qui non è così. Ho bisogno di creare una certa empatia con i piccoli. Li prendo in braccio, li metto sulla giostra, parlo con loro. E’ un modo per capire se si sentono sicuri, se sono tranquilli. Preferisco stare attento a loro piuttosto che preoccuparmi di dare il resto ai genitori quando pagano il giro in giostra dei propri figli». Proprio per questo motivo, Fulvio ha creato la cassa self. Un’idea carina e vincente, ci spiega, a cui gli adulti non sono abituati. «Certamente – continua il giostraio – sono qui per guadagnare anche io, ma smettiamola di stare così attaccati al nostro cortiletto e avere paura che qualcuno possa fregarti. Siamo tutti abituati a tenere il portafoglio stretto. Se si pensa solo a questo, cessa la finalità della giostra».

Ed effettivamente Fulvio sta lontano dal suo di portafoglio. E’ una piccola cassetta. A mezzogiorno si contano appena tredici euro. Effettivamente non si guadagna tanto. Se poi rapportiamo questi guadagni ‘fuori stagione’ alle spese che Fulvio deve affrontare, quello che resta è davvero poco. «In estate è diverso – racconta – Un centinaio di euro riesco a guadagnarli quasi tutte le sere. Adesso, forse, arrivo giusto a 500 euro in un mese». Per questo motivo Fulvio si trova costretto a fare qualche lavoretto in giro per poter vivere. Il lavoro della giostra, fuori stagione, non è remunerativo. Porti a casa pochi spiccioli al giorno. C’è un affitto da pagare, le tasse da versare. Qualche cosina da sistemare. Sì, la giostra è ecologica, ma come tutte le cose, costa! Ma, soprattutto, deve essere completamente a norma per poter funzionare.

L’ecologia deve fare i conti con la burocrazia…

«Soltanto tre stagioni fa sono riuscito ad ottenere il suolo pubblico. Ci sono voluti due anni per essere in regola, nonostante il ben volere degli amministratori. – ci racconta il giostraio – Campo è un luogo turistico e sembra che ogni centimetro di suolo sia una miniera. Poi, c’è voluto un anno e mezzo per l’assicurazione. Ho avuto non poche difficoltà, anche se per molti anni ho lavorato come agente assicuratore, sono anche iscritto all’albo. Le compagnie non si prendono la briga di valutare un rischio simile. Probabilmente un sottomarino atomico sarebbe più semplice da gestire. Ho tribolato anche per iscrivermi all’Inps e alla Camera di Commercio. Purtroppo il nostro Paese funziona così. O fai già parte di un gruppo, o è un problema». Fulvio, adesso, pensa alla prossima stagione estiva. Il suo sogno è quello di produrre un po’ di elettricità pedalando. Ne parla come se fosse chissà quale impresa. Perché c’è sempre da fare i conti con la buon vecchia burocrazia. «Mi piacerebbe – conclude – che i nostri amministratori, a parole sensibili a certe tematiche, lo siano veramente nel concreto. Non ho bisogno di tanto, basta solo un po’ di buona volontà. Per il resto, siate tutti un po’ bambini».

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