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Dalla prima lettera del presidente De Ferrari agli albergatori elbani

Il vertice della categoria attacca il nostro giornale in un'e-mail inviata ai soci

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«Caro Socio, desidero informarti in merito agli articoli apparsi sul Corriere Elbano e dei motivi per i quali, ad oggi non ho ancora provveduto a rispondere, anzi ho rifiutato l’intervista». Così inizia l’epistola inviata ai soci albergatori dal presidente dell’associazione di categoria Massimo De Ferrari. Un atteggiamento simile a quello del ‘marchese del Grillo’ (foto), che coglieva ogni occasione per rimarcare la sua superiorità di censo rispetto al popolo. Stranamente la lettera non è stata resa pubblica, forse perché contiene dati artatamente manipolati e non veritieri, pur di dimostrare il contrario di quanto abbiamo scoperto nelle nostre inchieste pubblicate nei numeri precedenti. De Ferrari, indossate le vesti di un moderno evangelista apocrifo, rivela la sua ‘Buona Novella’ che non deve essere assolutamente confutata dagli adepti. Così da una semplice email, nasce il Vangelo secondo De Ferrari.

«E’ noto che il Corriere Elbano – prosegue il presidente degli albergatori – nato a dicembre, è di proprietà di Savelli, amministratore di Toremar-Moby e quindi chiaramente se non completamente ad esso legato. Tanto è vero che non esiste pubblicità e viene distribuito gratuitamente, sostanzialmente utilizzato per ‘comunicare’ al mondo elbano quanto l’editore desidera. Abbiamo accertato che la comunicazione di questo giornale è essenzialmente pretestuosa ed artificiale (artificiosa, ndr): vengono fornite per lo più notizie parziali e interpretate ad hoc. Così sono nati gli articoli contro la fondazione Elba, il Comune di Marciana Marina e l’associazione albergatori che, combinazione, sono i promotori o comunque vicini a collaborazioni con Blu Navy».

Ai praticanti delle scuole di giornalismo di tutto il mondo, nelle prime lezioni teoriche viene da subito sfatata l’esistenza di ‘editori puri’, ovvero di imprenditori che hanno come ‘core business’ solo i proventi delle inserzioni pubblicitarie o delle vendite dei giornali. Questo avveniva nell’Ottocento e fino agli Novanta del secolo scorso. Oggi dietro alla proprietà dei giornali ci sono imprenditori edili (Caltagirone, Il Messaggero), produttori di automobili (Agnelli, La Stampa), capitani d’industria (De Benedetti, La Repubblica, L’Espresso), associazioni di imprese manifatturiere e di servizi (Confindustria, Il Sole 24 Ore). Prima dell’avvento di internet e delle testate Free Press, spesso a dettare l’agenda setting erano gli inserzionisti, ai quali non si poteva rivolgere nessuna inchiesta o scrivere articoli che potessero mettere in cattiva luce il prodotto. E proprio, purtroppo, da questa istituzionalizzazione della stampa, che da ‘cane da guardia’ diventa complice dei poteri forti, comincia la crisi del giornalismo e la disaffezione del lettore che smette di comprare il quotidiano cartaceo, ma preferisce leggerlo al bar o informarsi gratuitamente sulla rete. Oppure ricevere il giornale gratuito negli aeroporti, stazioni dei treni o metropolitane. Il Corriere Elbano non ha pubblicità perché vuole mantenersi indipendente. Ecco perché piacciamo ai lettori, mentre risultiamo scomodi ai poteri forti e occulti dell’Elba, i quali non possono controllarci o censurare il nostro lavoro. Insomma il nostro compito è informare il lettore con inchieste che siano supportate da numeri e riscontri oggettivi.

«In particolare – continua De Ferrari – sono state mal riportate le mie dichiarazioni, prese in un contesto marginale da un’intervista ad altro quotidiano sulle difficoltà ad organizzare convegni all’Isola d’Elba (ma poco importa)». Il presidente si riferisce alla sua affermazione rilasciata a Il Tirreno, nella quale s’inventava di sana pianta una nor ma di legge che, a suo dire, non avrebbe consentito di organizzare congressi in bassa stagione. Se la sua affermazione era stata mal riportata, perché non ha mai chiesto una rettifica al giornale che l’ha pubblicata? Non lo ha fatto perché era convinto di passarla liscia, e allo stesso tempo difendersi dalle accuse di non voler tenere aperte, a prezzi concorrenziali, le strutture alberghiere in bassa stagione. E per confondere le idee ai soci, invia in allegato il codice deontologico di Assobiomedica, «che non consente la detrazione fiscale dei congressi in stagione nelle località tipo Isola d’Elba» (?). Questo sì che è dare informazioni prendendo in giro gli albergatori a cui è rivolta la lettera, costruendo ad arte una cortina fumogena per confonderli. Ma alcuni soci non sono stupidi, tant’è che ci hanno girato la lettera segreta di De Ferrari, la quale doveva rimanere tale per non scoprire l’inganno.

De Ferrari allega all’e-mail anche delle tabelle con i prezzi degli hotel elbani, simulando con booking.com il soggiorno di una famiglia composta da 2 adulti e due bambini. Non facendo cenno, però, alla categoria di albergo scelto (3,4,5 stelle) e l’età dei bambini. Questi sono dati importanti per capire e verificare il metodo comparativo utilizzato. Lo abbiamo fatto noi, calcolando dei preventivi, sempre su booking, per i numerosi ponti che quest’anno il calendario ci regala.

tabella hotel
Tabella 1

I dati della tabella 1 e 2 sono calcolati confrontando esclusivamente gli alberghi a 4 stelle per 2 adulti e 2 bambini di 5 e 9 anni. La rilevazione dimostra che le strutture isolane hanno dei prezzi fuori mercato. Salta all’occhio, per esempio nel ponte pasquale, la differenza degli hotel in Costa Smeralda (198 euro), Rimini (326 euro), mentre l’Isola d’Elba (715 euro) si attesta tra le mete più care. Con queste tariffe stellari, e solo con il 25 percento degli hotel aperti, hanno voglia certi albergatori di lamentarsi che a Pasqua i turisti hanno disertato le strutture ricettive dell’isola. Qualcuno, addirittura, speculando sulla situazione internazionale, vaticina qualche attentato terroristico in Nord Africa, per sfruttare sulla paura dei turisti che sarebbero così ben disposti a farsi spennare all’Elba pur di sentirsi sicuri e lontani da zone a rischio. Questa non è promozione, ma autentico sciacallaggio.

grafico hotel
Tabella 2

De Ferrari, poi, giustifica il suo diniego all’intervista perché prima aveva bisogno di parlare con l’editore Matteo Savelli, con l’intento di ammorbidirla o in certo qual modo veicolarla a suo favore. L’atteggiamento del presidente degli albergatori nei confronti dei giornalisti evoca quello di un altro presidente, nonché ex Cavaliere Silvio Berlusconi. Tutti ricorderanno quando nel programma In 1/2 Ora di Lucia Annunziata (Rai Tre), si alzo e andò via, rifiutandosi di rispondere alle domande della giornalista. L’ex premier ha sempre avuto problemi con la stampa libera, e anche nei confronti della trasmissione Report, come nel nostro caso, non si è mai degnato di rispondere alle domande della Gabanelli.

Il presidente degli albergatori, infine, sia all’inizio che alla fine della lettera, afferma che i nostri articoli sono dettati dall’avversione derivante dalla loro partecipazione azionaria in Blu Navy. Invece, al contrario, siamo contenti che una nave contribuisca alla concorrenza sulla tratta Piombino – Portoferraio. Le nostre inchieste, ribadiamo, vogliono solo mettere in evidenza il conflitto d’interessi e l’intreccio affaristico che vi ruota attorno. Poi sfatiamo il mito che Blu Navy sia una compagnia elbana, il pacchetto di maggioranza è di proprietà di un genovese (Negri, 60%) e di un siciliano (Morace, 11%). Non basta dipingere 3 api nella livrea dei traghetti per spacciarla come prodotto a Indicazione geografica protetta (Igp).

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