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Solenghi: “Il mio amico Faletti dimenticato dall’Elba”

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L’Elba l’ha girata tutta. Tutti i Comuni, chi più e chi meno, hanno fatto da location alle scene di una fiction che ha visto Tullio Solenghi protagonista. Lui, attore, comico, imitatore italiano e personaggio televisivo, nell’isola c’è tornato ancora una volta. Al Teatro dei Vigilanti ha portato in scena, insieme all’amico e collega Massimo Dapporto, la commedia di Charles Dyer: la storia di una coppia omosessuale che vive gioie e dolori di una Londra degli anni Sessanta. Un’opera teatrale che risale a molti anni fa. Ma, in fondo, molto attuale alla luce del dibattito politico sulle unioni civili. «E’ incivile – dice Solenghi – che questa discussione si sia protratta fino ai giorni d’oggi con questa melina in Parlamento che, ancora, non vede luce. Io mi metto sempre dalla parte del cittadino, in questo caso gli omosessuali che hanno gli stessi diritti di tutti gli altri che si sentono presi in giro da una classe politica mai all’altezza della situazione. E questo ne è l’ennesima riprova».

L’Elba ha tantissima storia. Se lei dovesse girare un film qui, quale momento valorizzerebbe?

Mi piacerebbe ricordare quello che per me è stato un amico, oltre che collega, dato che ci ho lavorato insieme. Sto parlando di Giorgio Faletti che era elbano di adozione ed è andato via troppo presto. Forse, in qualche modo, è stato anche un po’ dimenticato. Ecco, io credo che riportarlo alla memoria dell’Italia tutta, non solo dell’Elba, sia quasi un dovere perché è stato veramente un grande. Inventarsi o riscoprirsi scrittore a tutti gli effetti dopo un passato da cabaret, che io ho condiviso insieme a lui dato che abbiamo fatto diverse serate insieme negli anni Settanta, è stato sicuramente un exploit notevole.

Solenghi 3
Tullio Solenghi e Massimo Dapporto in “Quei due”

Lei ha fatto tantissime cose. In tv, in teatro. Ma tutti ricordano ancora quel trio con Anna Marchesini e Massimo Lopez. Vi rivedremo ancora insieme? 

Credo sia impossibile, sia a livello televisivo che teatrale. Siamo rimasti molto amici. Ci sentiamo molto spesso. Anche perché il nostro è stato un trio di tre persone che prima di tutto erano amiche, si volevano molto bene, e che poi hanno deciso di intraprendere strade diverse per fare quello che poi abbiamo fatto. Però quel momento lo conservo nel mio cuore e lo ricordo con tanta nostalgia.

Lei è stato all’Elba diverse volte. Qui ha girato la fiction per Rai Due “Primo Cittadino”. Come descriverebbe il suo rapporto con quest’isola?

Per parecchi mesi è stata quasi una seconda casa. In quella fiction interpretavo un sindaco e ho avuto modo di girare tutta l’Elba. La ricordo con molto piacere.

C’è un luogo che in maniera particolare porta nel cuore?  

Beh, direi che Rio Marina è molto bella, ma anche Porto Azzurro. E’ difficile sceglierne una. Poi, devo dire che il mare che la circonda resta ancora intatto. Un dettaglio che mi fa pensare all’Elba con molta nostalgia anche perché io vengo da una città di mare, che è Genova, e che ha delle spiagge bellissime, ma spesso non pulite.

Ricorda la sua prima volta all’Elba?

Certo, parliamo di tanti anni fa. La prima visita risale agli anni Ottanta. Sono venuto qui con le mie figlie, che allora erano molto piccole. Adesso, una delle due mi ha reso nonno da poco. E ricordo che siamo venuti in vacanza proprio a Porto Azzurro. Tutto molto bello.

Un pregio e un difetto?

Il pregio è sicuramente di essere unica. Parliamo di un’isola che conserva, ancora, questa sua caratteristica di non avere un contatto con il Continente e quindi di rimanere isola a tutti gli effetti. Gli elbani sono elbani. Sì, sono toscani anche loro ma mantengono una loro autonomia e dignità propria. E questo è il pregio di tutte le isole. Mi vengono in mente i sardi ma anche i siciliani. Per quanto riguarda gli aspetti negativi, non ne trovo. Un difetto, in un’isola qui vicina, l’ha lasciato uno sciagurato che lì ha fatto arenare una nave causando più di cinquanta morti. Ma quello è un difetto di un italiano, non di un elbano.

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