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L’appello: “Papa Francesco, vienici a trovare”

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Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Così recita il terzo comma dell’articolo 27 della nostra Carta Costituzionale. E proprio a questo si riferisce il direttore della Casa Circondariale di Porto Azzurro, Francesco D’Anselmo, quando pensa ad un carcere più umano, aperto all’intera comunità ma soprattutto che possa riavvicinare i detenuti all’esterno. Il percorso è stato già avviato e i primi segnali si possono vedere. Ancora troppo poco, ma D’Anselmo lo sa bene. Perché, dice, «sono qui da appena sette mesi, ci vorranno ancora due anni per poter vedere concretamente gli altri cambiamenti che sono già in atto. Sono felice di aver trovato – continua il direttore – un personale motivatissimo e questo per me è fondamentale. Sono loro che mi spingono a portare avanti tutte le attività che potete vedere».

Intanto il primo tassello importante è stato messo. Si tratta della nuova sala colloqui, inaugurata da pochi giorni alla presenza della stampa. Un ambiente conviviale e sereno, senza barriere, dove i detenuti possono incontrare in maniera tranquilla i propri parenti e mangiare anche qualcosa insieme a loro. Un luogo pensato per permettere incontri normali, anche perché, assicura D’Anselmo «non ospitiamo detenuti che possono essere definiti pericolosi». Ci sono due servizi igienici, uno per i familiari e l’altro per i detenuti. Ci saranno dei tavoli e delle sedie. C’è anche uno spazio pensato per i bambini con un angolo ricco di giocattoli, libri, colori. Soprattutto per loro, D’Anselmo annuncia anche l’apertura di un’area verde, all’interno della struttura carceraria, per i piccoli che andranno a colloquio dai loro genitori. Le pareti sono arricchite da quadri che raffigurano personaggi famosi del mondo Disney. Ma ci sarà anche una raffigurazione, forse la più importante di tutte, dedicata alla memoria di Sergio Galgani, il detenuto di Massa Marittima che si è tolto la vita in carcere lo scorso febbraio. E’ stata realizzata dai carcerati di Porto Azzurro. Uno di loro, presente all’inaugurazione della nuova sala colloqui, lo ricorda ancora. «Lo porto nel cuore – dice – Giocavamo a dama e perdevo sempre contro di lui. Mi ha anche aiutato a realizzare quest’opera che esponiamo nella sala». Indica una struttura fatta con 400mila stuzzicadenti che ricostruisce la famosissima Piazza dei Miracoli di Pisa. E’ tutta illuminata. Le finestre sono state realizzate con la plastica colorata. All’interno è stata abbellita con un collage di opere pittoresche di autori celebri. Ci sono voluti quattro mesi per completarla, con un lavoro assiduo che ha impegnato il detenuto per sei-sette ore al giorno. L’intenzione del Garante Nunzio Marotti è quella di farla arrivare a Pisa. «Sarebbe molto bello – ammette – vederla esposta all’interno della stazione ferroviaria. Abbiamo già provveduto a inoltrare la domanda, ora aspettiamo di vederla accolta».

sala carcere
L’opera che ritrae Piazza dei Miracoli a Pisa

E all’interno della nuova sala colloqui c’è anche un’opera, realizzata da un altro detenuto, che ritrae la Basilica in Piazza San Pietro. Un lavoro con cui si è colta l’occasione per invitare Papa Francesco a visitare la Casa Circondariale di Porto Azzurro proprio nell’anno della Misericordia. Ci credono fortemente tutti i detenuti. Ci crede anche il Garante Marotti che in occasione della messa di Natale in carcere aveva palesato la possibilità che una piccola delegazione della struttura isolana potesse recarsi proprio a Roma per accogliere l’invito del Pontefice a ricevere i carcerati, il prossimo novembre, nell’anno del Giubileo.

Intanto la direzione della Casa Circondariale è a lavoro per far diventare il carcere importante per tutto il territorio. Uno dei progetti in cantiere è l’apertura di una falegnameria, portata avanti dai detenuti, che servirà tutta l’Isola d’Elba. «Io – spiega D’Anselmo – voglio aprire l’istituto all’esterno proprio come accadeva fino a poco tempo fa». Un primo passo per far scoprire agli isolani un mondo ancora troppo lontano dalla comunità, perché come ammette uno degli educatori, Paolo Maddonni, «il carcere, in generale, è sottostimato come istituzione sociale, ma fa parte, a tutti gli effetti, della realtà italiana. Noi che lavoriamo all’interno di questo ambito – spiega Maddonni – ci sentiamo sempre un po’ messi in un angolo perché parliamo di un argomento poco piacevole. E invece bisogna far sapere che c’è questo istituto che non si vede, non ci sono nemmeno le indicazioni stradali. Spesso molti elbani chiedono a me, che vivo qua da pochi anni, cosa succede all’interno del carcere. Ecco – conclude – questo significa che l’Elba non lo ha ancora digerito completamente e questo è un grosso limite che incontriamo nelle nostre attività». L’inaugurazione della nuova sala colloqui è stata anche un’occasione per presentare, e consegnare, la Carta del detenuto. E’ stata redatta in diverse lingue e contiene una prima parte sui diritti e i doveri dei carcerati, un glossario che spiega il significato di termini tecnici che spesso non sono comprensibili a tutti e poi un’ultima parte sulle fonti del diritto penitenziario. «La conoscenza è alla base della libertà – commenta il Garante Nunzio Marotti – Credo sia un segno molto importante conoscere diritti e doveri in un percorso di rieducazione in vista di un’autonomia personale. Conoscere – conclude – per vivere la libertà all’interno, ma per viverla, poi, all’esterno a fine pena».

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