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Bombole alimentari: pillola rossa o azzurra?

Fare la spesa all'Elba costa il 12% in più che a Piombino, ma il trasporto incide solo per l'1%

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«Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel Paese delle Meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio».    

Questa citazione tratta dal film Matrix dei fratelli Wachowski, quando Morpheus offre a Neo la possibilità di ‘risvegliarsi’ dal sonno che lo teneva prigioniero delle macchine in una realtà virtuale, vuole essere un invito rivolto ai nostri lettori di esercitare, in piena libertà, la stessa scelta. Continuare la lettura (pillola rossa) oppure buttare il giornale e procedere con la vita di sempre (pillola azzurra). L’inchiesta Bombole Alimentari, infatti, sfata in modo scientifico, con numeri e usando una metodologia Istat, il mito che i prodotti alimentari e non solo, costino di più all’Elba rispetto al Continente, per l’alto costo del traghetto. Scoprire che questo è solo un escamotage utilizzato dagli imprenditori della grande distribuzione isolana per fare la cresta ai loro clienti, ricaricando di circa il 10 percento, tolte le spese di trasporto, potrebbe significare, per chi legge, risvegliarsi e prendere coscienza della realtà. Di come stanno veramente le cose.

Un’occasione per affrontare l’argomento si era presentata, lo scorso 6 novembre, all’ormai noto convegno ‘E la nave va…’, organizzato dalla Fondazione Isola d’Elba Onlus, che avrebbe dovuto riguardare proprio i ‘costi del trasporto’ e le ‘ricadute per l’economia elbana’. Dal momento che si parlò di tutt’altro e il mito non venne sfatato, lo facciamo ora. Abbiamo fatto la spesa lo stesso giorno, e alla stessa ora, in due punti vendita Conad a Piombino e a Portoferraio, acquistando gli stessi identici prodotti. Ne è emerso che all’Elba i prezzi del paniere aumentano in media di quasi il 12 percento. Verrebbe da pensare, a questo punto, che l’imbarco dei camion merci provenienti da Piombino comporti, per i commercianti, un onere, almeno pari al rincaro che applicano al supermercato. Invece, secondo quanto abbiamo rilevato con metodo Istat, il trasporto incide per non più dell’1 percento dell’acquisto delle merci all’ingrosso. C’è quindi un 10 percento abbondante di sovrapprezzo, a carico dei consumatori elbani, che non può essere affatto imputabile alla necessità di traghettare tir e autotreni a Portoferraio.

tabella 1_conadNel corso dell’indagine, abbiamo messo nel carrello un campione di beni tipici del paniere, tra cui pasta, pomodoro, latte, insalata, ricotta e molti altri (vedi tabella 1).Mentre alla cassa del Conad piombinese lo scontrino segnava 24,81 euro, il conto del negozio isolano raggiungeva i 27,75 euro, ovvero l’11,85 percento in più. Una volta constatata la differenza di prezzo, ci siamo informati su quanto costi trasportare via nave i vari mezzi che ogni giorno riforniscono l’Elba dei beni essenziali (vedi tabella 2).

Quello proporzionalmente più caro in relazione alla sua portata è la ‘motrice’ da 12 metri, che è in grado di contenere circa 100 quintali di prodotti. Per imbarcarla da Piombino a Portoferraio si spendono poco meno di 100 euro.

tabella 2_tirNon è facile calcolare con precisione quanto l’importo del traghetto incida sulla spesa totale dei grossisti, dal momento che i camion trasportano merce mista e raramente viaggiano a pieno carico. Ma anche facendo l’ipotesi del bene più conveniente trasportato dal mezzo in proporzione più caro e a metà carico (per esempio una motrice con 75 quintali di latte), il costo risultante costituirebbe esattamente l’1 percento del totale. Decisamente un’inezia, in confronto a quanto ci rimettono i consumatori elbani quando fanno la spesa nella loro isola.

Guardando gli importi dei singoli prodotti nei due supermarket oggetto dell’inchiesta, il rincaro applicato dal Conad di Portoferraio va dal 5,76 percento per il detersivo per piatti, al più 16,16 percento dello yogurt, con una punta di quasi il 45 percento nel caso del pomodoro ciliegino. Ma ciò che balza all’occhio, in particolare, è che uno dei rialzi più consistenti del Superstore elbano riguardi proprio un bene, la focaccia con le olive, che a differenza degli altri viene prodotto direttamente sul territorio e a bassissimo costo. C’è anche un altro fattore da prendere in considerazione: il paniere di prodotti è maggiorato anche per la mancanza di magazzini utili a stoccare le merci in quantità tali da non doversi rifornire quasi giornalmente di alcuni prodotti. Questa inefficienza del mercato, però, che fa innalzare la curva dei prezzi rispetto all’offerta, è dovuta alle scelte sbagliate degli imprenditori e non dovrebbe ricadere sul portafoglio del cliente/consumatore.

Mentre le bombole a gas…

tabella 3_bombolePer fortuna, che il ‘fare la cresta’ usando l’alibi del trasporto, non è un vizio di tutti i commercianti. Prendiamo per esempio le bombole di gas, usate per cucinare i cibi o per riscaldare le abitazioni dell’isola (vedi tabella 3). Anche in questo caso l’imbarco del camion sulla nave ‘pesa’ circa dell’1 percento, ma a conti fatti gli elbani pagano praticamente la stessa cifra dei continentali. Per una bombola da 25 kg si spendono complessivamente 80 euro sia a Piombino che a Portoferraio, mentre per una da 20 kg chi vive all’Elba paga addirittura 50 centesimi in meno dei ‘cugini’ d’oltremare. Un piombinese di passaggio nell’isola, insomma, potrebbe comprare una bombola a Portoferraio senza rimetterci nulla, se non perfino ottenendo un leggero risparmio. Un’ulteriore riprova che, se il costo del trasporto non pesa poi così tanto, il rigonfiamento dei prezzi riscontrato nei nostri supermercati non trova alcuna giustificazione.

Certamente l’aver scelto di prendere la ‘pillola rossa’, visto che siete giunti fin qui nella lettura, potrebbe avervi causato degli effetti collaterali. Non vi preoccupate, passano presto, ma aver preso coscienza di un grande inganno è certamente un passo in avanti per la consapevolezza piena della realtà che ci circonda.

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