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La partenza di Napoleone

L'imperatore non fuggì, ma programmò il ritorno in Francia

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«Io parto, sono soddisfatto di voi, non me ne scorderò. E per la confidenza che ho in voi vi lascio la madre e la sorella». Così Napoleone Bonaparte salutava gli elbani il 26 febbraio 1815, giorno in cui lasciò l’isola per tornare a inseguire i suoi sogni di espansione in Europa. Quale fu il destino dell’imperatore dopo il suo primo esilio – la sconfitta di Waterloo e gli ultimi anni nella lontana Sant’Elena – è cosa nota. Ciò che invece in molti pensano erroneamente è che la sua partenza dall’Elba fu una fuga improvvisa e segreta. La realtà è invece tutt’altra. Napoleone organizzò con gran meticolosità il viaggio verso la Francia e covava da parecchio tempo il desiderio di riprendersi il trono parigino. Forse fin dal giorno del suo sbarco a Portoferraio.

L’ostacolo principale da superare era rappresentato dal Commissario inglese Sir Neil Campbell, che aveva ricevuto l’incarico di sorvegliare Bonaparte durante il suo confinamento sullo ‘Scoglio’. Nei primi tempi l’imperatore cercava di dissimulare i suoi progetti di conquista: prese a cuore le necessità dell’Elba, migliorandone le condizioni, e si fece raggiungere dalla madre Madame Letizia e dalla sorella Paolina. Ben presto, però, divenne chiaro che quel l’isola, seppure ben amministrata, iniziava ad andargli stretta. E alcuni suoi atteggiamenti insospettirono Sir Campbell a tal punto che il Commissario si recò a Firenze per renderne conto al sottosegretario di Stato. Era metà febbraio del 1815. Napoleone colse la palla al balzo e scelse che era quello il momento propizio per preparare la partenza. Del resto, sapeva bene che i due milioni di franchi di buonuscita, accordatigli dal governo francese nel trattato di Fontainebleau, non gli sarebbero mai stati corrisposti. Ed era anche al corrente dell’idea degli inglesi di arrestarlo per confinarlo ancora più lontano dall’Europa. Non poteva aspettare altro tempo.

napoleone in partenza
Giovanni, Servi, “Napoleone in partenza dall’Isola d’Elba”, Museo del Risorgimento (Milano)

Già diversi giorni prima della presunta data di partenza, inizialmente ipotizzata per il 24 febbraio, Bonaparte dispose la preparazione del bastimento Inconstant. Lo fece riarmare con ben 16 cannoni e dipingere come le unità inglesi, per poter navigare verso la Costa Azzurra senza destare sospetti. La sera del 25 febbraio, Napoleone una volta constatate le buone condizioni del mare, decise che il giorno dopo l’Inconstant avrebbe lasciato gli ormeggi, assieme ad altre navi di supporto noleggiate a Rio. La truppa napoleonica era pronta in Piazza d’Armi già alle due del pomeriggio, ma l’imperatore scese a Porta a Mare dalla sua residenza dei Mulini solo all’imbrunire. Verso mezzanotte si alzò un vento caldo che permise, finalmente, di levare l’ancora.

La partenza avvenne alla presenza di una numerosa e acclamante folla, che salutò Napoleone con affetto e gratitudine. Quegli ultimi momenti prima dell’adieu sono stati ritratti in due famosi dipinti, nessuno dei quali è però esposto all’Elba. Napoléon Ier quittant l’île d’Elbe, 26 février, di Joseph Beaume, si trova al Museo navale e napoleonico di Antibes, mentre Napoleone in partenza dall’Isola d’Elba di Giovanni Servi, è custodito a Milano nel Museo del Risorgimento.

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