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Esaom, la nautica all’Elba resiste alla crisi

Il capo cantiere Fabio Turoni: «Bisogna far conoscere l'isola come merita»

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di Lorenzo Mattana

Il sito internet aziendale lo descrive come «il più ampio cantiere navale del mar Tirreno e non solo». Si potrebbe pensare ad una ‘trovata’ promozionale, eppure se si visitano gli enormi spazi dell’Esaom Cesa di Portoferraio, l’impressione è che quelle parole non siano un’esagerazione. Un cantiere che si estende in un’area di oltre 200mila metri quadri, di cui 172 mila a terra e 28 mila in acqua. Una realtà che dà lavoro in maniera diretta a 30 persone e si arriva a 100 in inverno, il periodo del rimessaggio, se si considerano anche le imprese dell’indotto.

Nato negli anni ’40 come cantiere di rimessaggio, ancora oggi conserva questa caratteristica originaria. «Possiamo lavorare con barche di 260 tonnellate, con una lunghezza fino a 4042 metri – spiega Fabio Turoni, capo cantiere della Esaom Cesa – ci occupiamo di barche piccole da 5 metri di lunghezza, di pescherecci, fino ad arrivare agli yacht». E in effetti sono diversi i ‘bestioni’ di lusso che si trovano nel piazzale e nell’hangar del cantiere. «Facciamo riverniciature e opere di carpenteria metallica e in legno – prosegue Turoni – per la maggior parte lavoriamo con ditte elbane con cui abbiamo instaurato collaborazioni decennali».

La nautica, insieme al turismo, dovrebbe rappresentare il volano dell’economia dell’Isola, vista la posizione strategica dell’Elba nel Tirreno: a due passi da Corsica e Sardegna e non lontana dalla Costa Azzurra. «Ep pure operare qui ha anche i suoi svantaggi – puntualizza Turoni – è difficile far arrivare grosse imbarcazioni, mancano i servizi, come ad esempio l’aeroporto, e l’Isola non offre molto dal punto di vista del ‘movimento’. Di conseguenza molti equipaggi scelgono altre mete. E’ vero che chi è stato qui poi torna volentieri, ma forse noi non siamo stati in grado fino ad ora di far conoscere la nostra Isola in maniera adeguata a livello nazionale» spiega con un pizzico di rammarico il responsabile del cantiere elbano.

Eppure l’Esaom, nonostante le difficoltà descritte e la crisi mondiale che ha scosso fortemente anche il settore nautico, è riuscito a mantenere una buona solidità. «Abbiamo attraversato un brutto periodo nel 2006/2007, quando ci fu una ristrutturazione con diversi licenziamenti e 20 persone sono andate in cassaintegrazione – racconta Turoni – da quel momento, però, siamo ripartiti e dal 2008 abbiamo sempre migliorato, riuscendo a chiudere i bilanci in attivo. Negli ultimi tempi una ripresa c’è stata, anche se è difficile tornare ai livelli pre-crisi». E per il futuro, quali sono le prospettive? Turoni non si sbilancia, anche se lascia trasparire un cauto ottimismo. «Nell’ultimo anno abbiamo migliorato lentamente, per il 2016 è difficile fare delle previsioni, ma abbiamo delle commesse interessanti che ci fanno ben sperare».

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