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Immaginate Portoferraio con un vero approdo turistico per le imbarcazioni private. Magari ben 550 posti. Immaginate, ancora, che questo nuovo sistema di banchine sia affiancato da una zona commerciale, parcheggi, servizi per la persona, un polo ricreativo, un albergo (forse) e una piscina. In fondo non è un progetto astratto. Perché il piano c’è già, si chiama Waterfront ed è stato approvato in Consiglio comunale nel 2012. Il soggetto che dovrà attuarlo è una società, Servizi turistici, insieme ad Esaom che è proprietario di una cospicua parte dei terreni dove ricade il progetto. Altro non è che una variante al Piano Regolatore Portuale pensato per la riqualificazione di un’area, quello che rimane della storia industriale della città, che comprende viale Elba, viale Zambelli, viale Tesei e la Calata Italia. Ma che fine ha fatto il Waterfront? Dal punto di vista urbanistico tutti i passaggi sono stati compiuti. Il progetto è passato al vaglio della Regione che ne deve valutare l’impatto ambientale (VIA). «Questo iter burocratico – ci dice l’architetto Mauro Parigi dell’Ufficio Tecnico del Comune – potrebbe concludersi a fine anno. I lavori partirebbero così nell’arco del 2017 per poi completarsi nel giro di pochi anni. Meno di cinque». Il problema vero è che non c’è nessun riferimento temporale certo. Un peccato, considerando che la mancata realizzazione del Waterfront rischia di bloccare lo sviluppo dell’attività portuale e non solo.

No Waterfront, no swim!

L’accordo tra i concessionari e il Comune di Portoferraio, infatti, prevede anche la realizzazione di una piscina regolamentare con una vasca da 33 metri. Si pensava che la costruzione potesse far parte del complesso Waterfront. Successivamente è andata avanti l’ipotesi di vedere la nuova piscina proprio alle Ghiaie, lì dove attualmente c’è l’unica vasca attiva all’Elba. Potrebbe essere una buona notizia per le società sportive che da anni tengono i loro corsi nell’impianto cittadino e che chiedono una nuova struttura a norma e regolamentare. Di fatto non lo è. Perché nessuno può dire se e quando verrà posta la prima pietra per la piscina inserita nella variante. E intanto tutti gli altri progetti per la realizzazione di un vero impianto per gli amanti del nuoto affogano per colpa del mancato inizio dei lavori. «Recentemente il nostro Circolo – ci dice Andrea Tozzi, direttore sportivo nuoto Teseo Tesei – ha presentato un progetto per una nuova piscina, ma è stato bloccato perché, dicono, il progetto c’è già. Ed è quello previsto dal Waterfront».

La piscina che fa acqua da tutte le parti

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La piscina comunale di Portoferraio

Il problema della piscina va avanti ormai da molto tempo. La struttura ha più di cinquant’anni. Dal 2000, quando è stata ceduta dalla Guardia di Finanza al Comune di Portoferraio, è gestita dalla partecipata Cosimo De Medici. Sono stati fatti dei lavori, ma per molti anni è stata tralasciata la manutenzione ordinaria. E ad ammetterlo è proprio l’assessore allo Sport di Portoferraio, Adalberto Bertucci, che prima di entrare in Giunta ha tenuto dei corsi di nuoto per disabili. E ora vuole essere ottimista: «A breve faremo un incontro – dice – per intraprendere una strada che porti al progetto definitivo per una nuova piscina a Portoferraio». L’idea è quella di riprendere un vecchio disegno proposto circa dieci anni fa dall’ex presidente del Circolo Teseo Tesei, Gianfranco Coletti. L’intenzione dell’assessore è quella di procedere come per la pista di atletica di San Giovanni, coinvolgendo più comuni possibile. Ci vorrà del tempo. Due anni circa. «Non vogliamo seguire progetti vecchi – spiega Bertucci – e quindi buttare giù la piscina vecchia per fare quella nuova. Ci troveremmo senza impianto per un paio d’anni». In fondo, è anche quello che, a gran voce, chiedono le società sportive. «Per quante toppe si possano mettere – ci dice Marina Senise, coordinatrice Arca Elba – le spese di gestione sono folli perché si tratta di una struttura vecchia». Della stessa opinione è Sandra Di Fiandra della Uisp Elba: «La piscina ha bisogno di lavori che costano. Grazie a Vittorio Campidoglio sono state già affrontate delle problematiche. Al momento abbiamo questa struttura, e ci batteremo – conclude Di Fiandra – per migliorarla. Ma lotteremo per averne un’altra». Ma il punto non è solo questo. Perché la vasca non è regolamentare. Un problema non indifferente per chi fa agonismo. Ma soprattutto, per chi vedrebbe di buon occhio lo svolgersi di importanti manifestazioni sportive nell’Isola. Qualche anno fa, infatti, è decaduta la candidatura dell’Elba ad ospitare i Giochi delle Isole, competizione sportiva giovanile, perché non ha impianti sportivi adeguati. In più, la piscina non rispetterebbe le attuali norme di sicurezza che impongono il bordo a sfioro. E per ovviare a questa problematica c’è una deroga, in scadenza, concessa dalla Regione Toscana che permette l’apertura dell’impianto. Ora spetta al Comune attivarsi per rinnovarla.

La graffiante vignetta di Edo
La graffiante vignetta di Edo

La struttura è stata recentemente riaperta al pubblico dopo essere stata sottoposta ad alcuni lavori. Un danno per le società sportive che hanno dovuto rimandare di qualche mese i loro corsi. Il più importante intervento all’impianto ha interessato il solaio nella zona delle docce e dei bagni. E’ stato rivisto tutto il manto di impermeabilizzazione della vasca e sono stati rifatti gli intonaci all’interno del locale. «Noi – dice Vittorio Campidoglio della Cosimo De Medici – abbiamo fatto tutto questo spendendo una cifra intorno ai 5mila euro senza considerare il costo dei nostri dipendenti. In un momento di crisi come questo, non potevamo permetterci di investire 3040mila euro per assegnare i lavori a una ditta esterna». La struttura necessita, però, di altri lavori. «Bisogna pensare – continua Campidoglio – all’impianto di ricircolo dell’aria. C’è da fare la pavimentazione interna della piscina. Con dei lavori in economia, possiamo contenere la spesa intorno ai 3mila euro».

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