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La città morta, come 70 anni fa

Pochi eventi per Carnevale

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Non sono terminate da molto le festività natalizie che è già tempo di carnevale. Un po’ presto rispetto al solito, dato che quest’anno il giorno di Pasqua ricorre il 27 marzo, ma pur sempre di carnevale si tratta. La nostra isola, però, sembra non essersene accorta e, a parte alcune iniziative promosse per la maggior parte dalle scuole, lo scenario che si prospetta è quello di un giovedì e un martedì grasso più simili al giorno dei defunti.

Di manifestazioni patrocinate dai Comuni nemmeno l’ombra, o quasi. Nel momento in cui scriviamo, le notizie che riceviamo dagli otto municipi isolani in merito a manifestazioni carnevalesche sono poche e confuse. Il Comune di Portoferraio ipotizza la prima edizione di una sfilata che dal centro storico giunga fino a Carpani, ma a pochi giorni dalla data prevista (domenica 7 febbraio) i contorni dell’idea rimangono aleatori. Nulla di certo anche a Porto Azzurro, che nel 2015 si era dimostrato il Comune più attivo stanziando quasi 6mila euro, mentre a Marina di Campo la mascherata in piazza che si svolgerà domenica 7 sarà interamente a carico del comitato genitori dell’Istituto Comprensivo ‘Giuseppe Giusti’. A Capoliveri, invece, si festeggia con la pentolaccia, organizzata dalla pro loco al Mandel Club il 19 febbraio.

Poca roba, in ogni caso, rispetto alle potenzialità dell’Elba, che potrebbe sfruttare l’occasione del carnevale per promuovere un po’ di turismo anche d’inverno, sempre nell’ottica della destagionalizzazione. Un esempio virtuoso ce lo dà la vicina Viareggio, località dalla vocazione turistica molto simile a quella dell’isola, dove da anni le maschere e i carri allegorici hanno raggiunto un’eco internazionale. Nell’isola, insomma, poco sembra essere cambiato rispetto al 1949, quando un articolo apparso sulle colonne del nostro giornale descriveva Portoferraio come ‘la città morta’. Lo ripubblichiamo di seguito.

“Le lampade di Piazza Cavour dondolano e stridono chiamando a raccolta. Solo le ombre si presentano. La città è deserta; non c’è alcun segno di vita all’infuori di un gatto che accorda i suoi miagolii lamentosi con l’ululato del forte maestrale. L’orologio del Palazzo Comunale fa sentire la sua voce cadenzata: sono le 10 di sera. Come? Così presto e nessun locale è aperto, nessuna persona che animi, almeno fugacemente, quella monotonia che sa di morte e di tristezza?       

Ma ecco ora un segno di vita: una finestra alta di un caseggiato massiccio si illumina. Quella luce stona sullo sfondo cupo, è un attimo, poi quel barbaglio scompare come per incanto e la finestra ribelle torna a rincantucciarsi nell’ombra. Il nero più squallido ritorna a dominare incontrastato e i fantasmi, che si erano messi in allarme, raddoppiano le loro ridde selvagge.

Portoferraio sembra una città morta. Eppure è carnevale, e le notti dovrebbero essere giocondamente allietate dai suoni di dinamiche orchestrine jazz, le vie dovrebbero essere invase da gruppi di maschere scanzonate e i locali gremiti di gente lieta. Il vento canta la sua canzone selvaggia e le ombre si sbizzarriscono in fantasmagoriche danze. Musica e ballo: questo è il carnevale. Portoferraio così muta e triste sembra una città morta”. 

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