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È sabato 23 gennaio, e alcuni nostri amici bolognesi vogliono passare il prossimo fine settimana all’Elba. Ma prima di partire hanno dato uno sguardo alle condizioni meteo previste nelle date scelte per il loro soggiorno. Dai principali siti si evince che il mare sarà poco mosso, le giornate prevalentemente soleggiate e le temperature varieranno da un minimo di 9 gradi ad un massimo di 15. Sussistono, dunque, tutte le condizioni per una gita fuori porta.

L’intento è quello di farci visita, ma anche di scappare dal freddo che, invece, ancora incombe nei monti e nella pianura tosco-emiliana. L’Elba d’altronde non è lontanissima, e le foto che hanno visto sui nostri profili, li invoglia a venire in un luogo dove non sono mai stati.

I nostri amici controllano i vari siti che permettono di risparmiare sulla prenotazione alberghiera. Nonostante la loro ricerca venga fatta una settimana prima della partenza, l’offerta è scarsa e limitata ad alcuni hotel a due/tre stelle, B&B e appartamenti privati in residence. Il sito Booking li avverte che su 497 strutture trovate, solo 19 sono disponibili. E le altre 478 strutture dell’isola sono in overbooking? No, sono semplicemente chiuse.

Ma dove sono finiti gli imprenditori proprietari e i gestori delle strutture ricettive elbane? Alcuni albergatori, pare, siano partiti ai primi di ottobre per svernare nelle esotiche spiagge thailandesi, altri invece sono a spasso in alcuni Stati europei per promuovere l’imminente stagione estiva.

Il vicepresidente degli Albergatori Alessandro Gentini, si legge nelle cronache della stampa locale, è stato addirittura ricevuto da ambasciatori e consoli italiani nei Paesi toccati dal suo tour promozionale. Ovviamente non è solo, ma in compagnia di Blu Navy, società di traghetti che opera nei soli mesi estivi sulla tratta Piombino-Portoferraio. In questa società armatoriale, oltre al 10 per cento di quote azionarie detenute dall’associazione degli albergatori, il braccio destro di Massimo De Ferrari, detiene a titolo personale il 5 per cento della Elbasol S.r.l, che a sua volta è proprietaria del 20% di Blu Navy.

Tutto questo per dire che i nostri amici, e altre centinaia di migliaia di turisti sono rimasti a casa loro, mentre nell’isola si continua a piangere e a lamentarsi dell’assenza di quest’ultimi. I primi ad essere colpiti dalla chiusura degli hotel elbani sono i bar, i ristoranti e i negozi. Per carità, non c’è nulla di male nel promuovere il brand Elba nei mercati esteri, ma come ci disse una residente nella vox populi di fine anno: “Si dovrebbe animare l’isola anche d’inverno, mentre tutti puntano solo sui pochi mesi caldi. Niente di più sbagliato, in quanto nella bella stagione gli elbani lavorano tutti, perché vuoi o non vuoi il turista in estate c’è sempre”. Ma quello che non ha capito il vicepresidente degli Albergatori è che tenere l’isola chiusa “per ferie” nei mesi invernali, equivale a impoverire l’intero territorio.

Anche Evi Mibelli, nel commentare su Facebook l’editoriale apparso nello scorso numero ‘L’Isola che non va’, scrive: “Un articolo ben strutturato, con contenuti che condivido. E chi alza lo scudo in difesa dell’indifendibile…beh si commenta da solo. Altrove avevo anche positivamente commentato il pezzo dedicato alla Fondazione Isola d’Elba. Qualcuno che, con onestà intellettuale, ha avuto il coraggio di porre delle legittime domande. Vi seguo”.

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