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In questo numero abbiamo voluto analizzare i problemi, alcuni decennali, che impediscono il progresso dell’Elba. Un’isola che ha tutte le potenzialità per diventare finalmente ‘grande’, e competere con le altre mete turistiche italiane ed europee. Ma per fare il grande salto, bisogna essere consapevoli di quello che non va. Un po’ come quando si va dal medico per una diagnosi, occorre ricercare l’origine del male per poi curarlo con una terapia adeguata. E pazienza se la cura può essere amara o invasiva, ne va della sopravvivenza stessa del paziente.

Basta piangersi addosso e fare sempre le vittime. Il ‘core business’ dell’Elba è il turismo, quindi bisogna farlo diventare il primo dei nostri pensieri e cercare soluzioni per allungare la stagione. Starete pensando che è facile a dirsi, ma la destagionalizzazione non è impossibile: se ci sono riuscite altre isole, perché la nostra non dovrebbe farcela? Occorre innanzitutto ammodernare la maggior parte delle strutture ricettive. Molti albergatori, infatti, da anni non investono un solo euro per rendere più confortevoli i loro hotel. Occorre che la qualità-prezzo degli alberghi raggiunga i livelli standard dei competitor. I turisti non sono stupidi, e se vengono ‘fregati’ una volta dalle foto accattivanti dei siti internet delle strutture ricettive, per poi scoprire quando arrivano che i servizi non sono adeguati alle aspettative o che sono vetusti e obsoleti, non tornano più. Per non parlare del passaparola che un cliente insoddisfatto innesca attraverso i siti che valutano la qualità degli hotel, o più semplicemente, scrivendo giudizi negativi nel proprio profilo Facebook o Twitter.

L’Elba dovrebbe comportarsi come quelle case di moda che in primavera-estate predispongono e presentano la collezione autunno-inverno, e viceversa. Invece ci si limita a fare promozione solo per quei stiracchiati mesi estivi, dove si tira il collo a turisti e famiglie per sopravvivere nei periodi freddi dell’anno. Peccato, però, che anche grazie ai cambiamenti climatici, l’Elba è riscaldata gratuitamente dal sole quasi tutto l’anno. Nel momento in cui vi scriviamo, infatti, abbiamo indosso una maglietta a maniche corte, con la porta della redazione aperta per far entrare un po’ d’aria fresca. L’Iphone ci segnala che la temperatura nell’Isola ha raggiunto 18 gradi, mentre a Bologna si registrano 10 gradi, e a Milano con 6 gradi si batte i denti dal freddo.

Il problema è che se anche all’Elba dovesse tirare forte il vento, facendo registrare un drastico calo delle temperature, il turista anziché godersi il bello e romantico paesaggio del mare d’inverno, morirebbe dal freddo perché la struttura che lo ospita è priva di riscaldamento.

Quindi, caro albergatore, come pretendi di destagionalizzare i flussi turistici, se non prepari e rendi idonee le tue strutture per la stagione in cui l’ospite, a cui vendi a ‘caro’ prezzo la camera, potrebbe aver bisogno di riscaldarsi per godersi la splendida vista con il mare increspato, sorseggiando anziché una bibita fresca, un thè o un caffè caldo? Per non parlare dei bagni dove mancano i box doccia e all’interno fanno il nido le formiche.

Questa è la fotografia della maggior parte, non tutti, degli alberghi elbani, evidenziato in modo eccellente e con numeri alla mano nell’articolo in apertura scritto da Angelo Russo. Il collega, per la cronaca, è più che titolato a parlare di turismo, in quanto oltre ad essere un valente giornalista professionista, la sua famiglia è proprietaria di un hotel a Rimini e di svariate agenzie di viaggio e un Tour operator.

Basta incolpare gli altri, caro presidente dell’Associazione Albergatori elbani Massimo De Ferrari, che durante l’ultimo congresso annuale ha attaccato tutti, dalle compagnie di traghetti nelle quali la sua categoria non ha quote di partecipazione azionarie, ai sindaci per le aiuole nelle rotonde, all’Autorità Portuale che non le da, perché vincolato da leggi e regole, più slot per agevolare la ‘concorrenza’ della sua compagnia di navigazione, che come tanti albergatori fugge e ‘disarma’ d’inverno per tornare a farsi vivo in primavera-estate.

E sarebbe anche ora, De Ferrari, che la smettesse d’inventarsi delle norme di legge che non esistono, le quali a suo dire “a ottobre e novembre impedirebbero di fare congressi in località di mare e montagna”. Insomma, caro presidente, se ci tiene all’Elba e vuol farla progredire, e non rimanere ferma agli anni Settanta, la prossima volta le consigliamo di seguire il noto passo evangelico: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Luca 6,41).

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