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La stagione turistica 2015, tra alti e bassi, è andata tutto sommato bene. Lo dicono i numeri che parlano di circa 20mila turisti in più nei mesi estivi e una sostanziale boccata d’ossigeno per il comparto turistico elbano. Ma tra gli operatori serpeggia un malcontento diffuso, figlio di anni di vacche magre che hanno di certo provato il settore. Negli anni gli alibi non sono mai mancati, prima la colpa era della crisi, poi del costo dei traghetti, oggi (per la precisione lo scorso 2 dicembre ndr.) di una legge inventata dal presidente degli albergatori elbani De Ferrari, che sarebbe la causa del mancato sviluppo del turismo congressuale sull’isola. Ma è davvero sempre colpa degli altri? Abbiamo fatto quattro conti e guardato la situazione nel dettaglio, forse non proprio tutti sono senza macchia.

grafico hotel

Quanto costerà un soggiorno all’Elba la prossima estate?  

Tanto. Che l’Elba non fosse una meta low cost è risaputo, ma spesso questo è stato imputato a fattori esterni, in primis quello del costo del trasporto, sia questo il traghetto o il tanto sospirato aereo. Abbiamo allora dato un’occhiata ai prezzi dei soli hotel per la prossima stagione per vedere se è davvero così, e qualcosa non quadra. Basandoci su un profilo tipo, ovvero una famiglia composta da due adulti con un bambino, abbiamo condotto un’analisi di mercato sui principali siti di prenotazione online (Booking, Expedia e Venere) confrontando i prezzi degli hotel elbani, con quelli dei principali competitor come Ischia, la costa nordorientale della Sardegna e Favignana. Per pura curiosità abbiamo esteso il paragone anche al Salento, da anni stabilmente in cima alla lista dei desideri degli italiani in fatto di vacanze. Nella maggior parte dei casi soggiornare all’Elba risulta essere la scelta più costosa. Se in media alla nostra famigliola sarebbero bastati 326 euro per fare una bella vacanza nel mese di maggio a San Teodoro (Sardegna), prenotando su Booking un hotel 3 stelle, all’Elba invece sarebbero costretti a spenderne 558 per un hotel di pari categoria. Restando su Booking, ma spostandoci a giugno, la spesa media sull’Isola per un 3 stelle è di 759 euro, mentre ad Ischia ne sono sufficienti meno di 600, a Gallipoli e in Costa Smeralda (escludendo Porto Cervo) circa 550. Un po’ più cara Favignana dove il costo è di 844 euro, ma se si sale di categoria per un soggiorno a 4 o 5 stelle, la pur costosa isola siciliana è più conveniente dell’Elba di oltre 100 euro, la media infatti dice 1084 euro per la più bella delle Egadi contro i 1200 di casa nostra. A luglio e agosto la situazione peggiora ulteriormente. Prendendo in esame le tariffe di Expedia la spesa nei tre stelle supera, se pur di poco, i mille euro, mentre per un soggiorno di livello superiore ne sono necessari 1530. Ad Ischia ne bastano 790 per un tre stelle e meno di 1300 per un quattro stelle con accesso alle terme incluso. Più costosi i tre stelle salentini (1143 euro di media a luglio) mentre una vacanza a Favignana può costare anche meno di 1000 euro, secondo Expedia la spesa media a luglio è all’incirca 950 euro. Agosto segna forse il delta più significativo. Fatta una media dei tre portali l’Elba costerà alla nostra famiglia 1493 euro, in caso la scelta ricada su hotel di fascia pop, e 2280 per hotel di fascia top. Ad Ischia risparmierebbe oltre 50 euro al giorno sia scegliendo un 3 che un 4 stelle. Più conveniente di tutte ad agosto è la Sardegna, che con i suoi 1083 euro, stacca di quasi 400 euro il prezzo medio dell’Elba.

media prezzi

La strategia degli alibi

Se qualcosa non funziona, dunque, è sempre colpa di qualcun altro. Alla consueta assemblea annuale dell’associazione albergatori si è assistito a un continuo j’accuse contro enti, regole e istituzioni. Il presidente degli albergatori è arrivato ad attaccare i comuni per la gestione delle aiuole, ma ha dimenticato di ricordare i problemi strutturali in cui versano numerose strutture alberghiere dell’isola che ancora oggi ospitano turisti di tutto il mondo in bagni privi di box doccia. Opere per le quali non è necessaria nessuna deroga al piano paesaggistico regionale.

Ma è sul tema caldo della destagionalizzazione che il presidente De Ferrari è scivolato sulla più incredibile delle bucce di banana. Commentando i cattivi risultati di ottobre, l’imprenditore ha dichiarato ai colleghi del Tirreno che questo trend «era da imputare alla crisi del turismo congressuale che in ottobre rappresenta una fetta importante del comparto. Purtroppo una legge non consente di organizzare congressi in località di mare o di montagna. La trovo un’imposizione assurda». Ha ragione, sarebbe assurda, se solo esistesse davvero. Insospettiti da questa dichiarazione abbiamo voluto verificarla, prima contattando Federalberghi che ha glissato sulla questione sapendo che si trattava di un proprio associato (ah, l’Italia ndr.), per poi passare direttamente al dipartimento ministeriale del turismo, dove tra incredulità e stupore, l’ufficio legale ha tassativamente escluso l’esistenza di una legge statale che agisse in quella direzione. Per capire cosa intendesse dire De Ferrari abbiamo infine contattato Federcongressi, dove l’addetto stampa Stefano Ferri ci ha aiutato ad interpretare la dichiarazione: «Il presidente si riferiva forse alle norme etiche di FederFarma e AssoBioMedica, che non vietano di organizzare congressi in località di mare e montagna in generale, ma solo nei periodi di alta stagione e nelle strutture di lusso, per evitare che si perda il senso scientifico del congresso e questo venga vissuto dal medico come una sorta di regalo da parte dell’azienda organizzatrice». Il principio deontologico (che non è una legge e nemmeno una norma ndr.) non ostacola dunque il turismo congressuale di ottobre, ma anzi lo incentiva spronando le aziende, che non possono organizzarlo durante i mesi di luglio e agosto, a scegliere proprio ottobre. Se non lo fanno, i motivi non sono certo da ricercare nelle norme, ma forse nell’offerta. Già a ridosso dell’estate si assiste infatti ad una chiusura in massa delle strutture, appagate da quello che Mario Tozzi ha definito turismo mordi e fuggi d’agosto, e impreparate ad affrontare la stagione invernale perché sprovviste in larga parte di sistemi di riscaldamento. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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