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“Aeroporto a rischio chiusura”

Ultimatum di Boccardo per inizio lavori

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«L’ aeroporto non rischia la chiusura, ma un ridimensionamento importante sul traffico commerciale se non si compiono determinati passi nell’arco dei prossimi mesi». E i mesi, per avviare lo sviluppo dell’aeroporto de La Pila, di cui parla Claudio Boccardo, amministratore unico di Alatoscana, sono veramente pochi. «Abbiamo tempo fino ad aprile per sbloccare i vincoli burocratici. Poi dovrebbero partire i lavori. Il nostro obiettivo è di portarli a termine per il maggio 2017». I lavori di cui parla Boccardo riguardano un allungamento della pista. Si parla di circa 80 metri, che consentirebbero un passaggio dalla classe 1 alla classe 2 della struttura aeroportuale. In poche parole potranno atterrare all’Elba velivoli da 50 posti ma anche da 70, con un 19% di penalizzazione sul carico pagante. L’opera di ristrutturazione prevede anche la sistemazione dei fossi laterali che, ad oggi, rappresentano una non conformità rispetto a quanto previsto dalle normative aeronautiche. Lavori, però, che hanno subito un notevole ritardo. Il progetto c’è e anche, pare, i finanziamenti. Si parla di due milioni di euro che la Regione ha già destinato per questa operazione. Eppure è tutto fermo. «L’aeroporto ha bisogno di adeguamenti per essere servito in futuro. Ce lo chiedono non solo i vettori già operanti all’Elba, perché stanno cambiando la loro flotta, ma anche i potenziali vettori con i loro aerei di dimensioni maggiori».

Ingegner Boccardo, perché i lavori non sono partiti? Lei ha parlato di intoppi burocratici…

Il principale è il vincolo di destinazione aeroportuale delle aree che devono essere espropriate per realizzare il prolungamento della pista. Questo vincolo non è stato reiterato dal Comune di Marina di Campo. Abbiamo già concordato con l’amministrazione di attuarlo nel più breve tempo possibile. Pensiamo di completare l’iter nel 2016 per procedere poi all’aggiudicazione dei lavori nell’autunno e completarli in cinque o sei mesi. Abbiamo tempo fino ad aprile. C’è bisogno di un’azione sinergica e molto attenta sul rispetto dei tempi. Correremmo il rischio di rimanere un passo indietro rispetto a tante altre realtà che stanno già camminando nel Mediterraneo più veloci di noi.

Se non dovesse succedere niente da qua ad aprile?

E’ un’ipotesi che non vorrei nemmeno considerare perché significherebbe che l’Elba non ci tiene ad avere un aeroporto. In pochi anni siamo passati da 12mila a 20mila passeggeri. La strada è ancora lunga se pensiamo che ci sono casi emblematici di isole con dimensioni sostanzialmente simili all’Elba che hanno un milione di passeggeri. L’incremento, certamente auspicabile, di qualche decina di migliaia di passeggeri porterebbe un vantaggio anche per le strutture turistiche alberghiere dell’isola. Il mezzo aereo consente di portare qui un turismo diverso. C’è una nuova Europa che si sta aprendo al nostro potenziale mercato.

Per esempio l’Est Europeo?

Sì, questi sono mercati importanti. Hanno già avuto qualche presenza qui in termini di aviazione generale (aerei privati, ndr). Ovviamente è auspicabile aprire una rotta verso quelle destinazioni. E’ pensabile un cammino con passaggi intermedi attraverso l’intensificazione dei collegamenti con Pisa. La cosa importante è che la nostra struttura possa operare insieme con tutta l’altra realtà interessata allo sviluppo turistico. Perché non è l’aeroporto che si può vendere da solo. Bisogna vendere il brand Elba.

Oltre alla struttura di Marina di Campo non c’è un altro luogo dove poter costruire un aeroporto più grande?

Purtroppo l’Elba non consente piste di lunghezza utile per fare atterrare aerei più grandi e quindi ad incrementare il traffico. La nostra pista è di 1190 metri. Il prolungamento di 80 metri ci porterebbe in una zona di accettabilità. Il meglio dovrebbe venire con un progetto di seconda fase, che al momento abbiamo lasciato in cantiere, con altri 120 metri al di là della strada provinciale. Abbiamo già avviato un dialogo con il Comune di Campo.

Una pista sul mare, ad esempio, sarebbe pensabile?

Ci sono dei vincoli che vanno rispettati proprio perché siamo all’interno di un Parco Nazionale. In più bisogna valutare i costi e i benefici. Realizzare un aeroporto di quel tipo vorrebbe dire dover affrontare investimenti di centinaia, e forse anche più, di milioni di euro che poi non potrebbero avere un ritorno perché le dimensioni del traffico non sono tali da ripagare il tipo di investimento. Dunque, è impensabile realizzare un’opera del genere sull’Elba.

Dopo la cessazione di attività da parte di Intersky, avete già individuato i soggetti che possono sostituirla?  

Non ancora. Stiamo lavorando su compagnie aeree che in parte già operano all’Elba. Non avendo potuto fare un lavoro preparatorio, i vettori hanno difficoltà ad investire su un mercato che non conoscono. Le compagnie aeree, da sole, non se la sentono di correre questo rischio. Tecnicamente i voli si potrebbero già fare ma bisogna capire nella realtà elbana se degli imprenditori siano in grado di investire, assumendosi una parte di questo rischio.

Come si è chiuso il 2015 per l’aeroporto?

Abbiamo avuto un incremento dell’8,2%. Grazie, soprattutto, all’operazione di continuità territoriale. La stagione estiva ha registrato numeri che, in termini di coefficiente di riempimento, hanno sfiorato il 7580%. Va sviluppato ancora di più l’utilizzo invernale di questi voli. Gli elbani devono avere maggior fiducia e utilizzare di più il mezzo aereo.

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