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L’applauso scoppiato dopo che Lele, Raffaele, gridò “Nonno Pertini” vedendo l’ex presidente della Repubblica nel grande salone del Quirinale, venuto per accogliere gli studenti provenienti da tutta Italia. Era il 1984. La Scuola media Giovanni Pascoli di Portoferraio è a Roma per l’incontro con Sandro Pertini.

«Quando vide la nostra bandierina dell’Elba si avvicinò, con la pipa in mano, dicendo che non sarebbe più venuto a trovarci. In qualche modo aveva già dato. E così ci raccontò la sua storia di detenuto politico a Pianosa sotto il regime fascista». Stefano Bramanti, giornalista e professore dell’istituto, ricorda così quell’occasione che ha dettato le basi per la costituzione del circolo culturale all’Elba intitolato all’uomo politico che, nell’isola, ha trascorso anni da carcerato.

Prima la reclusione a Pianosa, dove arriva il 13 novembre 1931. Poi i giorni nelle carceri della Linguella, a Portoferraio, per subire un processo con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale. E a Portoferraio tornerà, 24 anni dopo, da uomo libero, per tenere un di-scorso politico sulle problematiche dell’Elba.

Professore, quella frase di Lele, “Nonno Pertini”, fa riflettere sul rapporto tra l’uomo politico e l’isola d’Elba…

Sì, l’ex presidente della Repubblica era entrato nel cuore dei ragazzi. Lo percepivano come un loro nonno. Pertini ha avuto un ruolo importante all’Elba. L’aver vissuto da detenuto, alla luce del fatto che dal carcere, passando per la resistenza, è riuscito ad arrivare alla presidenza della Repubblica, è sicuramente una grande storia.

Cosa sappiamo di quegli anni da detenuto?

E’ stata una vita dura e difficile. Conosciamo, ad esempio, la sua sofferenza espressa nelle lettere scritte alla madre. C’era un accanimento su di lui. Ma Pertini non ha mai fatto nulla di male. Ha subito la carcerazione con fierezza. Sappiamo, però, che ci sono stati anche momenti di solidarietà nei suoi con-fronti. Alcune guardie carcerarie, che avevano capito il valore di quest’uomo, gli avevano reso possibile la lettura dei giornali, a lui vietata, incartando alcuni oggetti, che la madre gli spediva, con i quotidiani dell’epoca.

Dopo quegli anni di reclusione Pertini torna all’Elba per tenere un discorso…

E’ stato un discorso rivolto alle problematiche elbane. Come quella dei minatori della zona di Capoliveri. Si è presentato al Cinema Astra accompagnato da Paolo Locatelli, futuro sindaco di Portoferraio. Un mese prima del suo arrivo scrisse una lettera dalla Camera. Aveva sfidato, apertamente, il regime fascista e aveva avuto una vita segnata da lotte e sacrifici. Ma aveva un tallone di Achille: soffriva il mare. E quindi tardava a tornare perché per lui era una grande impresa traghettare da Piombino fino a qui.

Cosa ha lasciato Sandro Pertini nella memoria dell’isola?

Chiaramente ha lasciato un pezzo di storia. E ha lasciato tutti i valori che sono racchiusi nella nostra Costituzione. Carta che non risulta, per molti versi, applicata nella realtà del nostro paese. Ci sono grossi problemi e oggi ancora di più, alla luce di quello che sta accadendo a livello internazionale. L’uomo dimostra di non saper vivere in pace. E proprio Sandro Pertini dedicò gli ultimi anni ad una battaglia per il disarmo mondiale. Aveva capito che la guerra è una follia che l’uomo non può più permettersi.

La vostra associazione ha voluto ricordare l’importanza di un grande personaggio politico per l’isola…

Abbiamo lasciato delle tracce della presenza di Pertini per dare il giusto risalto ad una parte di storia italiana che ha a che fare con il nostro territorio. Alla Linguella, nella torre dove è stato carcerato, abbiamo messo un pannello e un’opera artistica di Italo Bolano in cui si vede Pertini e una grata che in maniera artistica rappresenta il carcere. Abbiamo voluto lasciare tracce anche a Pianosa, insieme agli studenti e ad Umberto Voltolina, il fratello della moglie di Pertini.

Manca ancora qualcosa…

Sì, abbiamo intenzione di mettere una targa nell’ufficio dei vigili urbani, a Portoferraio, dove si svolse il processo a Pertini per oltraggio a pubblico ufficiale.

Lei ha anche incontrato la moglie di Pertini, Carla Voltolina. Che impressione ha avuto?

Ho avuto un primo con-tatto telefonico con lei. Volevo invitarla al centenario dalla nascita di Pertini. Ma Carla Voltolina ha dimostrato, anche in quell’occasione, la sua avversione alle cerimonie. Effettivamente non si era mai presentata ai grandi eventi pubblici quando il marito era alla presidenza della Repubblica. In ogni modo, mi ha confermato che sarebbe venuta all’Elba. Voleva vedere il posto il cui aveva sofferto il marito. E infatti, dopo qualche anno, ha partecipato ad un evento al comune di Campo. Le è stata data la cittadinanza onoraria ed è stato realizzato un monumento per ricordare Pertini. La scelta è ricaduta su un’opera che riproduce un luogo, fa pensare alla reclusione, e una figura umana che tiene un foglio con su scritto “libertà”. Lei ci diede ordine di non fare un’effigie del marito. Sandro Pertini non avrebbe mai voluto.

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