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L’Hotel Montemerlo vince il premio Ecolabel

È verde la speranza del turismo

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«Di fatto si può dire che il nostro sia sempre stato, in maniera empirica, un ecohotel. Fin dalla sua nascita, nel 1971, i miei genitori hanno dato alla struttura una filosofia ecosostenibile – ci confida tra l’orgoglio e la riservatezza tipica di chi non ama particolarmente le luci dei riflettori, Nicola Palmieri, gestore insieme alla sorella Sara dell’Hotel Montemerlo di Fetovaia, recente vincitore del premio nazionale Ecolabel per le microimprese – io e mia sorella abbiamo compiuto lo step successivo, abbiamo pianificato e programmato questa vocazione che abbiamo ereditato da loro».

Negli ultimi dieci anni infatti è arrivata l’accelerata definitiva che ha consacrato il Montemerlo nel gotha degli hotel più ecosostenibili d’Italia. «Nel 2003 ci siamo affiliati a Legambiente Turismo, con loro abbiamo intrapreso un percorso di crescita ecologica, poi nel 2012 siamo arrivati a certificarci Ecolabel, passo decisivo per vincere l’importante riconoscimento dello scorso novembre». Ottenere la certificazione del marchio di qualità europeo non è affatto semplice, infatti le maglie degli standard Ecolabel sono estremamente strette e richiedono, oltre all’uso quasi esclusivo di prodotti certificati, anche interventi strutturali che garantiscano efficienza e sostenibilità energetica.

«Negli ultimi anni abbiamo affrontato investimenti importanti, i risultati economici li vedremo soltanto nel lungo periodo, per il momento sono questi riconoscimenti a dirci che stiamo andando nella giusta direzione». L’albergo dispone di un impianto di produzione di energia elettrica che risponde al 40% dell’esigenza energetica della struttura, mentre il restante 60 viene acquistato dai distributori che ne certificano la produzione totalmente da fonti rinnovabili, anche questo ha i suoi costi, ma fa parte del progetto di sostenibilità ambientale.

Sul sito dell’hotel è possibile consultare anche l’eco-decalogo, tra cui spiccano le regole del ristorante che non prevedono l’uso di cibi alterati da Ogm e l’impegno ad inserire nei menù piatti regionali e prodotti biologici. Questo non vuol dire che siamo un albergo bio, a volte bio ed eco non vanno d’accordo, vi faccio un esempio tra un prodotto biologico che viene dal Sud America ed uno “standard” a chilometro zero per i criteri di ecosostenibilità è preferibile il secondo», ci ricorda Nicola Palmieri.

Al proprietario del Montemerlo abbiamo poi chiesto se il mercato premi le sue scelte coraggiose: «Non è solo una questione di marketing, bisogna crederci davvero nelle politiche green, noi stiamo a stretto contatto con i nostri ospiti che non sono stupidi, si accorgerebbero subito se le nostre fossero semplici trovate commerciali, l’eco- logia è prima di tutto una filosofia di vita, poi se questo viene premiato dal mercato tanto meglio, se no bisogna essere pronti ad andare comunque avanti, questo è bene saperlo – ammonisce Palmieri, che poi prosegue – una volta la clientela ecologista era principalmente straniera, oggi anche gli italiani hanno sviluppato una maggiore consapevolezza ambientalista, posso dire che negli ultimi dieci anni si è sviluppata una vera e propria rivoluzione del mercato».

Questo aspetto potrebbe segnare un forte vantaggio per tutta l’Isola d’Elba che ha da sempre una vocazione al turismo naturalistico e per questo potrebbe legarsi a doppio filo con quello ecologista, ma negli ultimi anni l’isola sembra aver perso in parte la sua vocazione.

«Eravamo l’isola verde per eccellenza, oggi mi pare che il verde sia un po’ sbiadito, negli ultimi anni l’offerta turistica dell’Elba è stata un po’ caotica, ha perso la sua identità iniziale ed ora è bene pensare ad un riposizionamento sul mercato per non essere con-fusi nella massa delle località turistiche, per fare questo – ricorda Palmieri – è necessario prima individuare patrimonio e potenzialità dell’isola poi serve unità d’intenti per promuoverli».

Quando gli chiediamo quali siano secondo lui i valori su cui puntare, Palmieri non ha dubbi: «Il verde e il mare devono essere i nostri alfieri, a questo si deve affiancare la tradizione dell’ospitalità elbana fatta di famiglie arrivate alla seconda o terza generazione di albergatori che fanno del contatto con i clienti e del calore il vero plus dell’isola, se molti ci scelgono invece dei grandi resort internazionali è anche grazie a questo – prosegue l’albergatore – dobbiamo combattere con le nostre armi che su questi punti sono ben affilate, saremmo sciocchi a fare altre scelte, immaginate se decidessimo di fare concorrenza a Rimini e Riccione per il turismo legato alle discoteche, avremmo già perso in partenza, mentre sul green tourism possiamo dire la nostra alla grande».

Anche sul tema della destagionalizzazione le potenzialità non mancano, infatti svincolando l’offerta turistica dal semplice turismo balneare l’isola è in grado offrire molto anche durante i mesi invernali, ma anche per questo è necessario «ripensare il prodotto turistico e soprattutto unire le forze remando tutti dalla stessa parte».

Del resto si sa, l’unione fa la forza.

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